Riflettevo che ormai non esistono più il pudore, il senso del ridicolo e nemmeno il rispetto per la carica che viene ricoperta.
La serie di esempi è infinita, ma intendo soffermarmi esclusivamente su quelli più clamorosi degli ultimi quindici giorni.
L’Ambasciatore israeliano all’ONU ha avuto la faccia tosta di accusare la Spagna di mantenere in Marocco delle enclave coloniali e di occupare terre non sue.
Dalla bocca del portaparola di uno Stato che si è ripreso le terre di duemila anni prima occupandole militarmente e cacciando o sottomettendo chi le abitava fino a ieri e che, infischiandosene dei riconoscimenti internazionali, colonizza regioni che nessuno gli riconosce, come le palestinesi Gaza e Cisgiordania, e tiene a sé quelli che sono chiamati ufficialmente “Territori Occupati”!
L’Ambasciatore russo a Tokyo, per rispondere allo sdegno colà provocato dalla visita di Putin nelle isole Curili, ha spiegato al Ministro degli Esteri giapponese che esse sono una parte integrante della Federazione Russa.
Tecnicamente è giusto, solo che quest’affermazione condanna automaticamente la cosiddetta “Operazione Speciale” che i russi conducono da quattro anni e mezzo. perché il Donbas e la Crimea sono parti integranti dell’Ucraìna, la cui integrità territoriale, i russi, si erano peraltro impegnati a difendere per trattato, in cambio della dismissione dell’arsenale nucleare di Kiev. Invece hanno invaso. Quelle terre nel 1991 scelsero da sole di non essere russe, mentre le Curili vennero invece occupate nel 1945 approfittando degli attacchi atomici su Hiroshima e Nagasaki – peraltro avallati da Stalin – e non avevano chiesto di essere sotto Mosca.
Poi ci sono gli americani che da un lato sostengono il Marocco perché conquisti Ceuta (la conquisti, non “riconquisti” perché essa è spagnola da diversi secoli prima che il Marocco fosse anche solo concepito) e dall’altro criticano gli europei perché troppo aperti alle immigrazioni.
Sul che potremmo concordare, ma chi ci viene a dare lezioni?
Di antimperialismo? Facciamo la cronistoria degli USA dall’inizio?
O sui migranti? Sono un popolo di immigrati che ha sterminato i nativi e che, d’immigrazione in immigrazione ha aumentato la sua popolazione di sessanta milioni di individui nell’ultimo quarto di secolo, ovvero con un incremento di un quarto dei suoi cittadini.
Sono solo gli esempi più ridicoli dell’ultimo paio di settimane. Benché si parli di tre centri (Israele. Russia e Stati Uniti) che hanno molto in comune tra loro, in primis l’odio per gli europei e le azioni contro di essi, sarebbe ingenuo pensare che sia una loro esclusiva.
Complice l’immediatezza irriflessiva del web, che obbliga a messaggi istantanei, a causa poi di una formazione generale sempre più superficiale, approssimativa, ci confrontiamo con l’infodemia nella quale non ci si preoccupa che la propria mala fede e la propria ipocrisia abbiano almeno le spalle coperte da un sistema logico e coerente.
È per questo che tutti costoro sono degli autentici buffoni, ma, nel medesimo sistema di comunicazione, non se ne avvede quasi nessuno.
È un segno dell’epoca.
Sbaglieremmo a concludere che tutto va a rotoli, perché ogni cosa ha sempre degli effetti collaterali uguali e contrari che non si manifestano solo nelle fake news ma anche nella recuperata possibilità di far circolare messaggi politicamente scorretti.
Ciò detto, non posso esimermi dal provare compassione per gli attuali portaparola della politica per il livello al quale sono sprofondati, carenti se non assenti, nella conoscenza, nel pudore e nell’eleganza.

