sabato 22 Giugno 2024

1982: Italia campione del mondo

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Era l’11 luglio, anche allora domenica. L’ultima impresa del nostro calcio venne compiuta dalla generazione a cavallo tra i calciatori uomini e la nidiata di viziatissime stellette. Contro tutto e tutti, anche contro l’effetto Pertini.

Madrid, 11 luglio 1982. Zoff alza la Coppa poi la passa ai suoi compagni di squadra. Al capocannoniere Paolo Rossi (appena uscito da una lunga squalifica per le partite truccate, cosa di cui si dimentica troppo facilmente quando si erge a moralista). E soprattutto ai tre che fornirono l’ossatura vincente: Scirea, Tardelli e Bruno Conti.


Un’Italia senza credito, dopo aver resistito al caldo infernale del girone di qualificazione a Vigo e La Corugna dove si giocava alle due solari (legalmente le quattro) schiantò l’Argentina di Maradona e travolse il favoritissimo Brasile. Con il vento in poppa regolò i suoi conti con la Polonia di Boniek e giunse in finale con la mai doma Germania. A questo punto il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si precipitò in Spagna per strumentalizzare il successo che si considerava sicuro. Tutt’Italia fece gli scongiuri. L’ex comandante partigiano che emetteva cinicamente condanne di morte a dir poco molto alla leggera, era da tempo considerato uno “iettatore”. Ogni suo intervento pubblico era preludio di un dramma o di una catastrofe. La fama si era rafforzata quando il Pertini era giunto trionfante ad assistere al salvataggio di un bambino caduto in un pozzo artesiano. Ma proprio al sopraggiungere del Pertini il disgraziatissimo fanciullo sprofondava ulteriormente e andava incontro a una morte orribile.


Neanche a Madrid la fama pertiniana si smentì perchè Cabrini sparò fuori il rigore assegnatoci. Tuttavia quell’Italia era troppo forte e motivata per cedere alla mala sorte e ai suoi portatori. Vincemmo 3 a 1 e mettemmo il terzo sigillo sull’albo mondiale. Il grande artefice dell’impresa fu Enzo Bearzot, uomo arcigno, leale, duro, convinto, concreto e stupendamente semplice. Il friulano era inviso alla critica sofisticata che già era prigioniera degli schemi più banali del “calcisticamente corretto”. Uomo di razza Piave, vinse malgrado la fronda dei giornalisti, anche e soprattutto contro di loro. Altri tempi: già tempi di passaggio ma con uomini ancora non del tutto marciti.


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