giovedì 25 Luglio 2024

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 Qualcuno, probabilmente, pagherà per questo articolo. Perché se è vero – come spiegava Brad Pitt – che “la prima regola del Fight Club è: non parlare mai del Fight Club”, il fatto che a parlarne sia addirittura la seriosa agenzia di notizie economiche Bloomberg indica una falla aperta nel muro di silenzio dei ring clandestini, degli occhi neri da nascondere sotto occhiali da sole, delle cicatrici sotto le camicie cifrate. Eppure tutto questo accade davvero: e accade sempre più spesso. Perché sarebbero sempre di più i banchieri, i broker, gli agenti di borsa di Wall Street che, per togliersi di dosso lo stress insopportabile di questi mesi di crisi, si rifugiano in un mondo dove le regole sono semplici, e brutali, come quello dei loro uffici. Ma fatto di sangue, violenza e botte: non di freddi schermi, e di numeri privi di vero significato.
Tornei e botte
“Sì, ultimamente abbiamo tra di noi parecchi ragazzi del mondo della finanza”, spiega Max McGarr, lottatore e direttore della palestra Renzo Gracie, 30esima strada Ovest, Manhattan. “Sa, se al lavoro si perdono centinaia di migliaia di dollari, è una buona cosa venir qui a smaltire la rabbia”. E così fa, ad esempio, John Cholish, 26 anni e un lavoro alla Merril Lynch, due ore al giorno a picchiare secondo regole e mosse prese in prestito dal ju-jitsu e altre arti marziali. Così fa anche Richard Byrne, Ceo di Deutsche Bank Securities. Così fa Erik Owings, coinquilino di Cholish, lottatore di professione, che con lui ha convertito un loft dell’Upper East Side in un ring, dove Byrne porta dei suoi colleghi. Per picchiarsi, certo.
La prigione del dolore
“Questa è la prigione del dolore”, spiega Brian Peganoff, assistente vice-presidente nel management del corporate cash a Deutsche Bank. Peganoff ha 27 anni, combatte da quando è bambino. Ma ora è diverso. “La gente di Wall Street è parecchio competitiva. E questa è la forma estrema di competizione. Due uomini in una gabbia. E vediamo chi è il più forte”. La lotta piace, anche da vedere. E i tornei di lotta più rischiosi sono quelli con i biglietti più costosi – e più richiesti. “Questa è una recessione”, dice McGarr. “E ci sono giorni in cui la lotta è l’unica cosa che li tiene vivi”.

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