giovedì 22 Febbraio 2024

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Più dura, per i compagni di prigionia, la convivenza con la Betancourt che non lo stare in mano alle Farc

“Egoismo, orgoglio e arroganza”: questo il ritratto non troppo lusinghiero di Ingrid Betancourt nel racconto di tre ex compagni di prigionia, i contractor statunitensi Marc Gonsalves, Tom Howes e Keith Stansell, autori del libro “Liberi dalla prigionia, sopravvivere 1.967 giorni nella giungla colombiana”. Liberati insieme all’ex candidata alle presidenziali il 2 luglio scorso, i tre erano stati catturati dalle milizie ribelli delle Farc nel febbraio del 2003 mentre erano impegnati in un’operazione antidroga. Betancourt secondo il racconto dei tre americani: “Non aveva certo l’aria molto diplomatica, disse ‘metteteli da qualche parte’. Non era una richiesta, era un ordine”. “Alcune delle guardie ci trattarono meglio di quanto non fece lei. Era lei la padrona del gulag”, punta il dito il 44enne Stansell, ex marine. “Ho visto con i miei stessi occhi mentre cercava di impadronirsi del campo con una arroganza fuori controllo. Gli aguzzini — aggiunge — ci trattavano meglio di lei”. Durante la prigionia la Betancourt avrebbe più volte sottratto cibo ai suoi compagni di sventura, cercando sempre di accaparrarsi il giaciglio migliore dove dormire.

Evidentemente le FARC avevano fatto credere a Ingrid di trovarsi nella “jungla dei famosi” o su “scherzi a parte”

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