mercoledì 21 Febbraio 2024

Aria di spese o di grandi multe

Pochi assicurati contro i danni ambientali

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Pochissime imprese sono in regola

Solo lo 0,45% delle imprese italiane, tra cui microimprese, PMI e multinazionali, ha sottoscritto una polizza assicurativa per i danni all’ambiente e alle risorse naturali. E’ quanto emerso da un’analisi condotta da Pool Ambiente, un consorzio di coriassicurazione fondato nel 1979 in seguito al disastro ambientale di Seveso, basata sui dati del 2021, provenienti dalla prima rilevazione statistica condotta da ANIA (Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici) a livello nazionale sulla diffusione delle polizze di responsabilità ambientale tra le aziende.

I settori più assicurati contro i danni all’ambiente
Tra i settori più assicurati, il podio vede in testa quello dei rifiuti (19,12%), anche grazie all’obbligo legislativo introdotto nel 1999 dalla Regione Veneto che richiede alle imprese del settore di stipulare una polizza assicurativa e una fideiussione a favore della Regione per i danni ambientali. Senza questo obbligo, la percentuale di imprese nazionali nel settore rifiuti con una polizza ambientale attiva sarebbe solo del 7,66%, secondo stime basate sui dati del Pool Ambiente. A seguire, tra i settori più assicurati contro i danni ambientali, ci sono il chimico (6,97%) e il petrolifero (3,52%). Al contrario, sotto la media nazionale, troviamo settori come tessile e lavorazione delle pelli (0,40%), trasporti (0,37%), carta, legno e stampa (0,36%) e civile, commerciale e turismo (0,02%).

Il podio regionale delle assicurazioni contro i danni ambientali
A livello regionale, il Veneto si distingue come l’unica regione italiana con una percentuale di diffusione delle polizze per danni all’ambiente superiore all’1%, con l’1,33%. Altre regioni che seguono sono Liguria (0,63%), Basilicata (0,55%), Abruzzo (0,49%), Piemonte (0,48%), Emilia Romagna (0,46%) e Umbria (0,45%). La Lombardia, con lo 0,42%, si trova tra le 13 regioni italiane che sono al di sotto della media nazionale per la diffusione delle polizze assicurative contro i danni provocati dalle imprese all’ambiente, ma si classifica al primo posto a livello nazionale per la raccolta premi (26%), davanti a Veneto (21%), Lazio (11%), Emilia-Romagna, Piemonte (7%) e Toscana (6%). Chiudono la classifica per la raccolta premi Calabria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta.

I motivi della scarsa assicurazioni contro i danni all’ambiente delle imprese italiane e le soluzioni
Il presidente di Pool Ambiente, Tommaso Ceccon, ha evidenziato che la scarsa diffusione delle polizze ambientali tra le imprese italiane è dovuta a vari fattori, tra cui concetti errati e luoghi comuni diffusi nel Paese. Ceccon suggerisce che una soluzione potrebbe essere riconoscere vantaggi economici alle aziende che sottoscrivono una polizza ambientale, ad esempio premiandole nei punteggi per partecipare a gare d’appalto. Sottolinea inoltre l’importanza di sviluppare un’azione coordinata a livello nazionale ed europeo per promuovere la cultura del rischio ambientale e dell’assicurazione.
Una finalità, quella di promuovere iniziative concrete sulla cultura assicurativa del rischio ambientale, condivisa anche dall’ANIA e dall’AIBA – Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni.
“La carenza di una reale cultura in tema di inquinamento ambientale da parte delle imprese è oggi probabilmente l’ostacolo principale a un vero cambio di passo”, spiega Flavio Sestilli, Presidente di AIBA, che continua, “la tutela di beni comuni come le risorse idriche, il suolo o il paesaggio, non può essere lasciato alla sola iniziativa privata e all’opportunismo di chi per troppo tempo ha scaricato sulla collettività le “esternalità negative” del proprio operato. Il nostro ruolo di Broker è da un lato quello di accompagnare le aziende verso una maggiore consapevolezza dell’esposizione al rischio e delle soluzioni esistenti per prevenirlo, mitigarlo e gestirlo, con l’obiettivo di incentivarle ad adottare comportamenti che siano il più possibile virtuosi e sostenibili, nel pieno rispetto dell’ambiente e del contesto sociale in cui viviamo. Dall’altro lato abbiamo il compito di continuare a stimolare il mercato assicurativo nella formulazione di risposte nuove e sempre più adeguate alle esigenze mutevoli delle aziende”.

L’Italia ha sviluppato prodotti assicurativi ad hoc per la copertura dei rischi di danno ambientale fin dal 1979, anno di fondazione di Pool Ambiente. La presenza del consorzio Pool Ambiente ha permesso negli anni a un numero sempre più elevato di compagnie assicurative di operare in questo settore e, oggi, il mercato assicurativo italiano dei rischi ambientali conta più di 20 compagnie di assicurazione attive nell’offerta di questo tipo di copertura. Anche i riassicuratori professionali partecipano a questa tipologia di rischio contribuendo a far sì che sul mercato ci sia ampia capacità.
Cosa succede quando si verifica un danno all’ambiente e l’azienda non è assicurata?
In assenza di una polizza, l’azienda deve essere in grado di gestire in autonomia e sostenere i costi con riferimento agli obblighi previsti dalla normativa italiana su bonifiche e ripristino delle risorse naturali danneggiate. Qualora l’impresa non sia in grado di far fronte a tali obblighi e relative spese, che possono raggiungere anche diversi milioni di euro, è la Regione che deve farsi carico degli interventi, sempre che abbia risorse sufficienti per farlo.
Non di rado quello che accade nel nostro Paese è che l’azienda responsabile, priva di una copertura assicurativa per i danni all’ambiente, fallisce, la Regione non riesce a sostenere le spese di bonifica e a rimetterci è l’intera comunità che deve aspettare anche svariati anni prima che siano stanziati fondi sufficienti dallo Stato per bonificare la falda contaminata, il terreno e i corpi idrici inquinati, le specie e gli habitat compromessi. Non dimentichiamo, infine, che se non c’è la polizza incendio ci rimette l’azienda, se non c’è la polizza per i danni all’ambiente ci rimettiamo tutti.

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