
La guerra che riprende in Ucraìna
Donetsk. La guerra infuria di nuovo. Sarà problematico per i trastullatori in interent passare dalla jihad al redivivo scontro in Ucraìna e scegliere su quale fronte fossilizzarsi a delirare. Il problema, purtroppo, ci trascende: il divide et impera in Europa attizzando focolai è evidente e il primo obiettivo dev’essere la ricostruzione di una condizione di potenza e di sviluppo mediante l’intesa germano-russa che non garba a Londra né a Pechino né a Tel Aviv forse più ancora che a Washington. Già immaginiamo il ripetersi delle accuse per scaricare le colpe su chi ne ha di meno così come non abbiamo difficoltà a prevedere la ricucitura di scenari falsi e irreali con la voluta ignoranza degli ideali soggettivi ed oggettivi di chi si è scelto come “buono” nel dualismo stabilizzante del Big Brother. Il punto però non è quello: scaricate quanto vi garba i camerati per angelizzare i partigiani e chi emette leggi antifasciste e antinazionaliste, noi non ci siamo caduti e non ci cadremo neppur stavolta. Come allora, e forse più di allora, però, chiamiamo tutti a operare per superare la crisi. Negli opposti estremismi i fascisti non valgono i comunisti e noi saremo sempre con i fascisti, gli autoctoni non valgono gli jihadisti e noi saremo sempre con gli autoctoni. Ma, senza ipocrisie egualitarie o logiche da par condicio, ancor più saremo e siamo per far saltare quello schema e per consentire all’Europa (non alla Ue, all’Europa) di respingere questi attacchi concentrici opera dei soliti giocatori di scacchi, registi di Matrix.

