giovedì 25 Luglio 2024

Grecia meccanica

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Stavolta è paura, paura vera. Va bene che è legittimo dubitare che i teppisti greci del 2009 abbiano visto il film Arancia meccanica, girato da Stanley Kubrick nel 1971, e tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess. Era la storia delle violente scorribande di una banda di giovinastri, che colpivano per il puro gusto di offendere, perché annoiati e perché arrabbiati contro tutto e contro tutti.

Eppure, quanto sta accadendo periodicamente in Grecia, non soltanto ad Atene ma anche a Salonicco, sembra ricalcare, almeno in parte, la trama del film. E in più, i recenti attacchi indicano le coordinate di una puntuale e complessiva strategia. Davvero inquietante. Nell’ora di punta dello scorso venerdì una trentina di ragazzi con il volto infilato nel passamontagna sono scesi dal periferico quartiere del Licabetto, la collina che domina la capitale, e dopo essersi divisi in due gruppi si sono abbandonati ad una cieca devastazione: hanno infranto le vetrine di numerosi negozi; hanno semidistrutto automobili parcheggiate (soprattutto le più lussuose) nel centrale quartiere di Kolonaki; hanno frantumato le vetrate di un paio di banche, seminando poi il panico tra la gente. Era da poco passato mezzogiorno, e molti passanti hanno cercato rifugio nelle case vicine. Sull’asfalto, decine di volantini con la richiesta di scarcerare Jorgos Vuzis Vojazis, che altro non è se un rapinatore. Chi protesta violentemente però lo descrive come autore di espropri, ricalcando il modello dei tristemente noti «espropri proletari» degli anni Settanta. Ma non è soltanto questo a turbare la gente. Che freme, come i giornali denunciano, per quanto è accaduto dopo la violenta scorribanda. I giovinastri, tra cui alcune ragazze, si sono infatti rifugiati nella palazzina dell’Università centrale. Un luogo dove possono ritenersi al sicuro, perché una vecchia legge vieta alla polizia non soltanto di fare irruzione ma di entrare negli atenei. È questo il punto che ha scatenato la rabbia dei greci, raggiunti dalla notizia che qualcosa di analogo era stato compiuto, quasi contemporaneamente, a Salonicco. I maggiori giornali e le tv si scagliano contro questi «assalti di bande coperte dall’immunità». Ma bande composte da chi? Chi si sta servendo della «zona franca universitaria»? Studenti o gruppi di facinorosi, permeabili ai provocatori? Su questo non vi sono risposte precise, anche se vi è più di una ragione per gridare allo scandalo dell’«immunità universitaria». Molti ora chiedono a gran voce di abrogare la legge, perché il clima che si respira in Grecia sta diventando veramente intollerabile.

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