lunedì 16 Marzo 2026

Vedi Napoli e poi muori

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altMussolini alla stazione della metro

Lo scandalo del professore di Pove del Grappa che in classe insegnava  canzonette del Ventennio fascista (Faccetta Nera e Giovinezza) è  nulla rispetto a quello che molti napoletani vedono adesso tutti i  giorni prendendo il metrò, forse senza accorgersi di passare davanti a due copie della testa di Mussolini. Il luogo “incriminato” è la  supertecnologica, nuovissima stazione Università di Piazza Borsa  realizzata dall’iperdesigner newyorchese di origine serbo-egiziana,  Karim Rashid. Una star mondiale che, in questa stazione della  Metropolitana di Napoli, inaugurata a fine marzo e nella quale si scende  a meno 25 dal livello del mare (da lui concepita come un viaggio nel  sapere e nel cervello che si compie entrando prima in un tunnel del  linguaggio contemporaneo per poi arrivare allo stadio della conoscenza),  ha lavorato secondo il suo registro preferito.
Colori transpop-vitaminici come il rosa shocking, il verde acido simil  limoncello e l’azzurro, lastre traslucide ovunque, immagini lenticolari, specchi ondulati, forme biomorfe e molti rimandi al mondo internettiano con luci led stile monitor. Una stazione subito molto amata dai giovani
(si calcolano siano ventimila gli studenti che passano da qui, i treni però sono in fase di rodaggio, con un’unica fermata a piazza Dante) che rientra nell’ampio progetto delle stazioni d’arte della linea 1, nel  quale hanno già lavorato grandi artisti come Kounellis, Merz, Kosuth, De  Maria e in futuro anche Kentridge e Clemente. Ma cosa ha fatto qui, alla  stazione Università, il geniale Karim Rashid?
Tardo Futurismo-Al piano mezzanino della metropolitana ci ha piazzato  due colonne ricoperte di resina nera lucida che chiama Conversational Profile, e che, nelle sue intenzioni, stilizzano due profili umani. Per lui saranno anche solo dei profili, ma il designer ripropone in realtà pari pari una scultura fascista piuttosto nota, quel Profilo continuo del Duce, del 1932, opera dell’artista fiorentino Renato Bertelli (1898/1993), che infonde alla testa di Mussolini un dinamismo rotante
grazie al quale la testa appare, da ogni angolazione, sempre in movimento: un tardofuturismo accattivante. Fu un’invenzione di successo, popolare e brevettata, che diede a questo artista fino allora conosciuto in ambito locale, una fama nazionale. Tanto che queste teste di Mussolini (una conservata alla Galleria d’Arte moderna di Palazzo Pitti e un’altra all’Imperial War Museum di Londra) diventarono complementi d’arredo per le sedi istituzionali del Partito Nazionale Fascista, oltre che dei Gruppi Rionali Fascisti. Mentre altre copie in formato ridotto (in metallo, ceramica, legno) finirono sulle scrivanie di molti uffici e sulle mensole di molte case italiane.

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