lunedì 22 Luglio 2024

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Alla metà degli anni ’70 alcuni economisti conservatori (Friederich Von Hajek & Milton Friedman, dell’Universita’ di Chicago) teorizzano che il futuro dello sviluppo della ricchezza planetaria sia possibile solamente “liberando” le economie dal controllo degli Stati e dal peso di sistemi di tutela sociale (il che significa eliminazione progressiva di: aziende pubbliche, barriere doganali, limiti alla circolazione dei capitali, sindacalizzazione, stato sociale).
Questi pensatori, sostenuti da grandi capitali privati, invadono i centri di formazione degli economisti, forgiando generazioni di amministratori pubblici e privati, convinti dei meriti di questa dottrina economica. 
Il loro motto sarà: il Pubblico è obsoleto, il Privato è il futuro; i Mercati non devono conoscere ostacoli.  I loro alfieri politici saranno  Ronald Reagan e Margaret Thatcher naturalmente affiancati dai massimi organi di gestione delle economie mondiali cioè il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale: nasce così il Neoliberismo, risposta di una parte del mondo economico e finanziario ai cosiddetti malesseri creati da quarant’anni di dominio Pubblico sull’economia.
Le teorie economiche neoliberiste promettono alla società civile occidentale e ai Paesi poveri un futuro di benessere economico che deriverebbe dalla distribuzione “verso il basso” della ricchezza accumulata “in alto” dalle élites finanziarie, una volta che queste si siano liberate dai “freni” della politica e delle tutele sociali .
Questa nuova dottrina economica per sostenersi e cementarsi  necessita di forti regole globali: viene cosi concepita nel 1994,  l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che diviene  il grande motore della Globalizzazione dei mercati, in senso neoliberista ed è formato da 136 Paesi (inclusa la Cina nonostante le critiche sulle violazioni dei diritti umani), fra cui naturalmente tutte le nazioni più ricche .
Esso ha il potere di decidere le regole dei commerci globalizzati e queste regole sono sovranazionali cioè una volta ratificate dai governi membri hanno più potere di qualunque legge nazionale.
Il WTO dopo un primo momento di apparente beneficio, apportato dal  raddoppio percentuale del libero commercio internazionale, mostra i suoi effetti negativi: in USA, per esempio, diminusce il potere di acquisto medio degli stipendi  americani (in particolare una fetta dei salari  perde l’11% in valore) ed  il numero di cittadini privi di assistenza sanitaria sale da 34 a 43 milioni portando in seguito la crisi del mercato immobiliare e dei mutui che ha messo a dura prova l’economia a stelle e striscie.
Inoltre il WTO è solo apparentemente  equanime ma grazie suoi regolamenti  i paesi poveri al suo interno non hanno voce in capitolo, poiche’ ricattabili dai partner piu’ ricchi a causa dello schiacciante debito estero che hanno accumulato.
Soprattutto, essi non posseggono il personale qualificato in numero sufficiente, e le risorse economiche per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli “Accordi del WTO”, per cui ne sono tagliati fuori.
Dunque il WTO, ed il neoliberismo che lo ha portato alla ribalta,  piuttosto che giovare ai paesi membri, come promette, li danneggia gravemente con evidenti conseguenze economiche,  ambientali (vedi il mancato accordo globale sui CFC) ed il  rischio di cancellare intere culture locali.
Le uniche a giovarne sono le multinazionali come Chiquita, Del Monte, Nestlé, Philip Morris, Eni, etc.
Grazie agli accordi del WTO,  la Del Monte può recintare i campi di frutta esotica con il filo spinato e ordinare ai custodi che sorvegliano i lavoratori  di “sparare a vista” se qualcuno di loro tenta di fuggire.
Sarà questo che si intende per “Repubblica delle banane”?

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