Una grande capitale

Al tempo degli dei e dei faraoni

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La grandezza dell’Egitto è spesso associata ai suoi monumenti più celebri. Le piramidi, Karnak, Abu Simbel… Tutti contribuiscono a plasmare la nostra visione di una civiltà senza pari, capace di suscitare meraviglia tanto nei suoi conquistatori quanto nei suoi conquistati.
Tra tutte le città dell’antico Egitto, Tebe fu, senza dubbio, il gioiello dello scettro del faraone. Capitale durante il Medio e il Nuovo regno, cadde in declino dopo l’invasione degli assiri e dei persiani tra il VII e il V secolo a.C.; ma la sua luce tardò a spegnersi, come quella delle stelle più luminose.

La capitale di un nuovo impero
Durante i primi secoli della sua storia, Tebe crebbe all’ombra di Menfi, capitale dell’Antico regno (2686-2181 a.C.), i cui monumenti più conosciuti sono le necropoli e le piramidi di Giza. Solo più tardi, Tebe svolse il ruolo di principale centro religioso dell’Egitto, in quanto sede del culto di Amon-Ra, il dio principale dell’Egitto, considerato il padre di tutta la creazione.
Una grave crisi climatica influì sulla portata del Nilo all’inizio del XXI secolo a.C. e provocò forti siccità che causarono il crollo dell’Antico regno e l’inizio del Primo periodo intermedio in Egitto (2190-2050 a.C.).
Ma la prosperità sarebbe tornata con il faraone Mentuhotep II, il principe tebano che riunificò il Paese, lo stesso che fece di Tebe la capitale e inaugurò il Medio regno.
La scelta di Tebe come capitale del Medio regno determinò la crescita costante della città, che arrivò a essere chiamata dai greci «La città dalle Cento Porte», fino a diventare, nel 1500 a.C., la città più popolosa del mondo, con circa 75mila abitanti.
Tuttavia la capitale aveva bisogno di un tempio all’altezza del potere dei faraoni, e fu Sesostri I (1961-1915 a.C.) a ordinare la ricostruzione dell’antico tempio di Amon a Karnak, trasformandolo nel centro religioso e spirituale dell’antico Egitto.

Una città per gli dei e i faraoni
Tebe attraversò un periodo di instabilità durante il secondo periodo intermedio per mano degli Hyksos, invasori asiatici che si impadronirono del delta del Nilo.
La riscossa era già iniziata con i suoi predecessori tebani della XVII dinastia. Ahmose I sconfisse gli Hyksos nel delta e riunificò l’Egitto, dando vita al Nuovo regno, e Tebe raggiunse così il suo apogeo come capitale religiosa e politica della nuova dinastia.
I faraoni del Nuovo regno edificarono la Tebe che ancora oggi ci meraviglia. Sulla riva orientale del Nilo si trovava la vera e propria città, circondata da un canale che proteggeva una comunità composta da artigiani, contadini, schiavi, soldati e sacerdoti.
Al centro della città si trovava il tempio di Karnak, dimora dei sommi sacerdoti e protetto da una cinta muraria che difendeva il recinto sacro. Il tempio fungeva da fulcro della città e segnava l’inizio e la fine della Festa di Opet, la celebrazione religiosa più importante dell’antico Egitto.
Più a sud si apriva il tempio di Luxor, dedicato al dio Amon-Min, il padre celeste e principale divinità del pantheon egizio. Luxor e Karnak erano collegati da un viale fiancheggiato da sfingi, che ancora oggi figura tra le attrazioni più visitate d’Egitto.

La città dei morti
Tebe, proprio come la mente degli egizi, aveva spazio tanto per i vivi quanto per i morti.
Sulla riva occidentale del Nilo, lontano dal trambusto della città, sorgeva il palazzo di Malkata, fatto edificare dal faraone Amenhotep III.
La residenza dei faraoni a Tebe era un luogo sontuoso, decorato con ogni tipo di lusso, ma le più grandi ricchezze dell’Egitto non si trovavano là dove dimoravano i vivi.
I faraoni di Tebe crearono la Valle dei Re e la vicina Valle delle Regine, così come la Valle dei Nobili e la cosiddetta città degli Artigiani, Deir el-Medina, dove vivevano i muratori, gli architetti che costruivano le tombe dei faraoni.
Poco distante sorsero i templi di Deir el-Bahari, con il loro gioiello più prezioso: il tempio funerario della regina Hatshepsut, un’opera senza eguali in tutto l’Egitto, che si apre ai piedi di una montagna, alle porte del deserto.
La ricchezza dei sepolcri di faraoni, regine, sacerdoti e nobili che costellano la riva occidentale del Nilo può essere spiegata soltanto se comprendiamo la grandezza di Tebe, la sua capitale e sede delle dinastie che resero l’Egitto una civiltà così importante da non poter mai essere dimenticata.

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