giovedì 25 Luglio 2024

Bond USA non più sicuri?

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Sempre più insistenti le voci di un declassamento del rating dei bond made in USA… sembra a causa di un eccessivo indebitamento pubblico … ma, un momento: non è facendo le guerre che si alza la produzione, l’occupazione e il pil? SI! … allora non c’è problema …

La “tripla A” dei bond Usa non è intoccabile


di Marco Valsania



NEW YORK. Il timore è soltanto strisciante. Quasi solo sussurrato tra qualche operatore di mercato. Ma non per questo è meno reale: gli Stati Uniti, prima o poi, potrebbero vedere messo in discussione il loro rating di Triple-A sul debito.


Il prezioso e vantato “voto” massimo sulle obbligazioni a stelle e strisce non è in immediato pericolo da parte delle grandi agenzie di valutazione del credito: né Standard and Poor’s, né Moody’s, né Fitch hanno ipotizzato declassamenti della superpotenza economica americana. E Peter McTeague di Rbs Greenwich Capital Markets, uno dei più influenti strategist americani sui titoli del debito, ha dichiarato che un arretramento del rating statunitense “non è un timore realistico”.


La prima incrinatura nel generale consenso è tuttavia avvenuta la Egan-Jones Ratings, una piccola nuova arrivata, ha ammonito che gli Stati Uniti meriterebbero non più di una doppia A, una discesa di due gradini e un rating inferiore a Paesi quali il Canada, la Gran Bretagna e la Francia. E la discussione scaturita da questa scelta rivela il nervosismo creato da una miscela di fattori che potrebbero minare la credibilità del governo statunitense. Davanti ai mercati, infatti, si stagliano il deficit record delle partite correnti e quello federale, che assieme costituiscono i cosiddetti deficit gemelli. Nonché emergono previsioni di futuri costi sempre più esplosivi per l’assistenza sanitaria e pensionistica agli anziani, oltre che per il bilancio militare, che potrebbe ulteriormente destabilizzare i conti. Alcuni analisti sottolineano anche la pressione generate da scivoloni del dollaro, che potrebbero dar vita a spirali negative per la fiducia degli investitori internazionali, per ora grandi finanziatori dei deficit, quando si tratta di asset statunitensi.


Le voci critiche hanno così cominciato a farsi sentire. È stato il quotidiano “wall Street Journal” a registrare le crescenti opinioni preoccupate: il giudizio di tripla-A “suggerisce la capacità di pagare i propri conti nel lungo periodo con una moneta stabile – ha detto W. Gross, della Pacific Investment Management, regina dei fondi obbligazionari – Questo non è più vero”. Steven Hess, della Moody’s, ha aggiunto di “aspettarsi che i politici trovino la strada delle riforme”, ma che in loro assenza un voto finora dato per contato “ad un certo punto sarà in dubbio”.


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