
Da Polaris primavera 2012
Gabriele Adinolfi, caporedattore della Rivista, ha riepilogato la posizione di Polaris, che le slides di sottofondo avevano ripetutamente mostrato alla sala. In sintesi la tesi è che la crisi georgiana del 2008, quella dei titoli tossici angloamericani, la forza contrattuale dell’Euro e la proposta di Strauss-Kahn, allora direttore dell’Fmi, d’inserirlo in un paniere congiuntamente al Dollaro e allo Yuan, sarebbero state le cause dell’attuale offensiva nei confronti delle economie europee.
Al contempo i Trattati che hanno posto l’Europa a metà del guado tra sovranità nazionali e sovranità europea, avrebbero creato un potere terzo e suppletivo, che si manifesterebbe in commissari politici ideologizzati i quali, congiuntamente a poteri forti internazionalisti, starebbero esprimendo una dittatura tecnofinanziaria in un momento di passaggio post-democratico.
Per il Centro Studi bisogna andare oltre e non fare passi indietro; non serve meno Europa ma più Europa. Ma non un’Europa federalista, bensì confederata; fondata su criteri diversi, anche dal punto di vista economico laddove la stabilità finanziaria – che oltretutto non può essere decisa da osservatori esterni e privati – non può essere l’unico criterio ma si deve assommare con il Pil e l’equità sociale, essendo questa una marca di civiltà e non un capriccio di mantenuti.
La Bce, inoltre, secondo Polaris dev’essere sottomessa politicamente all’Europa tramite nomine espresse sia dai singoli Stati membri con poteri proporzionali ai tre criteri precedentemente delineati, sia da rappresentanze intermedie delle singole aree economiche, fiscali e culturali relativamente omogenee (il Centro Studi ne intravede tre: una ovest-nord-est, una mitteleuropea ed una mediterranea).
Si tratta, per il Centro Studi, di riscrivere i Trattati, tenendo anche conto degli insegnamenti islandesi e ungheresi, e di passare dalla delega all’autonomia e alla presa in mano dei nostri destini.
Destini che ci vedono geopoliticamente ed energeticamente protesi verso i Paesi della Sco, così come già da tempo ha capito Berlino.

