Referendum giustizia

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Il 12 giugno gli italiani sono chiamati alle urne per un referendum di riforma della Giustizia.
5 sono i quesiti ai quali si attende risposta.
La contrapposizione tra garantismo e strapotere dei giudici, in questo referendum, accorpa e mischia delle logiche differenti: quella appunto garantista e quella liberale.
Ai quesiti 5 e 6 (Limiti agli abusi della custodia cautelare e Abolizione della Legge Severino) non vi è alcun dubbio che la risposta debba essere affermativa.
Per gli altri quesiti sottoposti a plebiscito (Riforma del Csm, Equa valutazione dei Magistrati e Separazione delle carriere) siamo in presenza di un conflitto giuridico-ideologico.
L’assetto del sistema italiano è finito in cancrena, tramite lobbismo e poteri di cosche, in tutti gli ambiti. Questo ha determinato uno strapotere di minoranze organizzate togate, veri e propri Soviet, che fanno il bello e il cattivo tempo e che vanno pertanto limitate.
Non è il principio in sé che è sbagliato, è la sua applicazione in democrazia in uno Stato occupato.
Va dunque combattuto lo strapotere dei Soviet togati.
Che la soluzione a questa cancrena stia però nelle controproposte è tutto da provare. In esse ci sono tentazioni di demagogia plebea stile Cinque Stelle e infatuazioni all’americana.
Sappiamo peraltro che – quali che siano le regole – quando sono in ballo questioni di fondo o repressioni ideologiche, essi si arrangiano perfettamente per raggiungere comunque il risultato prefissato. D’altronde cane non mangia cane: non a caso il quesito 2, che proponeva la Responsabilità diretta dei Magistrati per i danni causati da sentenze ingiuste o abusi di potere, è stato rigettato.
Per cui, ai quesiti 1, 3 e 4, un eventuale sì avrebbe un valore formale e una funzione dichiaratamente strumentale (non ricadiamo nell’usuale tentazione di acclamare le ideologie democratiche e non identifichiamoci con scelte strumentali, anche se le dovessimo effettuare!).
La soluzione oggi proposta non è necessariamente migliore di un male comunque da combattere.
Sui punti 1, 3 e 4 ci si può quindi tanto astenere quanto votare sì.
Per i punti 5 e 6, che sono concreti e non impregnati esclusivamente d’ideologia liberal, è scontato che il voto debba essere dato e che è anche opportuno mobilitarsi per vincere questa battaglia di libertà.

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