giovedì 22 Febbraio 2024

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Il Sud: cause dei suoi problemi e prospettive per uscirne, sceliendo tra volontà di potenza e mendicanza

 

    E’ stato pubblicato il rapporto sul Mezzogiorno che documenta quanta e quale sia ancora la migrazione interna, come resti indietro il Sud rispetto al Centronord. A nulla servono i rapporti se non si parte dalle cause.

Il ritardo del Sud non si deve soltanto ai fattori climatici o a quelli socioculturali determinatisi nei vicereami spagnoli. Malgrado questi, Napoli e il Regno delle Due Sicilie erano all’avanguardia anche nell’industrializzazione e nelle ferrovie quando, dal 1861, il saccheggio piemontese, con tanto di genocidio di accompagno, si trasformò in rapina e in smantellamento sistematico delle ricchezze produttive.

Il tradimento dello spirito risorgimentale perpetrato dai Savoia non fu l’unica causa di quello stupro continuativo; un ruolo importante lo giocarono la diplomazia e le centrali d’influenza inglesi che vollero tenere fuori Napoli dal Mediterraneo in cui i britannici volevano scorazzare indisturbati.

Dopo la Grande Guerra fu Mussolini a porre riparo alle atrocità, non solo favorendo lo spirito nazionale, la modernizzazione del Sud e la riduzione a ritmo serrato delle sperequazioni regionali, ma rilanciando l’Italia nel Mediterraneo restituendo così al Sud il suo ruolo geopolitico, commerciale ed economico. E per questo gli Inglesi ci fecero la guerra, a partire dal 1934.

La “Liberazione” segnò la rovina del Sud condannato al degrado, a nuovi esodi di massa e calmierato, come i paesi africani, tramite finanziamenti (la famigerata “Cassa del Mezzoggiorno”) che andavano ad arricchire di tangenti ras ben felici di mantenere la propria gente in ginocchio perché era più facile dominarla. Qui entrano in ballo le colpe del Sud che, esattamente come i paesi africani, ha anche maturato una cultura del lamento e del vittimismo. Giustificata, sì, ma inaccettabile per chi intenda reagire.

A spazzare via ogni prospettiva per il Meridione ci pensò infine la “strategia della tensione” voluta e gestita da inglesi ed israeliani per toglierci definitivamente fuori da quello che era stato il Mare Nostrum.

Oggi le modifiche degli scenari politici, economici ed energetici offrono al Sud pallide prospettive per un’inversione di rotta. Ma serve un cambio di mentalità e, probabilmente, è d’uopo un freno ai finanziamenti a perdere che non fanno che favorire la passività caratteriale.

E l’Inghilterra intanto, già solo in vista dell’ipotesi, è sul piede di guerra; e si fa forte di diversi “meridionalisti” che anziché spronare il Sud e l’Italia intera ad un recupero della dimensione mediterranea si aggrappano lamentosi alle elemosine statali e al clientelismo.

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