lunedì 25 Maggio 2026

Il nucleare da sotto il mare

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Lo sapevate che il combustibile nucleare necessario per alimentare i reattori nucleari potrebbe nascondersi tra le onde dei nostri oceani? Parliamo dell’uranio e la sfida è sempre stata quella di recuperarlo in modo efficiente. Eppure sappiamo che negli oceani ne sono sciolte circa 4,5 miliardi di tonnellate, il problema è che la sua concentrazione è talmente bassa che pescarlo è come cercare uno spillo in un pagliaio liquido. Pensate che la Cina voglia lasciarlo lì? Assolutamente no, e infatti lavora attivamente a soluzioni per estrarlo.
A tal proposito, un team di ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze ha messo a punto una soluzione basata su minuscoli motori semoventi capaci di dare la caccia a questo elemento. Sviluppati presso l’Istituto dei Laghi Salati di Qinghai, questi dispositivi microscopici funzionano grazie a una struttura metallo-organica che trasforma la luce in movimento. A differenza dei vecchi sistemi, che restavano fermi aspettando che l’uranio vi si depositasse sopra, questi granelli spugnosi si muovono attivamente.
Pensate che hanno un diametro di appena 2 micrometri, e sono di fatto molto più sottili di un capello umano. Quando vengono immersi in acqua con una piccola quantità di perossido di idrogeno, iniziano a navigare a una velocità di circa 7 micrometri al secondo, ma sotto l’esposizione alla luce raddoppia quasi la loro velocità, dando loro una spinta energetica naturale.

Il coordinatore della ricerca, Yongquan Zhou, ha spiegato che questi micro-motori non si limitano a vagare a caso e hanno comportamenti incredibilmente simili a quelli naturali, quasi come se fossero piccoli predatori che inseguono la preda. Questa capacità di navigazione attiva permette loro di raccogliere fino a 406 milligrammi di uranio per ogni grammo di materiale, trasformando poi l’elemento catturato in una forma minerale stabile, facile da separare e conservare in sicurezza.
Sappiamo che Pechino sta accelerando la costruzione di centrali nucleari, ma vuole nel contempo ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibile, e forse questo approccio potrebbe dare i soui frutti nel lungo termine. Tuttavia, la strada verso un utilizzo su larga scala è ancora lunga e ci sono ancora dei limiti tecnici, specialmente in ambienti ad altissima salinità come i laghi salati, che possono frenare i motori.

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