Da una piazza di popolo

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Impressioni ottimistiche di un partecipante alla manifestazione di fine febbraio

Il 28 febbraio , sono sceso in piazza .Sono andato a piazza del Popolo con molta curiosita’ e spirito di partecipazione, ripromettendomi di non dare giudizi affrettati e di non cedere ne’ a facili entusiasmi ne’ a  cervellotici criticismi  . 

Quello che ho visto, nonostante il battage terroristico dei media  e le sterili violenze dei giorni precedenti dei soliti  sbandati dei centri sociali, è stata una piazza gremita fino all’inverosimile , come non si vedeva dai tempi dei comizi di Giorgio Almirante, molto disciplinata , attenta e pacata.

Tralascio, di raccontare il corteo e l’ingresso in piazza di Sovranita’ e di Casapound, perche’ i diversi filmati che circolano in rete ed in televisione, rendono da soli, senza ulteriori commenti, lo Stile e la disciplina organizzativa che lo hanno caratterizzato, nonche’ la  grande partecipazione numerica , cosa questa sottolineata anche dalla stampa avversa.

Cio’ che mi ha colpito maggiormente è stata la composizione della piazza, una piazza di popolo, quello vero, non quello “immaginato” da tanti opinionisti, sia di destra che di sinistra, che pontificano dall’alto ( o dal basso ,è questione di prospettiva..) delle tribune loro concesse dal sistema informativo.

Al netto di talune esibizioni folkloristiche, che esistono in ogni evento di piazza da che mondo è mondo, il successo della manifestazione del 28 febbraio, sta tutto nella riuscitissima sintesi, di anime  e culture tra loro differenti, ma che hanno trovato subito un ‘affiatamento naturale .

Era una piazza che univa ceti produttivi  del Nord,  gli agricoltori  ed i lavoratori del Sud e tanti studenti e giovani  che spiccavano per partecipazione .

Uno spaccato plurale, con soggetti  e ceti sociali diversi tra loro , con una forte connotazione natura nazional –popolare che non si vedeva da tempo in piazza, molto lontana , anche in termini di immagine, dalle piazze “patinate” del centro destra alleanzino-berlusconiane, o da quelle radical –chic della sinistra “pseudo pensante”.

Non c’erano infatti ne ‘ “intellettuali di grido”, ne’ “attori o cineasti impegnati” ,ne’  “attricette o showgirls” ne’ peggio gli interpreti della cd societa’ civile( che vorra’ poi  dire ..?) ma c’era il  Popolo, quello che in tanti, a sinistra ma anche in certa destra ,disprezzano, perche’, secondo loro, non all’altezza di presunti “compiti storici” da affidargli .

Ebbene, questo Popolo, intriso di “becero populismo”, di atteggiamenti “razzisti, xenofobi, reazionari”, come si è potuto leggere in questi giorni nei commenti lividi e rancorosi della stampa della sinistra cosmopolita, era’ li’ , con i suoi problemi e le sue aspettative, ed era composto da tanta gente, anche non  necessariamente militante , ma che rappresentava plasticamente , quel Polo del Popolo che in molti si auspicano prenda corpo in futuro.

Di certo, questo Popolo, si attende risposte concrete di natura sociale ed economica, ma anche Miti e  simboli identitari  che diano nuova linfa alla speranza di ri-diventare Nazione ,in Europa, con tutte le sue peculiarita’ e differenze locali che hanno reso grande l’Italia: di certo, il 28 febbraio si respirava un’ aria di  Nazione, non di Padania.

E questo è gia’ di per se’ un risultato non da poco e mette paura, tanta paura , a chi si ostina ad indossare paraocchi ideologici o pseudotali , per forzare la realta’ alla propria visione del mondo, anziche’ cercare di capire cosa sta succedendo. Oggi, qui, in Italia.

 

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