
aGli anni di piombo ormai sono un affare
Nella finzione cinematografica sono Alverio Fiori (Giuseppe Maggio) e Antonella de Campo (Marika Frassino), ma la storia che i due registi Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio mettono in scena nell’indie ‘Bologna 2 agosto… i giorni della collera’, in uscita il 29 maggio in circa 50 copie distribuito da Telecomp Planet Film Production, è quella dei due terroristi di estrema destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Una vicenda ripercorsa con un linguaggio molto semplice, dal loro incontro nel 1978 all’arresto nel 1982, passando per gli anni di piombo, con la strage di Bologna, tra indagini e depistaggi, dubbi e interrogativi.
”Un film su Mambro e Fioravanti non era mai stato fatto prima perché il cinema italiano non è libero – dice Molteni -. Affrontando una tematica come questa rischi poi di smettere di lavorare, molti miei colleghi mi hanno chiesto se fossi pazzo a volerlo fare. Forse noi siamo più incoscienti, o forse più bravi e coraggiosi”. Dieci anni fa già Francesco Patierno (che nel 2011 ha comunque realizzato su Fioravanti un docufilm) aveva progettato di raccontare i due terroristi in un film, Banda Armata, prodotto da Claudio Bonivento e Istituto Luce ma il progetto era stato fermato in fase di pre-produzione dopo le proteste dei familiari delle vittime e un esposto di Mambro e Fioravanti. Qui il film, che ha nel cast, fra gli altri, anche Martina Colombari, Lorenzo Flaherty, Lorenzo De Angelis, Roberto Calabrese, Tatiana Luter, Luca Biagini, è costruito sulla base dei documenti processuali, mescolando, fatti e personaggi reali (fra gli altri Licio Gelli,i terroristi Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, il sostituto procuratore Mario Amato ucciso dai Nar), sempre attraverso nomi fittizi, ad alcuni di fantasia, come quello di Barbara, terrorista che decide di costituirsi, ma non le sarà possibile farlo.
‘Abbiamo voluto fare un lavoro artistico basandoci sulla realtà – spiegano i due registi -prestando massima attenzione alle verità processuali, che tornano anche attraverso l’inserimento delle scene tratte dai telegiornali dell’epoca e le didascalie sui fatti”. La decisione di non utilizzare i veri nomi di Mambro e Fioravanti ”è stata presa con la produzione. Non volevamo correre il rischio ci venisse negata l’autorizzazione al film, e non sentivamo il bisogno di confrontarci con loro, volevamo mantenere la nostra autonomia autoriale. Per lo stesso motivo a realizzarlo è una produzione indipendente”.
Tra i nodi principali del racconto, quello della Strage di Bologna: ”Mambro, Fioravanti e Ciavardini, condannati per la strage, si sono dichiarati sempre estranei ma per quanto mi risulti non è mai stata chiesta la revisione del processo – dice Santamaria Maurizio -. Noi non abbiamo assunto una posizione innocentista ne’ colpevolista, volevamo solo mostrare i fatti che la magistratura ha accertato, ben lungi da noi presentare piste alternative. Ne capiremo di più quando chi governa si deciderà a desecretare gli atti, Renzi mi pare abbia detto di volerlo fare”.
I due registi hanno voluto evitare che il film creasse sentimenti di immedesimazione da parte del pubblico, con Mambro e Fioravanti: ”Volevamo essere quasi didascalici, e mandare un messaggio chiaro e preciso ai ragazzi di oggi, non cedere, per un concetto di libertà distorta, a un percorso criminale e assassino”.
Per Marika Frassino, al debutto sul grande schermo ”interpretare la Mambro non è stato facile, ho cercato di evidenziare la sua determinazione ma anche la sua voglia di protagonismo”. Mentre Maggio per rendere Fioravanti si è preparato ”leggendo un libro su di lui e guardando alcune sue interviste. Mi ha colpito la ‘normalità della sua vita prima di diventare terrorista. Lui diventa espressione di una società dominata dalla violenza”.

