mercoledì 21 Febbraio 2024

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Ventidue anni fa saliva al cielo, per l’ultima volta, Hans Ulrich Rudel, asso degli assi della guerra aerea. Aveva cercato di trarre in salvo Adolf Hitler e nel dopoguerra aveva rifiutato sdegnosamente la “denazificazione”



Il 18 dicembre 1982 moriva a Rosenheim Hans Ulrich Rudel, asso dell’aviazione tedesca. Nato nel 1916, fu il soldato più decorato della Seconda Guerra Mondiale, cavaliere della Croce di Ferro con Foglie di Quercia in oro, spade e diamanti.


Nel settembre 1941 affondava un incrociatore sovietico e una nave da combattimento.


Catturato dai sovietici nel marzo 1944, riusciva ad evadere. Nel febbraio 1945 veniva nuovamente abbattuto perdendo la gamba destra. Alla guida di un aereo a pedali speciali avrebbe distrutto ancora 26 carri armati.  Nell’aprile, insieme all’altra eroina dell’aria Anna Reich riusciva a forzare l’accerchiamento di Berlino per cercare di portare in salvo Adolf Hitler che rifiutava avendo scelto di cadere con la città.


Il bilancio bellico di Rudel: 2530 missioni, 532 carri armati come preda.


Riiutandosi di negare le proprie convinzioni nel dopoguerra Rudel sfuggiva la “denazificazione” esiliandosi volontariamente in Argentina prima di tornare in Germania dove avrebbe continuato a militare nelle file nazionaliste. Il giorno del suo funerale, rompendo i divieti, numerosi caccia tedeschi sorvoleranno la sua tomba.


 

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