giovedì 25 Luglio 2024

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Il 14 novembre 1943 il Congresso di Verona determinava il programma della Repubblica Sociale mettendo politicamente fuorigioco tutte le reazioni, ivi compresa quella marxista. Contemporaneamente nasceva il terrorismo partigiano, ultima ratio per sfuggire al confronto dei fatti.

Il 14 novembre 1943, sotto la presidenza di Alessandro Pavolini, si chiudeva il Congresso di Verona che stipulava i 18 punti programmatici della Repubblica Sociale Italiana dando così vita al più comunitario, progressivo e ghibellino prodotto della storia moderna, tuttora all’avanguardia.


6000 fabbriche sarebbero state socializzate nei mesi successivi.


Il governo partigiano insediatosi nel 1945 al seguito dei carri armati angloamericani, come prima decisione assoluta, avrebbe revocato il provvedimento di socializzazione. I comunisti, tra i quali il loro leader Togliatti, avrebbero votato questo procedimento impopolare: sia perché esso contraddiceva, con l’esempio, il modello utopico sovietico, sia perché i comunisti erano in debito con gli industriali del nord che avevano finanziato le bande partigiane e favorito l’eliminazione dei rappresentanti dei lavoratori, alcuni dei quali non fascisti ma socialisti.


Contrariamente alle convinzioni comuni, infatti, la RSI non era assolutamente modellata all’uniformità dittatoriale. Al contrario, credendo nella forza di persuasione, essa aveva subito aperto il dialogo permettendo comizi in piazza a socialisti e comunisti, questo nello stupore e nello sconcerto dell’alleato tedesco.


La completa perdita di consensi spinse allora i comunisti al terrorismo, unica soluzione per spezzare la spirale del confronto.


Il primo atto terroristico si ebbe proprio durante il Congresso, la notte tra il 13 e il 14 novembre, con l’assassinio del federale di Ferrara, il Maggiore Gino Ghisellini, uomo di pensiero e d’azione, in possesso di ben tre lauree, volontario nella I Guerra Mondiale, in Etiopia, in Spagna, e nella II guerra. Alla testa dei reparti d’assalto, si era guadagnato ben 3 medaglie d’argento e 3 di bronzo. Grazie all’esempio di Ghisellini, uomo rispettato e amatissimo, Ferrara fornì il nerbo della RSI. Ci furono ben 15.000 iscritti al Partito Fascista Repubblicano (Ferrara fu quinta in numero di tessere dopo Roma, Genova, Milano e Bologna ma sicuramente prima in proporzione al numero di abitanti). Oltre 10.000 ferraresi si arruolarono volontari nelle forze armate della RSI.


Il 14 novembre è dunque una data emblematica: la Repubblica Sociale esprime il programma migliore della storia moderna e conosce la reazione dei terroristi, rivoltatisi contro la giustizia, la magnanimità e la forma. E rappresenta, quindi, uno scontro di civiltà: forse l’unico vero.

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