domenica 21 Luglio 2024

Questione di cuore

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La madre, la foglia e il dottore

Un cerchio che si chiude, un trapianto che salva una vita…anzi due. Era il 1989 quando Roberta Rapisardi, 28 anni, si rivolse al cardiochirurgo Ugolino Livi a causa di una grave cardiopatia. Su di lei, a Padova, venne eseguito un trapianto di cuore, il primo di Livi in prima persona. L’intervento riescì perfettamente. Dopo 33 anni la stessa operazione salva la figlia della donna: a operarla sempre Livi nell’ultimo trapianto della sua carriera da direttore della Cardiochirurgia del Santa Maria della Misericordia di Udine. A raccontarlo Il Messaggero Veneto e il Piccolo di Trieste.
La storia – Dopo il trapianto Roberta sta bene e dopo alcuni anni diventa mamma. A Benedetta, sua figlia, si manifesta però la stessa cardiopatia. Oggi la giovane ha 25 anni e a ottobre ha subito lo stesso intervento della madre. Quando Roberta decide di avere un figlio, sa che la cardiopatia può essere a rischio trasmissione genetica, ma vuole correre il rischio. Livi racconta che Roberta “venne a partorire a Padova, voleva il cardiochirurgo che l’aveva trapiantata vicino. Allora non erano molte le donne trapiantate di cuore che avevano avuto figli. Ora accade quasi normalmente”.

La malattia e il trapianto della figlia
Dopo pochi anni a Benedetta si manifesta però la stessa malattia della madre. Roberta cerca nuovamente Livi, che la indirizza al centro specializzato in cardiopatie diretto da Giancarlo Sinagra a Trieste. Qui Benedetta viene seguita a lungo ma poi, quando la situazione si aggrava, la giovane si ritrova nel reparto di terapia intensiva, dove rimane due mesi in attesa di un cuore compatibile. “Non era facile trovarlo – spiega Livi – lei minuta di corporatura aveva bisogno di un cuore piccolo con caratteristiche particolari. L’occasione è arrivata e oggi Benedetta è a qualche settimana dal trapianto e sta molto bene”.

La testimonianza della mamma
“Ogni mattina quando mi alzo – racconta Roberta – anziché pensare ‘sono una trapiantata’ penso a vivere normalmente la giornata. Tutto questo è servito a Benedetta per affrontare la paura dell’intervento”.
Dal primo novembre Ugolino Livi, già direttore della Cardiochirurgia dell’Azienda sanitaria universitaria Santa Maria della Misericordia, ha lasciato il testimone ai suoi allievi.

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