lunedì 15 Aprile 2024

Dello stragismo

Cosa possiamo capire di questo rituale che accompagna le scosse sismiche di assestamento del sistema mondiale

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Ridda di ipotesi e scambi di accuse sulla strage di Mosca; ma è un tifo isterico che non porta a nulla.
Proviamo a ragionare su basi concrete.

Cosa sappiamo dello stragismo, che in Italia abbiamo conosciuto in modo massiccio?
Innanzitutto le tesi di lettura sono regolarmente false.

Non è vero che lo stragismo voglia determinare le condizioni per un golpe perché nessun golpe è mai stato preceduto dal terrorismo.

Non è vero che destabilizzi un governo o un sistema di potere perché tutte le stragi hanno aumentato il consenso nei confronti del governo in carica, o quantomeno dello Stato, rafforzandone sempre i poteri d’eccezione.

Per cui, se la teoria per la quale negli attentati occidentali ci sono sempre dietro gli apparati di Stato è vera, dobbiamo automaticamente stabilire che la strage di Mosca è frutto dei servizi russi.

Ma quelle teorie sono monche perché lo stragismo rientra anche in lotte intestine, in guerre oblique, in operazioni borsistiche e, come aggiunta psicotica, nei sacrifici umani ad opera di fondamentalisti religiosi, poco importa se protestanti, israeliti, islamici o massoni: religiosi comunque.

Che ci sia lotta intestina in Russia non ci piove ed è più che plausibile che alcune stranezze dei servizi di sicurezza nella circostanza possano suggerirci una loro complicità, quantomeno un laisser-faire, come in Israele il 7 ottobre.

Ma con questo non possiamo ancora comprendere il movente dell’attentato né, soprattutto, stabilire quali ne saranno le conseguenze.

QUELLO CHE POSSIAMO DECIFRARE

La triste verità è che la matrice degli atti di terrore importa fino a un certo punto, conta di più sbrogliarsi nei limiti del possibile nella nebulosa dei mandanti.
Ma anche questo ha più valore accademico che altro perché, alla fin fine, quel che è determinante è la gestione politica delle stragi, che spetta non a chi le ha compiute ma a chi deve orientarne il seguito.

Possiamo affermare senza troppe esitazioni che, a livello degli esecutori, la costante è l’eterotelia dei fini, cioè il risultato non è mai quello che i terroristi s’immaginano.

Non sappiamo se questo può valere anche a livello dei mandanti diretti, ma di sicuro i gestori del dopo-strage si comportano come previsto dai pianificatori, chiunque essi siano e ovunque si trovino.

È anche una costante che da questi i terroristi siano manipolati, illusi e infine sacrificati, magari sepolti in luoghi sconosciuti.

Quel che conta, nello stragismo, è perciò cosa vogliano ottenere i burattinai e quali siano i contenziosi del dopo-strage, i soli che ci danno una visione decente di cosa avviene dietro le quinte.

Sulla strage moscovita abbiamo assistito a narrative diverse da parte degli apparati russi che rimandano alle divisioni interne sugli orientamenti geopolitici e geoeconomici.

L’Ucraìna ci rientra solo in quell’ottica: che la strage sia stata determinata da quel conflitto non ha alcun senso. Né gli americani (che peraltro avevano avvertito i russi della minaccia), né gli ucraìni potevano pensare che questo avrebbe “destabilizzato” Mosca invece di stabilizzarla ulteriormente.

Nemmeno i russi avevano bisogno di sparare sulla propria folla per mantenere unito il consenso al loro revival imperialistico.

Tutt’al più si sarebbe potuta immaginare un’intesa russo-americana per far ricadere le colpe su Kiev e così indurre anche gli alleati a lasciar cadere l’Ucraìna.

Ma non è quanto le prime versioni dell’Fsb e quelle americane lasciano al momento supporre.

E quindi?

Prendiamo altre stragi ad esempio, magari ci aiutano a ragionare.

STRAGI DA CUI ORIENTARSI

Quella di Bologna (1980) rientrava in una guerra obliqua che riguardava la politica mediterranea dell’Italia e l’armamento nucleare all’Iraq. In contemporanea si stagliava un conflitto intestino tra gruppi di potere e logge massoniche, nel culmine dell’avanza pidduista che venne così frenata.

Quella di rue Copernic a Parigi (1980) rientrava non solo nella medesima motivazione (Francia e Italia erano con l’Iraq e bersaglio degli israeliani) ma servì anche a resettare le candidature per le presidenziali e a gelare l’opposizione dei Rothschild all’invasione israeliana del Libano.

Quella di Madrid (2004) rientrava in una guerra ispano-britannica sulle influenze nel Medio Oriente, tant’è che i terroristi godettero del sostegno dell’Eta e del Marocco (entrambi alleati degli inglesi); il massacro ne frenò le ambizioni, con tanto di cambio al vertice degli apparati.

La Strage di Natale in Italia (1984), pur mafiosa come esecuzione, aveva provato anch’essa a cambiare i vertici degli apparati italiani con la nomina di nuovo dei pidduisti – sostenuti dal Pci! – cosa che Craxi rifiutò di fare.

Difficile, dai dati in nostro possesso, decifrare invece la strage di Londra (2005) in cui il coinvolgimento dei servizi è palese. Ma lì la discrezione è assoluta e quindi, si può giusto tirare a indovinare; e quasi di sicuro non ci si prende.

Si potrà indovinare sulla Russia? Trapelano lì più cose che intorno alla City?

IL GINEPRAIO IN CUI SI MUOVE MOSCA

Quali sono le guerre sporche di Mosca?

Sono parecchie, ma non tanto contro “l’Occidente” nei confronti del quale è invece in atto una specie di piazzata armata. Esse hanno luogo in Eurasia (intesa con ciò la cosiddetta zona eurasiatica e non la somma dei due continenti), in Medio Oriente e in Africa.

Vi sono coinvolti, in modo più o meno strisciante, diversi paesi sunniti, la Cina e la Turchia.

Come lascia comprendere la rivendicazione dell’Isis K, chiunque l’abbia redatta, si allargano al contenzioso che si combatte ai margini degli Accordi di Abramo e del tentativo cinese di fare accordare iraniani e sauditi e, di converso, sulla macelleria di Gaza che ha messo in grosse difficoltà politiche la credibilità russa nell’area.

Non coinvolgono però Israele che con la Russia ha rapporti strettissimi, non solo in quanto Mosca la rifornisce di petrolio e la comunità russa è lì numerosa e potente, ma perché Tel Aviv si è rifiutata di armare l’Ucraìna e di aderire alle sanzioni. Come non si stancano di ripetere entrambi i governi, i due Paesi vanno d’amore e d’accordo.

Le lotte intestine sono più d’una ma quel che più conta è che a fianco di esse c’è una contrapposizione, riportata costantemente dai think tank del Cremlino e dalla stessa stampa russa, sulle priorità internazionali, che si escludono a vicenda.

Vedremo in futuro e capiremo, non tanto la matrice della strage, ma chi l’avrà capitalizzata e come.

Fermo restando – con buona pace di qualsiasi personaggio da vignetta di Guareschi che, a buon uso, è perfino capace d’immaginarsi servizi russi trasparenti e corretti – che a quei livelli sono tutti cinici, sleali, bugiardi e privi di scrupoli.

Lo capiremo solo in parte perché siamo abituati a ragionare con schemi semplicistici e rassicuranti.

L’INTERNAZIONALE DEGLI INIZIATI

Questo c’impedisce di comprendere come certi ambienti di iniziati, che sono quelli che gestiscono più o meno ovunque servizi e terrorismo, rappresentino di fatto la vera Internazionale.
Più solidali tra loro e spregiatori delle masse, proprie e altrui, che non accaniti nemici reciproci. Al punto di scambiarsi informazioni e collaborazione e di frequentare luoghi “neutri” d’incontro e d’organizzazione che corrispondono a circoli escluvi di diversa natura.

Costoro riescono a mediare e articolare le contraddizioni di un sistema che è al tempo stesso “unito e scisso”, in un mondo fondato sulla “interdipendenza” e sul “multiallineamento”.

Il che comporta sì scontri tra interessi e di gruppi a un livello, per poi, a uno più alto determinare le differenze di quote nella geopolitica tra diverse potenze e civiltà.

Questo è l’unico livello che, per le conseguenze e le potenzialità, ci deve interessare.

Ma poi il tutto si assorbe e si riequilibra in quella sfera metapolitica che, con una definizione molto sommaria, si è definita come “mondialismo”. Che alcuni definiscono “sistema” e altri individuano in cospirazioni (tipo Agenda 2030) e, non si sa per quale illogica elucubrazione, riducono a “Occidente” angelizzando così, senza senso, le fogne altrui.

Cane non mangia cane e chiunque ci sia dietro la strage di Mosca non avrà da temere né dai servizi russi né da quelli “nemici”. Di questo facciamocene una ragione.

Rispetto a tutto ciò ci si arrende? No! Si risponde con il “passaggio al bosco”, che va inteso come autosufficienza ideale e liberazione dalle dipendenze politiche, ma anche come nutrimento concettuale e niente affatto come fuga isterica nel ghetto.

Si deve contemporaneamente “portare il bosco in città” per operare intorno a sé – da decondizionati – cercando di favorire tutte le condizioni che possono portare ad autonomia e a potenza il proprio alveo di civiltà e trasporvi l’Impero interiore come elemento di rettifica politica e spirituale.

Senza dimenticare mai che, in ogni ambito, compreso quello per il quale ci si batte, c’è un solidissimo intreccio di cancrena gangsteristica e di sanguinario fanatismo internazionalista che lega tra loro tutte le minoranze iniziate che hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale.

Un “dettaglio” che in troppi tendono a ignorare o a dimenticare dicendosi – non si sa per quale motivazione psicotica – che i tempi sono cambiati.

Invece sono cambiati soltanto loro.

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