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Il 27 giugno 1980 il DC9 I-TIGI Itavia IH870, in volo da Bologna a Palermo e partito con due ore di ritardo, esplode nei cieli a nord di Ustica causando 81 vittime, di cui 13 bambini. Verranno accusati a turno i libici e i francesi, ma la pista più verosimile, evocata dallo stesso colonnello del Mossad, Ostrowski, ovvero quella dell’abbattimento dell’apparecchio perché ritenuto, a torto, come il velivolo che recava uranio in Iraq, viene sottaciuta.
Eppure il legame tra questo scenario e la strage di Bologna, trentasei giorni dopo, ha maledettamente senso. Il DC9 abbattuto sarebbe stato tenuto appositamente a lungo a terra nell’aeroporto di Bologna per poter essere intercettato al posto dell’aereo di linea francese che trasportava in effetti l’uranio.
Israele, sentitasi beffata e anche in pericolo nucleare, avrebbe colpito per rappresaglia nella città da cui si era ordito l’imbroglio.

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