Il 9 settembre 2019 andava oltre Stefano Delle Chiaie. Non aveva ancora compiuto otto anni quando assisté all’occupazione di Roma da parte degli invasori angloamericani con terzo mondo al seguito e si ripromise di lottare per il riscatto.
Un’intera vita dedicata a quel fine, con avventure in tanti scenari internazionali (Europa, Africa, America Latina), comprese sparatorie come quella famosa a Monetjurra dove i carlisti, con lui alla testa, respinsero i trozkisti che appoggiavano il pretendente eretico al trono legittimista, tredici anni di latitanza, poi la galera.
Il fondatore di Avanguardia Nazionale fu costantemente esemplare come stile di vita spartana e per la coerenza senza cedere mai di una virgola:
Ciò gli costò non tanto le calunnie dei nemici, che sono un fatto scontato, quanto quelle degli amici perché gelosi e invidiosi della sua magnanima virtù.
La sua dipartita fu anche un simbolo. Il silenzio imbarazzato dei piccoli uomini dalla lingua bavosa segnò un baratro tra l’altezza e la bassezza.
Ed è bene così.
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