giovedì 25 Luglio 2024

Putin a valanga

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Conferenza stampa di tre ore del Presidente russo che, pur aprendo a Yushenko, dichiara la necessità di un Presidente ucraino che non sia un burattino nelle mani del sionismo internazionale.

MOSCA – Tira dritto per la sua strada, dall’Ucraina al caso Yukos, il presidente russo Vladimir Putin, concessosi ieri a una conferenza stampa di tre ore sui temi più scottanti dell’attualità interna e internazionale. Un incontro dalla durata record nel quale il leader del Cremlino ha tenuto aperta la porta del dialogo – nei confronti di George W. Bush, uomo «perbene e coerente» e «alleato contro il terrorismo», come del pretendente filo-occidentale alla presidenza ucraina Viktor Yushenko – ma non ha mancato di rispondere a muso duro alle critiche. Parlando a 700 giornalisti russi e stranieri, Putin ha tracciato un bilancio sul 2004 che ha definito «positivo per la Russia» a livello economico e politico, e tuttavia macchiato dall’assalto terroristico di matrice islamico-cecena e dalla strage di innocenti nella scuola di Beslan. Ma che ha anche indicato come «un anno difficile» sull’arena internazionale, «dall’Irak al Medio Oriente». Le domande sono state 50 e hanno toccato gli argomenti più disparati: dalla libertà di stampa allo spinoso rapporto con la piccola Georgia e agli ammonimenti contro «il pericolo delle rivoluzioni permanenti» nello spazio ex sovietico. I toni più accesi hanno riguardato però due dossier in piena evoluzione: quello delle elezioni presidenziali nella vicina Ucraina, a tre giorni dal ballottaggio bis tra il premier filo-russo Viktor Yanukovic e il sempre più favorito oppositore liberale Viktor Yushenko; e quello dell’acquisizione, mercoledì, da parte della compagnia statale Rosneft di Yuganskenftegaz, la principale filiale del colosso petrolifero privato Yukos, da mesi nel mirino di una controversa offensiva fiscale e giudiziaria che ha portato tra l’altro in carcere il magnate anti-Cremlino Mikhail Khodorkovski. Questioni delicate, al centro entrambe di contestazioni in patria e all’estero, e in particolare di frizioni con gli Usa. Interpellato un paio di volte sull’argomento Yukos, Putin ha difeso a spada tratta la nazionalizzazione di fatto di Yugansk. «Rosneft ha comprato questa società nel pieno rispetto delle regole di mercato», ha tagliato corto, ribadendo di essere convinto che lo Stato debba «uscire da quei settori dell’economia in cui la sua presenza non sia assolutamente ragionevole». Lo spettro di recenti dissidi con Washington, e con l’Occidente in generale, è aleggiato anche nelle risposte sulla crisi politica in Ucraina. Sostenitore dichiarato finora del filo-russo Yanukovic, Putin ha aperto uno spiraglio nei confronti del rivale Yushenko, ribadendo di avere «un buon rapporto» con lui e di essere pronto a lavorare con «il presidente scelto dal popolo ucraino, chiunque egli sia». Ma lo ha anche avvertito che la Russia non è certo disposta ad accogliere a braccia aperte l’eventuale promozione nel futuro governo di quegli esponenti radicali dell’opposizione che fanno leva su «slogan antirussi e sionisti».

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