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Per la Terra non cambierà nulla. Il raffreddamento di Plutone e il possibile assottigliamento della sua atmosfera riguardano esclusivamente il pianeta nano e dipendono dal suo lentissimo ciclo stagionale. Non sono attesi effetti sul clima terrestre, sulla nostra orbita o sugli equilibri del Sistema Solare.
Il fenomeno resta però molto interessante dal punto di vista scientifico, perché mostra quanto Plutone sia tutt’altro che un mondo immobile. Le osservazioni più recenti suggeriscono che la pressione atmosferica possa essere entrata in una fase di calo, mentre una parte dei gas presenti nell’atmosfera potrebbe condensare e depositarsi nuovamente sulla superficie sotto forma di ghiaccio.
Dire che il “cielo di Plutone sta congelando” è quindi un modo efficace per raccontare un processo molto più graduale. L’atmosfera del pianeta nano può infatti ridursi lentamente nel corso del tempo, seguendo stagioni che durano decenni e che trasformano profondamente il suo ambiente.

Perché l’atmosfera di Plutone può congelare
Per completare un’intera rivoluzione attorno al Sole, Plutone ha bisogno di quasi due secoli e mezzo terrestri. Nel corso di questo tragitto la distanza dalla nostra stella varia sensibilmente e, insieme all’inclinazione del pianeta nano, modifica la quantità di energia che raggiunge le diverse aree della superficie.
Questi cambiamenti hanno un effetto diretto sulla sottilissima atmosfera di Plutone, dominata dall’azoto e caratterizzata anche dalla presenza, in quantità minori, di metano e monossido di carbonio. Il suo equilibrio dipende in gran parte dal continuo passaggio di sostanze tra il terreno ghiacciato e lo strato di gas sovrastante.
Quando la superficie riceve energia sufficiente, alcuni ghiacci possono sublimare, cioè trasformarsi direttamente in gas senza passare per la fase liquida. Questo materiale alimenta temporaneamente l’atmosfera e contribuisce a mantenerne la pressione.
Se invece le temperature scendono, il meccanismo può invertirsi. Una parte dell’azoto atmosferico può tornare allo stato solido, depositandosi sul terreno sotto forma di ghiaccio e rendendo l’atmosfera progressivamente meno densa.

I segnali di un possibile calo della pressione
Per capire come sta cambiando l’atmosfera, gli astronomi hanno analizzato dieci passaggi di Plutone davanti a stelle lontane registrati tra il 2017 e il 2023. Questi eventi, chiamati occultazioni stellari, permettono di studiare la tenue fascia di gas osservando come modifica la luce della stella posta sullo sfondo.
I risultati indicano che, dopo alcuni anni di relativa stabilità, la pressione atmosferica potrebbe aver iniziato a diminuire. Mettendo a confronto le osservazioni raccolte tra il 2015 e il 2021 con quelle del 2022, i ricercatori hanno stimato una riduzione del 7% nella parte più limpida dell’atmosfera.
Se nel calcolo viene inclusa anche la foschia che avvolge Plutone, la variazione stimata sale al 16%. Il dato è significativo, ma deve ancora essere confermato da nuove campagne osservative prima di poter parlare con certezza di una tendenza stabile.
Secondo un’altra analisi, Plutone si troverebbe inoltre vicino a uno dei suoi picchi di pressione atmosferica. Nel prossimo decennio il calo potrebbe diventare più marcato, mentre l’emisfero settentrionale prosegue il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale.

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