lunedì 15 Aprile 2024

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L’ottimismo allunga la vita. Sinistre arcobaleno e destre tricolori possono vivacchiare ancora un po’

DICEVA il poeta Tonino Guerra che l’ottimismo è il profumo della vita, e a quanto pare un atteggiamento positivo nei confronti della realtà non solo la rende piacevole, ma anche più duratura. Secondo una ricerca statunitense, infatti, l’ottimismo aiuterebbe a vivere a lungo e in maniera salutare. Lo studio, compiuto su 100.000 donne e presentato in occasione dell’ultimo congresso annuale dell’American Psycosomatic Society, ha rivelato uno stretto legame tra uno stato d’animo brillante e propositivo e il rischio di ammalarsi di tumori, malattie cardiache o morire prematuramente. Qualcosa di simile era già stato studiato e messo nero su bianco da Enrico Finzi, sociologo, giornalista e presidente di Astra Ricerche, che nel libro “Come siamo felici” ha illustrato l’arte di godersi la vita di cui sono maestri gli italiani, popolo che secondo le statistiche più recenti ha una aspettativa di vita mediamente più lunga di altri. Il merito non andrebbe solo alla dieta mediterranea e al clima ma alla capacità di affrontare il quotidiano con lo spirito giusto, senza far troppi drammi di fronte alle difficoltà. Quella che sembrava una peculiarità nostrana sarebbe dunque una regola universale, almeno secondo gli studiosi dell’università di Pittsburgh, in Pennsylvania. La loro ricerca è cominciata nel 1994, prendendo in esame un ampio numero di persone e studiandone la personalità. Dopo otto anni, prendendo in esame gli individui che nel frattempo erano passati a miglior vita, gli scienziati americani si sono accorti che la percentuali dei decessi era del 23% più alta tra coloro che tendenzialmente in vita non avevano dimostrato un’indole particolarmente ottimista e viceversa, tra le persone positive, si era riscontrato un 30% in meno di morti. La ricerca ha preso spunto da indagini precedenti, che già avevano collegato l’indole alla durata della vita. Studiosi olandesi ad esempio avevano osservato come gli uomini e le donne più positivi avessero tassi più bassi di morte per malattie cardiovascolari. In particolare, mettendo a confronto due gruppi di persone con diverse personalità, il rischio di attacco di cuore e ictus era risultato del 77% meno probabile tra gli ottimisti, senza tener conto di età, peso, vizio del fumo e presenza di malattie cardiovascolari o croniche. Ci sono poi dei sondaggi da cui risulta che, a parità di fattori, le persone ottimiste arrivano a vivere sino a dodici anni più dei pessimisti. Toshihiko Maruta della Mayo Clinic Area Rochester nel Minnesota ha ottenuto questi dati seguendo un campione di 900 soggetti per oltre 40 anni e riscontrando che, per ogni anno della ricerca effettuata, i pessimisti andavano incontro a un rischio di morte del 19 per cento superiore alla media. Hilary Tindle, autrice dello studio condotto dall’università di Pittsburgh, spiega che per quanto possa essere azzardato affermare l’esistenza di un legame tra ottimismo e trend di vita salubre, è comunque vero che pensare positivo influisce in modo diretto su manifestazioni fisiche come lo stress. Tra le ipotesi avanzate dagli studiosi per spiegare il rapporto di causa-effetto c’è quella secondo cui le persone ottimiste reagiscono fisicamente meglio alla stanchezza mentale, seguono più attentamente i consigli dei medici, e di conseguenza godono di una salute migliore. “Le donne ottimiste, ad esempio – ha spiegato la Tindle – adottano uno stile di vita più salutare. E’ meno probabile che fumino, sono di solito più attive e hanno quasi sempre un indice di massa corporea più basso. Questi sono tutti fattori di rischio che certamente determinano lunghezza di vita e salute”. E’ del resto dimostrato che troppe emozioni negative e prolungate nel tempo, come rabbia, aggressività, angoscia, tristezza e frustrazione, possono avere effetti deleteri sull’organismo, producendo uno stato cronico di stress negativo. Dunque Beppe Grillo, quando dice che “non è facile torturare un ottimista, perché se gli dai la cor

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