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I corpi franchi di Nerdah Mya tornano nel distretto di Dooplaya

OPERAZIONE ANNUNCIATA, MA AZIONE A SORPRESA. I
CORPI FRANCHI DI NERDAH MYA RIOCCUPANO I VILLAGGI
DEL DISTRETTO DI DOOPLAYA.
15 FEBBRAIO 2010
Aveva annunciato di essere già in marcia. Molti l’avevano presa per una semplice
dichiarazione propagandistica, indirizzata alla stampa e destinata più che altro ad
infondere coraggio alle truppe dell’Esercito di Liberazione Nazionale Karen, reduci da un
periodo molto difficile.
Ma dopo dieci giorni dall..annuncio dato in occasione delle celebrazioni per il 61°
anniversario della Rivoluzione Karen, Nerdah Mya ha rioccupato i villaggi che gli scorsi
anni erano caduti nelle mani delle truppe governative birmane e dei loro alleati, i partigiani
del DKBA.
Partito con pochi uomini dalle colline di No La Kyo, a ridosso del confine tailandese, ha
percorso 40 chilometri di giungla, riunendo ai suoi corpi franchi lungo il cammino diverse
unità che si erano sparpagliate nella fitta foresta del distretto di Dooplaya.
Da diverso tempo non si vedevano così tanti soldati Karen insieme per una operazione.
Giovani reclute fresche di addestramento alternate a veterani della guerra, una lunga
colonna che silenziosamente e faticosamente ha scalato colline e guadato fiumi per
arrivare a ridosso del nemico.

Lungo il percorso, l’unità si è imbattuta in diversi campi coltivati a papavero da oppio, e
proprio avvicinandosi ad una di queste piantagioni
si è trovata sotto il fuoco di armi automatiche di una
milizia posta a difesa della preziosa coltivazione. Lo
scambio di colpi è durato pochi istanti, e si è
concluso con la fuga dei trafficanti.
Le “Special Black Forces” (così sono stati
battezzati i corpi franchi Karen) hanno scoperto un
rifugio dei coltivatori, in cui sono stati trovati oppio,
sementi di papavero, additivi chimici per la
produzione di anfetamine. Ad una prima sommaria
valutazione, il fatturato della piantagione è stato
stimato attorno ai 600.000 euro, e si sta parlando
solo del ricavato che toccherà ai coltivatori una volta che sarà raccolta la gomma di oppio.

Incalcolabili poi i guadagni dei boss, che a quanto pare si trovano da una parte e dall..altra
del confine birmano-thailandese,
un’allegra combriccola di spietati
ufficiali, poliziotti corrotti, gangsters,
e colletti bianchi.
“Noi dobbiamo combattere la nostra
guerra per la sopravvivenza” – ha
detto Nerdah di fronte ai terreni
coltivati – “e ci troviamo inoltre
sotto il fuoco dei criminali. I governi
dicono che siamo bravi, onesti,
perché non ci immischiamo con il
traffico di droga. Sono solo parole.
Perché nessuno ci aiuta veramente
a vincere la nostra battaglia per la
libertà? Se avessimo il controllo di
queste regioni, se non dovessimo
preoccuparci dell’esercito birmano che opprime la nostra gente, se avessimo più mezzi a
disposizione posso assicurarvi che qui non crescerebbe nemmeno un papavero”. Ripresa
la marcia, la colonna ha bivaccato
molte notti in diversi angoli della
giungla, conosciuti dai soldati più
esperti. Un anziano guerriero ha
guidato il gruppo attraverso una zona
densamente minata. Per un..ora il
passo dei volontari si è fatto
lentissimo, ogni soldato ripeteva con la
mano per il compagno che lo seguiva
– indicazione ricevuta da chi
camminava davanti a lui circa la
probabile posizione di una mina
antiuomo. Un passaparola silenzioso,
che aveva inizio dal vecchio
combattente che guidava la colonna:
una specie di pirata dalle cosce
tatuate e dallo sguardo penetrante
che, tra un ordigno e l’altro, abbiamo
seguito con fiducia.
Percorrere la via più pericolosa ha
permesso alle “Special Black Forces”
di sbucare vicino al nemico dal lato da
questi considerato più “sicuro”, proprio
perché difeso dagli insidiosi strumenti
esplosivi. Così, l’annunciata
operazione di Nerdah, si è trasformata in una vera sorpresa per i partigiani
collaborazionisti e per le truppe birmane, che non hanno nemmeno tentato una resistenza.
Sbucati dalla giungla, i corpi franchi di Nerdah sono arrivati nelle vicinanze del villaggio di
Maw Poe Kloe in numero decisamente imponente: le pattuglie del DKBA hanno alzato i
tacchi, per ritirarsi nella base di Bla Tho.

La marcia è continuata a ritmo elevato fino a Maw Khee, villaggio ben noto ai volontari di
“Popoli” per le frequenti visite compiute fino a due anni fa dai medici e dagli infermieri della
Comunità nonostante l’insediamento sia a pochi minuti di marcia da una postazione
dell..esercito birmano. Una squadra di birmani, 20 soldati, diretta a Maw Khee per
intercettare i “ribelli”, si è ritrovata invece a evitare per un soffio l’accerchiamento da parte
dei corpi franchi.

La popolazione ha accolto i volontari Karen offrendo cibo e rigenerante acqua di cocco,
mentre gli infermieri al seguito delle truppe hanno visitato decine di civili, in buona parte
donne e bambini che da due anni non vedevano un farmaco.

Poi, in pieno giorno, quasi come gesto di sfida nei confronti del nemico, la colonna ha
sfilato sulla pista polverosa che da Maw Khee conduce a Ko Pu Khee e a Paw Bu La Hta,
importanti insediamenti agricoli, mostrandosi sfacciatamente ai birmani che stazionano su
di una collina a tre chilometri di distanza. “Ora arrivano le bombe” ripetevano i più
giovani che si aspettavano una scarica di colpi dai mortai da 81 millimetri posizionati nella
roccaforte dei soldati di Rangoon. Ma il torrido pomeriggio è stato percorso soltanto dal
surreale suono delle cicale, e dal passo dei “jungle boots” che sollevavano nubi di fine
polvere rossa.
Entrati anche nei due villaggi precipitosamente abbandonati dal DKBA e posizionate le
vedette, i volontari si sono accasciati finalmente per riposare un po.. dopo la lunga marcia.
La soddisfazione si leggeva nelle facce dei soldati. Uno di loro, un giovane dagli occhiali
alla Gandhi non riusciva a trattenere un sorriso di gioia: “Finalmente sono al fronte” – ha
detto dopo aver prosciugato la sua borraccia – “finalmente qui, a battermi per il mio
popolo, per la mia terra, per la rivoluzione Karen. Proprio come fece mio padre. E come
fece mio nonno prima di lui”.
Nerdah Mya ha mantenuto la sua promessa. La prossima mossa tocca ora ai birmani.

Un fascio di verghe come emblema dei corpi franchi. Il significato: “uniti vinceremo”

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