giovedì 25 Luglio 2024

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Abbiamo la pressione fiscale più forte in assoluto e anche quella che si traduce in minori servizi

“L’Italia ha il sistema fiscale meno competitivo dell’Ocse”: la Tax Foundation, il think tank dedicato alle tematiche fiscali più importante negli Usa, sulla Penisola non ci ha girato intorno. La classifica, pubblicata lo scorso 18 ottobre, confermato l’Italia al 37esimo posto sui 37 Paesi considerati nella graduatoria, come nel 2020.

Tassa patrimoniali distorsive
“L’Italia ha una tassa patrimoniale sulle attività finanziarie e sui beni immobili detenuti all’estero, una tassa sulle transazioni finanziarie e una tassa di successione”, ha elencato il think-tank, sostenendo che “molteplici imposte patrimoniali sono distorsive con prelievi separati sui trasferimenti immobiliari, sulle proprietà e sulle transazioni finanziarie, così come sono previste tasse patrimoniali su determinati

Troppi adempimenti fiscali
Il nostro Paese, inoltre, è fra quelli che richiedono maggiore impegno al cittadino nell’espletamento dei suoi obblighi fiscali. “Si stima che occorrano 169 ore per conformarsi all’imposta sul reddito individuale”, contro una media Ocse di 66 ore. Inoltre, “l’imposta sul valore aggiunto italiana (Iva) copre meno del 40% dei prodotti finali”, in particolare l’aliquota base al 22% si applica a un insieme di prodotti particolarmente ristretto (è la quarta base imponibili più piccola per questa tassa nell’area Ocse).
Ricordiamo, inoltre, che nel 2018 si stima un evasione Iva di 35,4 miliardi di euro in Italia, su un totale di 140 miliardi di euro evasi nell’Ue a 28 – in nessun altro Paese Ue questa imposta è più evasa, in termini assoluti.
Nell’area Ocse i sistemi fiscali più competitivi sono quelli di Estonia, Lettonia e Nuova Zelanda. Fra i grandi Paesi del G7 il fisco più efficiente è in Germania (16esima), seguita da Canada (20esima), Usa (21esimi) e Regno Unito (22esimo). La Francia, con il suo 35esimo posto non è molto distante dall’Italia: sulla posizione di Parigi pesa, soprattutto, l’elevata pressione fiscale sul lavoro (46,6%) e “multiple tasse distorsive sulle proprietà”.

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