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Circa 252 milioni di anni fa la Terra si ripulì dell’81% delle specie marine e del 70% dei vertebrati terrestri: questa estinzione di massa, avvenuta alla fine del Permiano, fu la più grande della storia del nostro Pianeta e portò diversi cambiamenti. Prima di questo evento, i mari erano dominati principalmente da brachiopodi e crinoidi (parenti alla lontana di stelle marine e ricci di mare), che si estinsero quasi del tutto; al contrario, altre specie marine dell’epoca come bivalvi e gasteropodi sopravvissero alla catastrofe.
Uno studio pubblicato su PNAS ha cercato di capire il perché di questa “estinzione selettiva” partendo da un’ipotesi: e se gli animali estinti fossero stati più vulnerabili al surriscaldamento e al calo di ossigenazione degli oceani dell’epoca?
Lo studio
Per provare questa teoria hanno sottoposto a diversi test alcuni animali che vivono ancora oggi negli oceani e sono imparentati con quelli antichi, per esempio brachiopodi come la Terebratulina septentrionalis o crinoidi come la Florometra serratissima, e altri moderni come bivalvi (vongole) e gasteropodi (lumache), misurando quanto ossigeno consumano a diverse temperature dell’acqua.
Con l’aiuto di un modello climatico che ha simulato le condizioni di 252 milioni di anni fa, gli studiosi hanno quindi visto cosa sarebbe successo a queste specie se avessero vissuto l’estinzione del Permiano.
Troppo caldo
Dai risultati emerge che gli animali “antichi” riescono a sopravvivere con meno ossigeno rispetto a quelli moderni; tuttavia, quando la temperatura dell’acqua sale, il loro bisogno di ossigeno aumenta molto più velocemente. Questa sensibilità al caldo sarebbe la causa dell’estinzione di un maggior numero di brachiopodi e crinoidi rispetto a bivalvi e gasteropodi.
I motivi sarebbero fisiologici: brachiopodi e simili hanno un corpo molto semplice ed efficiente, che permette loro di funzionare con poca energia ma che non è in grado di pompare più ossigeno quando serve; bivalvi e gasteropodi, al contrario, sono meno efficienti e consumano più energia a riposo, ma possono aumentare l’ossigenazione quando le temperature dell’acqua aumentano.
Una finestra sulle estinzioni future?
Secondo gli autori quanto successo alla fine del Permiano potrebbe ripetersi anche in futuro: le differenze fisiologiche osservate, spiegano, «potrebbero caratterizzare la crisi di biodiversità moderna»; è probabile, concludono, che la selettività tassonomica (ovvero il fatto che non tutte le specie siano state colpite dall’evento allo stesso modo) della fine del Permiano si ripeterà, se le temperature continueranno a salire.

