
Per una maturità fanciulla
“L’adolescenza è l’età che si situa tra l’infanzia e la maturità.
La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo.
Mentre il fanciullo lavora di fantasia, ma il suo mondo fantastico è legato alla realtà delle cose concrete, si tratti pure di eroi spaziali o di mostri metà animali e metà uomini, il mondo fantastico dell’adolescente è costituito da ipotesi sociali, etiche, politiche, ecc., non reali, ma che pretende realizzabili”.
Adolescenti
Questa definizione dell’adolescenza ci aiuta a liquidare tutta quella serie di fantasie eccitate (l’adolescenza è anche e soprattutto eccitazione e irascibilità) che ci sono state presentate come scenari geopolitici e via dicendo.
L’immaginario politico delle varie aree sembra corrispondere alle età dell’uomo.
Il neofascismo è infantile (quindi puro e diretto), il comunismo è maturo (quindi razionalista e calcolatore); il fascismo poi è qualcosa d’immenso perché ha sposato la fanciullezza dell’anima con la maturità del pensiero.
Oggigiorno il neofascismo tende ad “evolvere” laddove la sinistra radicale sta involvendo: ovverosia nell’età più problematica e inconcludente: l’adolescenza.
Ed è con animo e psiche adolescenziali che entrambi si pongono rispetto al reale mistificandolo, stravolgendolo, riproponendolo come qualcosa che non è ma che pretendono nevroticamente realizzabile.
Peraltro tutto ciò s’accompagna con le nevrastenie adolescenziali, con l’esaltazione del Bene e del Male, col che trasforma tutto e lo pone in categorie astratte come monadi.
Il Male è naturalmente ciò che è più vicino all’adolescente irrequieto per definizione, il Bene quel che sta di là e che presto verrà qui a sgominare il Male.
Così tutti gli strumenti di amministrazione politica ed economica internazionale cessano di essere quel che sono, appunto degli strumenti di amministrazione che funzionano a seconda dei conflitti e degli equilibri intestini, bensì diventano dei dischi volanti catapultati sulla terra che devono essere cacciati. E’ il caso, specificamente della Ue e di Bruxelles che non vengono visti come luoghi strategici in contesa ma come intrusi rimovibili, dal che deriva una non-progettualità politica e men che meno rivoluzionaria cui si sopperisce con l’aspettativa fideistica della morte del cattivo.
Quest’orgia masturbatoria deve trovare però una fantasia a sostegno delle piccole godurie autoprodotte e delle angosce mai spente. Ed ecco che arriva puntuale un soggetto che fa cose sue, anche interessanti, ma che, essendo lontano e un tanto esotico, viene incaricato a sua insaputa del compito di uccidere il Drago, del cui alito, in realtà è parte integrante.
Crisi esistenziale
Quando i fatti dimostrano che l’uccisore di draghi altro non è che uno dei tanti, ecco che l’adolescenza interviene con la mistificazione a stravolgere tutti i dati evidenti.
Così a un Putin che doveva essere difeso a tutti i costi perché sfidava il sistema mondiale, vien perdonato tutto dall’Fmi al Wto. Le sue spartizioni territoriali con gli Usa e i loro cointeressi militari, commerciali e finanziari vengono ignorati.
Perfino la crociata contro le oligarchie ebraiche mondiali – che secondo un antisemitismo adolescenziale sarebbe stata la chiave di tutto – diventa secondaria una volta che si scopre che Putin si è fatto paladino internazionale della lotta all’antisemitismo e ha firmato accordi stretti e diretti con Nethanyau, ivi compresa la compressione della causa palestinese.
L’adolescenza mentale che aveva caricato Putin del peso di essere antimondialista e antisemita e che in nome di questo doppio peso poteva, anzi doveva, essere sostenuto perfino nella sua guerra legale e militare contro i camerati interni ed esterni, una volta scoperto che nulla di tutto ciò era vero, è giunta a stabilire che alla fin fine non era importante. Sragionando sragionando, Putin va difeso comunque nella guerra che pur non combatte, va difeso perché l’adolescente pretende che sia lui il paladino contro il Male e non accetta di ammettere che sia tutt’altra cosa: andrebbe in crisi esistenziale ritrovandosi solo e non sapendo da che parte cominciare per far perno su di sé.
Peccato per loro
Se il re messo a nudo dimostra che l’adolescente non ne ha azzeccata una, non per questo il loro assioma bislacco va rovesciato.
Ciò che va assolutamente affermato e ripetuto a furia di quantomeno metaforiche scudisciate vigorose è: vergogna a chi ha sputato sentenze ignobili, ha collezionato calunnie e maldicenze contro i camerati che combattono e muoiono, colpevoli di aver provato nei fatti che l’illusione di certuni illusione era e mistificazione resta.
Vergogna a tutti coloro che hanno odiato i camerati che infrangevano nel proprio sangue gli schemi illusori in cui si cullano le loro masturbazioni, e li hanno odiati talmente da riuscire in quest’odio cieco a varcare il Rubicone dello spirito, cosa inconcepibile per persone dritte anche se i camerati avessero sbagliato; il che direi che palesemente non è ma, comunque è addirittura secondario.
L’adolescenza del pathos e del cervello, messa alla prova, è però andata fino al termine del suo percorso obbligato.
Peccato per chi in questo percorso ha smarrito la purezza del fanciullo senza sfiorare la maturità dell’adulto.
Ce ne dispiaciamo per lui.
Soggetto politico o caso clinico
Lo schema non va però rovesciato.
Putin non era bravo prima e non è ora il nemico (se il grosso delle sue scelte attuali indicano il contrario possono variare ancora). Non ci sono, nel mondo globale liberalcomunista, gangster e mafioso, fuoriuscito dalla vittoria anglorussoamericana contro l’Europa e i popoli, i buoni e i meno buoni, né, soprattutto i mondialisti e gli antimondialisti.
Ogni entità globale o semiglobale (Ue, Wto, Comunità Eurasiatica, Sco) così come ogni singola potenza di secondo piano (Russia, Germania) o di terzo livello (Turchia, Iran, Kazakhstan) sono soggette a una serie di spinte convergenti o divergenti che dipendono dai rapporti di forza tra i vari poteri forti e altri meno forti, nonché da interessi materiali (economici, geografici, energetici) ai quali vanno aggiunti il dna e la cultura profonda dei singoli popoli.
Solo consapevoli di ciò, armati di un sano e incosciente superomismo che sia identitario e autonomo, possiamo approdare nella maturità fanciulla e metterci in gioco, entrando attivamente nei giochi nazionali e internazionali curando, soprattutto, i nostri interessi e il nostro destino d’italiani e d’europei nonché le spinte all’organicità sociale e all’autodeterminazione dei popoli.
Nei quali obiettivi Putin non era bravo prima e non è ora il nemico.
Un bilanciamento eurusso alla spinta euratlantica è auspicabile ma dipende da noi, non da nessun uccisore di draghi che non esiste né potrà mai esser generato da una cultura figlia del gangsterismo antifascista in qualsiasi salsa e sotto qualunque colore.
Da noi dipende tornare ad essere un soggetto politico e non più un caso clinico.
Proviamoci ancora.

