domenica 14 Aprile 2024

Adieu Jean-Paul !

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Se ne va a 88 anni un esempio di vita e di stile che ci mancherà

 

L’aria da guascone scanzonato caratterizzerà per sempre la figura di Jean-Paul Belmondo, uno dei più famosi attori francesi, e non solo, del tardo dopoguerra.
Benché si specializzi in questo genere di personaggi, Belmondo, fu attore completo. Tra le sue parti meglio riuscite quella del padre di una fanciulla relegata in un collegio in Normandia, nel film Un singe en hiver recitato insieme ad un immenso Jean Gabin. Il romanzo da cui fu tratto quel film del 1962 tratta con un misto di delicatezza e di nostalgia l’attaccamento al bicchiere, anzi all’ebrezza.
Fu uno dei capolavori letterari di Antoine Blondin, di professione principale giornalista sportivo perché in odore di zolfo. Esattamente come il padre di Jean-Paul, il celebre scultore Paul Belmondo, nato in Algeria francese da genitori italiani e a lungo perseguitato per aver partecipato attivamente al Groupe Collaboration durante Vichy.

Quei divini controcorrente
Quel suo modo sbarazzino e ironico di affrontare la vita sullo schermo non era una maschera, ma la proiezione del suo modo di vivere la vita, appunto ironico e virile. Possiamo supporre che sia dipeso dal dover fronteggiare a soli undici anni l’ostilità e la repressione di cui fu oggetto il padre al quale egli evidentemente rimase affezionato e che stimò comprendendone lo spirito.
Non sarà di certo un caso se il suo autore preferito – a detta sua – sarà Luois Ferdinand Céline che reciterà sua sponte.
Come avvenne in numerosi altri casi nella cinematografia francese, non si nascose mai e, anzi, si schierò in difesa del Tricolore nel 1968.
Non fu il solo. Con lui anche Alain Delon che, lo si dimentica spesso, si era arruolato volontario a diciassette anni per la guerra d’Indocina. Assieme a loro Brigitte Bardot, che poi aderirà per un certo tempo al Front National per il quale Delon – che ricordiamo immortalato in foto insieme a Léon Degrelle mentre si gira un film di Zorro in Spagna – pare si fosse offerto perfino candidato.
Quel Front National che avrebbe eletto all’Europarlamento l’ex regista comunista Autant-Lara, che aveva scoperto proprio la divina BB nel suo Et Dieu créa la femme che, se riguardiamo le immagini della stupenda Brigitte di allora, avrebbe anche potuto chiamarsi Et la femme créa Dieu.

Va avanti lui
Jean-Paul Belmondo se ne è andato. Sorridente comunque, ce lo immaginiamo con in testa il Kepi della Legione con la quale forse più di ogni altra cosa si era identificato.
Se n’è andato per primo. Porta con sé la rimembranza di chi ha avuto il piacere, il privilegio e la sorte di respirare quelle espressioni controcorrente di un’epoca, quei personaggi che incarnavano l’essere uomo e l’essere donna.
Certo, oggi è difficile capire di cosa si tratti, nell’uno e nell’altro caso,
Alain Delon ha detto ieri: “avremmo dovuto partire insieme”.
A me è venuta in mente un’altra immagine di due francesi amici-rivali illustri, i due campioni di ciclismo Anquetil e Poulidor, di cui sicuramente Blondin avrà cantato le gesta.
Quando il primo, affetto da cancro, stava per morire, il suo amico rivale lo andò a trovare in ospedale ed egli gli rivolse sorridendo quelle parole che immagino anche Jean-Paul stia dedicando ad Alain:
“Vedi, amico mio, anche stavolta ti ho lasciato indietro!”

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