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Tempi Moderni
Poi toccherà ai pregiudicati, quindi a voi. PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Venerdì 22 Ottobre 2004 01:00

Inserito un microchip in seicento storioni lasciati in libertà per monitorarne la storia giorno per giorno. Apparentemente per ragioni nobili, ma l’inevitabile conclusione…

MILANO - Seicento storioni con qualcosa in più. Un microchip che ne monitorerà la storia giorno per giorno. Sono quelli liberati dall'Ersaf (Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste della Lombardia) nelle acque dell'Adda a Formigara (Cremona), e nella lanca del Po a Spinadesco. Appartengono alla razza autoctona Cobice, hanno al massimo due anni di vita e misurano non più di 80 cm di lunghezza. PROGETTO - E' il secondo atto di un progetto che dura da oltre 10 anni, quello del ripopolamento dello storione nei fiumi lombardi, volto a reintrodurre questo antichissimo pesce, che esiste da oltre 200 milioni di anni ed ha un'aspettativa di vita di 60 anni. Ma delle cui abitudini di vita si sa ancora poco. «Nonostante viva da sempre a contatto con l'uomo - spiega Giovanni Arlati, veterinario e responsabile Ersaf del progetto relativo agli storioni - dello storione sono ancora ignote molte cose. I 600 esemplari liberati sono stati marcati con dei veri e propri trasponder posizionati tra la quarta e la quinta vertebra in grado di identificarli e di rivelarci dove sono andati. Nei prossimi anni ci sarà un monitoraggio per ritrovarli e sapere quindi dove sono andati e come sono cresciuti. Gli esemplari liberati sono stati anche geneticamente caratterizzati in modo da poter identificarli anche se il chip per qualche motivo non funzionasse più». Lo storione infatti anche se si riproduce in acque dolci vive solitamente in acque salmastre e quindi non è improbabile che tra qualche anno si scopra che raggiunga anche il mare aperto. Il progetto dell'Ersaf Lombardia in questi anni, già da prima del 1992, anno in cui l'Unione europea ha sancito la protezione assoluta di questo tipo di pesci, è quello di favorirne il ripopolamento con immissioni graduate e controllate.
«Abbiamo immesso nei fiumi lombardi in questi anni oltre 250.000 esemplari - spiega Arlati - ora per un periodo di 5-10 anni provvederemo al monitoraggio, per poi consentire in un futuro una pesca controllata di questi esemplari dalle carni particolarmente prelibate. Al momento però la loro pesca resta assolutamente vietata». L'obiettivo a più lungo termine è quello di riportare lo stato dei fiumi lombardi a quando non erano ancora stati contagiati dall'inquinamento e dagli sbarramenti. Quando anche a Torino un pescatore poteva lanciare la lenza dalla riva del Po e catturare questi straordinari pesci.

 
Quelli che sperano in Dio PDF Stampa E-mail
Scritto da Agr   
Venerdì 22 Ottobre 2004 01:00

Troppo vili per prender posizione, si affidano alla speranza che gli altri muoiano. In questo caso, Fidel

BRUXELLES - "Tutti stiamo aspettando la morte di Fidel Castro. E' l'unica soluzione per la democratizzazione di Cuba". Lo ha detto Loyola De Palacio, commissario Ue all'Energia e ai trasporti, durante un incontro informale con la stampa spagnola a Bruxelles. Poi ha aggiunto: "Non dico che lo uccidano, io non auguro la morte a nessuno. Ma ho dubbi che con lui in vita possa cambiare qualcosa a Cuba".

 
Impiccati al cordone ombelicale PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 21 Ottobre 2004 01:00

Gli italiani sono sempre più aggrappati alle gonnelle di mammà. Quasi sessant’anni di antifascismo ci hanno rigettato in un’era preromana

MILANO, 21 OTT - Per i milanesi il criterio di scelta della casa, in piu' del 50% dei casi, e' la vicinanza ai genitori. Lo rileva uno studio.Secondo una ricerca della Camera di Commercio, infatti, abbandonare il tetto materno non significa allontanarsi da papa' e mamma. Nel 40% dei casi il loro sostegno finanziario, stimato a Milano in due miliardi di euro l'anno, e' provvidenziale (oltre che a fondo perduto). Un aiuto che per 4 genitori su 10 e' frequente elargire anche dopo i 30 anni dei figli.

 
Benigni… PDF Stampa E-mail
Scritto da www.assodigitale.it   
Giovedì 21 Ottobre 2004 01:00

Cellulari: l'uso eccessivo del telefonino aumenta il rischio di tumori al nervo acustico

Una ricerca condotta dall'Istituto svedese di medicina ambientale (Imm) conferma che un utilizzo eccessivo del telefono cellulare, dopo dieci anni può aumentare il rischio di sviluppare tumori benigni al nervo acustico.
E' quanto emerge da una ricerca choc condotta dall¹Istituto svedese di medicina ambientale.
"Quando abbiamo preso in esame il lato della testa su cui viene di solito tenuto il telefono - ha precisato l'istituto in una nota - abbiamo scoperto che il rischio di neuroma acustico era quattro volte più alto rispetto al lato su cui non viene poggiato solitamente l'apparecchio".
Per i ricercatori però è ancora presto per reoccuparsi.
La ricerca, che ha preso in esame 750 persone, tra cui 150 con neuroma acustico, è stata condotta usando solo telefoni Tacs (vecchia generazione) e non è attendibile sui Gsm.
Inoltre deve essere confermata da altri studi - come hanno sottolineato all'Imm - prima di poter giungere a conclusioni.
I neuroma non sono letali, ma possono crescere fino a sviluppare una massa che preme sul cervello
Prima di giungere a conclusioni definitive, hanno spiegato inoltre gli specialisti dell¹Imm, si dovranno fare ulteriori accertamenti.
Nel frattempo utenti e produttori di cellulare tirano un sospiro di sollievo
 
Contreccezionale! PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 21 Ottobre 2004 01:00

Sms alle 15enni di Birmingham: ricordatevi di prendere la pillola.

LONDRA - Le quindicenni di Birmingham si vedranno recapitare un messaggio sul cellulare che recita cosi': ''Hai preso la pillola oggi?''. Il mittente sara' l'Unita' sanitaria locale che fa capo al South Birmingham Primary Care Trust e rientra tra le misure studiate per contrastare il record britannico della piu' alta percentuale di mamme minorenni in Europa. Il Primary Care Trust, che gestisce le unita' sanitarie del sud di Birmingham, ha investito 5.000 sterline nel progetto (circa 8.000 euro) per inviare ogni giorno un messaggio a 300 ragazze della zona che abbiano aderito al programma. Chi di loro vuole essere sicura che i genitori non verranno a sapere che fanno uso di questo metodo contraccettivo possono richiedere un messaggio in codice, come ''Chiama Alex'' o ''Porta a passeggio il cane''.

A Birmingham, dove il tasso di gravidanza tra teenager e' pari a una su dieci, le voci discordanti non si sono fatte attendere. C'e' chi ritiene che l'iniziativa rischi di minare il rapporto tra genitori e figlie e c'e' chi teme che le ragazze trascureranno le misure di prevenzione per le malattie che si trasmettono per via sessuale. Dall'altra parte ci sono le statistiche. Secondo il dipartimento di Birmingham che da' assistenza alle teenager incinte, le giovani donne dimenticano di prendere la pillola otto volte all'anno: una dimenticanza che e' anche uno dei motivi principali della gravidanza tra le minorenni. Il Regno Unito non ha solo il primato di gravidanze tra minorenni, ma ha anche alte percentuali di aborti: uno su cinque coinvolge una ragazza con un totale di 3.500 gravidanze interrotte ogni anno da giovani sotto i 16 anni.

 
Quando il rapimento dà alla testa PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Lunedì 18 Ottobre 2004 01:00

Incredibile ma vero: Salvatore Stefio - uno dei quattro italiani rapiti tempo fa in Iraq in circostanze ancora non chiare - è stato nominato Cavaliere Templare. Ora ci manca solo che Agliana diventi samurai e Cupertino dichiari di essere Napoleone. La “Nuova Militia” fondata da San Bernardo ha fatto proprio una brutta fine

Salvatore Stefio, uno dei quattro ex ostaggi italiani in Iraq, torna far parlare di sè: con una cerimonia ufficiale nella chiesa di San Giovanni dei Napoletani, sede della Commenda di Palermo, è stato nominato cavaliere templare. Vestito con un mantello bianco con un croce rossa sul petto è entrato a far parte della congregazione nata nel 1119: "E' un momento significativo per me che ho vissuto la prigionia in terra islamica".

Insieme a Stefio sono stati insigniti altri sei cavalieri e due scudieri. Fra di loro avvocati, geologi, e una psichiatra. La cerimonia alla quale hanno preso parte anche la moglie dell'ex ostaggio, Emmanuela Nicolosi e il loro figlio, è stata celebrata dal Gran Precettore d'Italia e Commendatore di Palermo, Pietro Testa.

"I cavalieri - dice Stefio - sono stati un elemento di congiunzione tra il cristianesimo e l'islam in un ottica di missione di pace". "Da questo momento sarà compito dei cavalieri - ha aggiunto Testa - diffondere i nostri principi che sono il rispetto, la reciproca fiducia e assistenza, il dovere della carità e la disponibilità verso gli altri".

La congregazione dei templari della quale da ora fa parte Stefio si sviluppò nel 1119, a partire da una piccola formazione di nove cavalieri capeggiata dai crociati francesi Ugo des Payens e Goffredo di Saint Omer. Lo scopo dell'iniziativa, ben accolta da Baldovino II Re di Gerusalemme, era quello di proteggere i pellegrini che si recavano in Terra Santa, "lungo le insicure vie che conducono da Gerusalemme al Giordano".

Successivamente i Templari furono i principali difensori degli Stati latini (e non solo), prendendo attivamente parte ai combattimenti. Il nome dell'ordine deriva dal fatto che Re Baldovino posizionò i cavalieri nella moschea di Al-Aqsa, sulla spianata del distrutto tempio di Salomone. I templari ottennero l'approvazione papale, e nel 1128 al Concilio di Troyes fu stabilita per loro una regola, redatta da San Bernardo da Chiaravalle, ispirata alla regola cistercense.

Dai "fratelli" Cistercensi, i Templari ereditarono anche il colore del mantello: bianco. La gerarchia all' interno dell'Ordine prevedeva al vertice il maestro, la cui autorità era limitata da un capitolo composto dai dignitari (il siniscalco, il comandante del Regno di Gerusalemme, il drappiere, il comandante delle altre regioni).

 
Tu non sei il vestito che indossi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Lunedì 18 Ottobre 2004 01:00

La polemica – piuttosto ridicola, in verità – sui pantaloni a vita bassa delle adolescenti mette a nudo il vuoto interiore di un’intera generazione. Ci si veste tutti uguali per avere più personalità (?); oppure, semplicemente, si segue la corrente imitando i divi, nella certezza che non si sarà mai come loro. Cercasi disperatamente un'idea rivoluzionaria per riempire il vuoto.

INSEGNARE a scuola mette in contatto con le verità del giorno: è come raccogliere uova appena fatte, ancora calde, magari con il guscio un po' sporco. Gli storici interrogano i secoli, ma in una classe di una qualsiasi periferia italiana si ascolta il battere dei secondi. Ebbene, oggi una ragazza di quindici anni, un'allieva che non aveva mai rivelato una particolare brillantezza, ha fatto una riflessione che mi ha lasciato a bocca aperta.

Eravamo negli ultimi dieci minuti di lezione, quelli che spesso si spendono in chiacchiere con gli alunni. La ragazza raccontava di volersi comprare un paio di mutande di Dolce e Gabbana, con quei nomi stampati sull'elastico che deve occhieggiare bene in vista fuori dai pantaloni a vita bassa. Io le obiettavo che lungo la Tuscolana, alle sei di pomeriggio, passeggiano decine e decine di ragazze vestite così.

Non è un po' triste ripetere le scelte di tutti, rinunciare ad avere una personalità, arrendersi a una moda pensata da altri? E da bravo professore un po' pedante le citavo una frase di Jung: "Una vita che non si individua è una vita sprecata". Insomma, facevo la mia solita parte di insegnante che depreca la cultura di massa e invita ogni studente a cercare la propria strada, perché tutti abbiamo una strada da compiere.

A questo punto lei mi ha esposto il suo ragionamento, chiaro e scioccante: "Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi possono permettersi di avere una personalità? I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione, loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l'ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra sarà una vita inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio quel ragazzo moro o quell'altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci delle mutande uguali a quelle di tutti gli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe".

Tanta disperata lucidità mi ha messo i brividi addosso. Ho protestato, ho ribattuto che non è assolutamente così, che ogni persona, anche se non diventa famosa, può realizzarsi, fare bene il suo lavoro e ottenere soddisfazioni, amare, avere figli, migliorare il mondo in cui vive. Ho protestato, mettendo in gioco tutta la mia vivacità dialettica, le parole più convincenti, gli esempi più calzanti, ma capivo che non riuscivo a convincerla. Peggio: capivo che non riuscivo a convincere nemmeno me stesso. Capivo che quella ragazzina aveva espresso un pensiero brutale, orrendo, insopportabile, ma che fotografava in pieno ciò che sta accadendo nella mente dei giovani, nel nostro mondo.

A quindici anni ci si può già sentire falliti, parte di un continente sommerso che mai vedrà la luce, puri consumatori di merci perché non c'è alcuna possibilità di essere protagonisti almeno della propria vita. Un tempo l'ammirazione per le persone famose, per chi era stato capace di esprimere - nella musica o nella letteratura, nello sport o nella politica - un valore più alto, più generale, spingeva i giovani all'emulazione, li invitava a uscire dall'inerzia e dalla prudenza mediocre dei padri. Grazie ai grandi si cercava di essere meno piccoli. Oggi domina un'altra logica: chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori per sempre. Chi fortunatamente ce l'ha fatta avrà una vita vera, tutti gli altri sono condannati a essere spettatori e a razzolare nel nulla.

Si invidiano i vip solo perché si sono sollevati dal fango, poco importa quello che hanno realizzato, le opere che lasceranno. In periferia ho conosciuto ragazzi che tenevano nel portafoglio la pagina del giornale con le foto di alcuni loro amici, responsabili di una rapina a mano armata a

 
Troppi consumi, il pianeta è stanco PDF Stampa E-mail
Scritto da ANTONIO CIANCIULLO   
Sabato 16 Ottobre 2004 01:00

Auto, carta, energia: la corsa allo spreco continua a crescere.




Negli Stati Uniti ci sono più automobili che cittadini con patente, i grandi fuoristrada dai consumi spropositati tirano la volata delle vendite, le compagnie minerarie mangiano le montagne ridecendone l'altezza anche di decine di metri. E la Cina cresce a un ritmo impressionante: a questa velocità nel 2015 avrà 150 milioni di automobili, 18 milioni in più rispetto a quelle he giravano nel 1999 negli Stati Uniti.

Sono due dei flash contenuti nello "State of the World 2004", il rapporto del Worldwatch Institute appena uscito in Italia con le Edizioni Ambiente. Il rapporto ha cambiato formula: è diventato una monografia quest'anno dedicata ai consumi. Un settore caratterizzato da una crescita che non basta a far uscire l'economia da una lunga crisi strisciante ma che è sufficiente a produrre un impatto ambientale devastante il cui costo non viene inserito nei conteggi ufficiali.

Mentre due quinti della popolazione mondiale (2, 8 miliardi di persone) vivono con meno di due dollari al giorno, il mercato dei consumatori si allarga anche nei paesi in via di sviluppo e la pressione sugli ecosistemi cresce. Ad esempio l'uso della carta è sestuplicato tra il 1950 e il 1997 e raddoppiato dalla metà degli anni Settanta a oggi: gli Stati Uniti consumano un terzo della carta prodotta nel mondo, 300 chili l'anno a testa, contro un quarto di un indiano. Entro il 2050 - prevede il Worldwatch Institute - la produzione di carta e pasta da legno potrebbe arrivare a rappresentare più della metà della domanda mondiale industriale di legno.

Nell'arco di un terzo di secolo (tra il 1960 e il 1995) l'uso dei minerali è aumentato di due volte e mezza, quello dei metalli del 210 per cento, del legname del 230 per cento, dei materiali sintetici del 560 per cento. E contemporaneamente è cresciuta la potenza del sistema estrattivo: negli Stati Uniti tra il 1960 e i primi anni Novanta la capienza degli autotreni è aumentata di otto volte passando da 32 a 240 tonnellate; nello stesso periodo, sempre negli Usa, il minerale estratto da ogni minatore è triplicato; e gli impianti di lavorazione del legname sono arrivati a inghiottire fino a cento autotreni di legno al giorno.

E' un sistema che si regge su un doppio errore. Il primo è ecologico: i rifiuti vengono eliminati con scarsa attenzione all'impatto sugli ecosistemi producendo un inquinamento significativo. Il secondo è economico: il mancato riutilizzo degli scarti di produzione comporta un formidabile spreco, ad esempio per ogni tonnellata di rame utilizzata si creano 110 tonnellate di materiali di scarto.

L'alternativa alla cultura dello sperpero è il ciclo chiamato "dalla culla alla culla": anziché limitarsi a rincorrere la marea montante dei rifiuti, si punta a una struttura produttiva in cui "i cicli della natura fungono da modelli per un design umano a impatto solo positivo. All'interno di questa struttura possiamo creare economie che dipendano dalla disponibilità di energia solare, che non producano rifiuti tossici, che usino materiali sicuri e sani, che siano di alimento per la terra o che possano avere un riciclo illimitato".

Lo "State of the World 2004" non si limita a tracciare il profilo teorico del nuovo modello produttivo, ma elenca decine di esempi di innovazioni vincenti sia sotto il profilo economico che sotto quello ecologico. Si va dal successo del tessuto per tappezzeria Climatex Lifecycle, una miscela di lana priva di residui antiparassitari colorata e lavorata senza usare sostanze tossiche, alla moquette Zeftron Savant basata su una fibra illimitatamente riutilizzabile. Dalle potenzialità del riciclo (con i 32 miliardi di lattine buttate via nel 2002 dagli statunitensi si potrebbe ricavare l'alluminio necessario a ricostruire l'intera flotta aerea commerciale del mondo una volta e mezza) a quelle del passaggio dalla proprietà dell'uso de

 
In pieno nell’età oscura PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Gli scienziati avvisano: cresce l'inquinamento luminoso, in Italia addio alle notti stellate tra un quarto di secolo.

MILANO - Ci attende un cielo sempre più buio. Ancora 25 anni di luci sempre più intense, diffuse e accese per tutta la notte e la Via Lattea scomparirà dai cieli italiani. O, meglio, dalla nostra vista.

Già adesso per tre italiani su quattro la notte non scende mai e oltre la metà non riesce più ad ammirare il cielo: la colpa è dell'aumento delle sorgenti di luce artificiale, un fenomeno che, quando assume particolare concentrazione, viene definito «inquinamento luminoso». Dalle aree urbane si sta estendendo all'intera penisola. Astrofili, astronomi e ambientalisti si preparano quindi a scendere di nuovo in campo in difesa delle notti buie e stellate di un tempo, nella giornata nazionale contro l'inquinamento luminoso in programma sabato 16 ottobre.

GIORNATA NAZIONALE INQUINAMENTO LUMINOSO - La giornata, osserva l'Unione astrofili italiani (UAI), «è una delle occasioni durante le quali viene posta l'attenzione di tutti sullo spreco energetico perpetrato da quelle fonti che disperdono la luce verso l'alto: globi luminosi nelle città e nei parchi urbani, torri-faro che puntano verso il cielo e fari rotanti che contaminano le bellezze del firmamento». Luci della città sempre più intense e rivolte verso il cielo a cancellare stelle e costellazioni, tanto che in meno di 25 anni la nostra galassia, la Via Lattea, potrebbe diventare del tutto invisibile da qualunque punto del territorio italiano a livello del mare. Lo ha calcolato l'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso (ISTIL), confrontando una mappa della luminosità del cielo ottenuta nel 1971 da tre astronomi della Specola Vaticana con i dati attuali, ottenuti utilizzando i dati forniti dai satelliti del Defence Meteorological Satellite Program dell'aeronautica militare statunitense, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

LE REGIONI PIU' PENALIZZATE - «Il cielo notturno in Italia è molto più degradato di quanto si creda normalmente», ha osservato l'astronomo Pierantonio Cinzano, che si occupa di ricerca sull'inquinamento luminoso presso l'università di Padova e l'Istil, autore del primo atlante dell'inquinamento luminoso insieme al fisico Fabio Falchi. Secondo i dati più aggiornati raccolti dall'Istil, un bel cielo stellato è ormai un ricordo in Lombardia, Campania e Lazio, dove la popolazione non riesce più a vedere la Via Lattea nemmeno nelle notti più serene. Troppo luminosi anche i cieli di Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, e in Sicilia, Veneto, Piemonte, Puglia e Friuli Venezia Giulia un abitante su due non riesce a distinguere la

 
11 settembre, ed ora il marchio della bestia. PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Un codice a barra a impianto sottocutaneo per registrare l’identità di ogni individuo, oramai androide: questa la migliore trovata per dare corpo a quella “civiltà” che si sarebbe scontrando con la barbarie… Ufficialmente per combattere il terrorismo, questa misura spiega in realtà una delle ragioni per cui è stato alimentato il terrorismo laddove si puote quel che si vuole

WASHINGTON - Ci aveva gia' pensato Steven Spielberg in 'Minority Report'. Il governo messicano ne ha munito un migliaio di persone, tra cui 200 funzionari del Ministero della Giustizia, per proteggere informazioni riservate. Una discoteca di Barcellona, in Catalogna, l'ha offerta ai propri clienti come dispositivo per prepagare le consumazioni.
Ora tocca agli Stati Uniti, dove la carta di identita' sottocutanea, con un microchip grande come la capocchia di uno spillo impiantato nell'avambraccio sta diventando realta'.
La Food and Drug Administration (Fda) statunitense, l'agenzia federale che da' il via libera o boccia i nuovi medicinali, ha autorizzato oggi la commercializzazione del VeriChip, una vera e propria carta di identita' in miniatura, da portare su di se' in maniera permanente.
Per il momento il VeriChip, messo a punto dalla Applied Digital, una societa' di Delray Beach in Florida , servira' soprattutto a medici e pazienti, perche' conterra' informazioni come il gruppo sanguigno, la lista dei medicinali non tollerati, eventuali allergie o diabete.
Ma, visto l'allarme terrorismo che continua ad incombere sugli Stati Uniti, se il sistema si confermera' affidabile e sicuro, il prossimo passo sara' quello dei documenti di identita' (cioe' la patente di guida negli Usa) e forse anche dei passaporti, in un secondo tempo.
Il VeriChip non piace molto alle organizzazione di difesa dei diritti civili, convinte che attraverso la nuova e futura carta di identita' elettronica, le liberta' saranno di nuovo a rischio.
COME I CODICI A BARRA - Il sistema funziona in modo analogo a quello dei codice a barra, con uno speciale lettore ottico in grado di leggerne le informazioni.
Il microchip e' praticamente indistruttibile e non e' pericoloso per la salute, ha stabilito l'Fda. E' contenuto in una speciale minicapsula in polietilene, un materiale inerte che si incolla alla pelle e permette al VeriChip di rimanere al suo posto.
Il VeriChip non possiede batterie, non
 
Morta la bimba ferita a Gaza PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa.it   
Giovedì 14 Ottobre 2004 01:00

Della serie non e' colpa nostra,e' lei che si e' messa in mezzo...

E' deceduta nella notte la bambina palestinese di dieci anni colpita ieri da un proiettile israeliano mentre era a scuola a Khan Yunes (Gaza). Fonti militari israeliane hanno detto ieri che i soldati hanno sparato nella direzione di Khan Yunes dopo essere stati bersagliati dal fuoco di un mortaio palestinese. E intanto e' stato sospeso l'ufficiale sospettato di aver crivellato di colpi una bambina palestinese. "L'incidente" avvenne una settimana fa in una zona tra Rafah e il territorio egiziano.
 
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