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Per la prima volta, gli scienziati hanno datato con criteri scientifici le pitture preistoriche all’interno di Font-de-Gaume, una grotta decorata nella Dordogna, nel Sud-ovest della Francia. La notizia è stata riportata dalla rivista online specializzata «Science Daily», a seguito di un annuncio fatto la scorsa promavera dal Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs). La valle della Vézère in Dordogna, che nel 1979 è entrata nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, è famosa per la sua arte preistorica, che comprende le pitture di Font-de-Gaume e quelle della vicina Lascaux.
Determinare con sufficiente precisione l’età delle pitture si è però sempre rivelata una cosa complicata. I ricercatori avevano a lungo ipotizzato che i pigmenti neri utilizzati dagli autori dei dipinti fossero di natura puramente minerale, escludendo a priori la possibilità della datazione al radiocarbonio (il metodo che misura il residuo di carbonio-14 nei materiali organici). D’altro canto, gli scienziati non avevano mai confermato che i pigmenti non contenessero affatto carbonio.
Per poter giungere a una conclusione, un team di specialisti, guidato da un ricercatore del Cnrs, innanzitutto ha utilizzato la microspettrometria Raman non invasiva e l’imaging iperspettrale per determinare la composizione chimica dei disegni di Font-de-Gaume. Entrambi i metodi hanno rivelato tracce di carbone contenente carbonio in un numero significativo di figure.
Ai ricercatori è stato quindi concesso, in via eccezionale, di prelevare microcampioni di pigmento da due disegni neri (uno raffigurante un bisonte, l’altro un volto umano o animale) per sottoporli alla datazione al radiocarbonio. I risultati hanno dimostrato che il bisonte è stato dipinto circa 13mila anni fa, mentre diverse sezioni della maschera sono state realizzate in periodi diversi, alcune delle quali separate da migliaia di anni.
Il lavoro del team non solo ha aperto la strada a una datazione più accurata dell’arte rupestre paleolitica nella regione, ma potrebbe anche aiutare i ricercatori a tracciare l’evoluzione degli stili artistici e a stabilire se le persone siano tornate nelle singole grotte e abbiano rivisitato le stesse immagini nel corso di molte generazioni.

