sabato 13 Luglio 2024

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Il leader turco avanza grazie a russi ed americani

Turchia e Israele sono i due Paesi maggiormente impegnati nella mediazione tra Russia e Ucraina. Se la scorsa settimana è stato il governo israeliano a candidarsi per ospitare un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nelle scorse ore invece è stato il governo di Ankara a dirsi disponibile per un meeting di alto profilo tra Mosca e Kiev. La settimana scorsa in territorio turco si era già svolto un incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e l’omologo ucraino Dmitro Kuleba. Adesso il presidente Erdogan aspira ad essere ospite d’onore nel vertice che potrebbe risolvere l’attuale conflitto.

Il lavoro diplomatico di Ankara
La posizione turca già dal primo giorno di guerra è stata orientata verso una sorta di “equidistanza” tra Nato e Russia. Erdogan, da presidente membro di un Paese all’interno dell’Alleanza Atlantica, ha espresso da subito la condanna all’azione militare ordinata dal Cremlino contro l’Ucraina. Al tempo stesso però, a differenza degli altri capi di governo governi della Nato, si è disallineato rispetto alle sanzioni da applicare contro Mosca. In questa maniera, pur mantenendo una posizione piuttosto in linea con quella dell’Alleanza, ha mantenuto vivi i contatti con il Cremlino. Del resto per la Turchia sbarrare del tutto le porte diplomatiche con la Russia avrebbe significato inficiare profondamente alcuni dossier che Erdogan e Putin da anni stanno seguendo assieme. A partire da quello siriano, dove l’attuale equilibrio è mantenuto in gran parte dagli accordi sottoscritti dai due presenti tra il 2017 e il 2020.
Tra Ankara e Mosca il filo diretto non si è mai interrotto. E questo ha consentito anche vantaggi pratici alla Russia. L’aeroporto di Istanbul ad esempio, è diventato tra i pochi in Europa a poter essere utilizzato dalle compagnie russe. Senza gli scali turchi, i cittadini russi non potrebbero di fatto viaggiare nel Vecchio Continente. Nemmeno la chiusura del Bosforo alle navi militari di Mosca ha scalfito i rapporti tra i due governi. Anche perché la flotta russa nel Mar Nero era già schierata e questo non ha comportato grossi problemi per il Cremlino. Erdogan adesso sta cercando di far fruttare al meglio questa posizione di equidistanza. Lo si è visto già giovedì scorso, quando il suo ministro degli Esteri, Melvut Cavusoglu, ha ospitato ad Antalya un vertice tra Lavrov e Kuleba. Si tratta del principale incontro tra le due parti in guerra da quando il Cremlino ha dato il via libera alle ostilità.

La prospettiva di un incontro in territorio turco
Adesso l’ambizione di Erdogan è portare in Turchia Putin e Zelensky. Sono due quindi le potenziali sedi di un vertice al più alto livello possibile tra Russia e Ucraina. Nei giorni scorsi il premier israeliano Naftali Bennett aveva proposto Gerusalemme. Anche perché il capo del governo dello Stato ebraico si è recato il 5 marzo a Mosca per parlare direttamente con il presidente russo. I due si sono poi risentiti nei giorni successivi. Il ruolo israeliano è molto simile a quello turco: da un lato è emersa la condanna all’azione contro l’Ucraina, dall’altro però il filo diplomatico con la Russia non si è mai interrotto. Per il momento però a prendere quota è la mediazione turca. Erdogan può spendere l’importanza del suo ruolo nel mantenimento dell’equilibrio in Siria, più che mai vitale per Putin dopo la “distrazione” di forze attuata per rinforzare il fronte ucraino. Cavusoglu in questo mercoledì è stato piuttosto netto: “La Turchia si candida ad ospitare un vertice tra il presidente russo e quello ucraino”
Difficile dire però se l’incontro si terrà o meno. Sul tema nelle scorse ore è intervenuto il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, secondo cui un vertice tra il presidente russo e quello ucraino si potrebbe tenere “ma solo – si legge nelle sue dichiarazioni – per firmare accordi”. Vuol dire cioè che intanto tra le parti dovranno proseguire i colloqui e giungere a dei compromessi, non così lontani secondo le indiscrezioni di oggi rilanciate dal Financial Times. Si andrà eventualmente ad Ankara soltanto ad accordi conclusi e, si spera, a combattimenti cessati.

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