lunedì 4 Marzo 2024

Berremo petrolio

Più letti

Global clowns

Note dalla Provenza

Colored

L’aumento delle tariffe rende l’acqua un po’ troppo preziosa

Nell’ultimo anno il costo dell’acqua ha registrato un incremento medio del 5,4% rispetto al 2007, con aumenti a due cifre in 15 città: si parte dalla Campania (+34,3% a Salerno, +31,9 a Benevento) per arrivare in Emilia Romagna (+21,4% a Parma, +10% a Ravenna), passando per Basilicata (+16,1 a Potenza e Matera), Veneto (+16,3% a Padova e +12,3 a Verona), Lombardia (+15,9 a Lodi e + 13,4% a Cremona), Piemonte (+14,5% a Verbania, +12,8 a Novara), Marche (+14,4% ad Urbino e +11,5 ad Ancona) e Friuli (+12,1% Gorizia). In generale, gli incrementi si sono registrati in 68 capoluoghi di provincia.
Inoltre, secondo dati Istat, da gennaio 2000 a luglio 2009 l’aumento è stato del 47%. L’Indagine è stata condotta dall’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva su costi e qualità del servizio idrico.
SPESA ANNUA: in un anno una famiglia sostiene in media una spesa di 253 euro per il servizio idrico integrato. L’indagine svolta dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi, relativamente all’anno 2008. L’attenzione si e’ focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza sull’Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%.
DIFFERENZE TARIFFARIE: con 7 tra le prime 10 città più care, la Toscana si conferma la regione con le tariffe mediamente più alte. Costi più elevati della media nazionale si riscontrano anche in Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Marche, Basilicata e Sicilia. Marcate differenze esistono anche all’interno di una stessa regione: ad esempio, in Sicilia, tra Agrigento (città più cara d’Italia con 445 euro) e Catania intercorre una differenza di 258 euro. Esempi simili in Veneto, Toscana, Piemonte, Liguria, Marche e Lombardia.
QUALITA’ E DEROGHE: in tema di qualità delle acque destinate al consumo domestico, poco si parla del ricorso alle deroghe, previste dal D.Lgs. 31/01 e concesse dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: negli ultimi 7 anni ne hanno usufruito 13 regioni. Se nel 2002 solo la Campania ne aveva fatto ricorso, accompagnata nel 2003 da altre 2 regioni, per complessivi 5 parametri ”fuorilegge” (fluoro, cloruri, magnesio, sodio, solfati), attualmente sono 8 le regioni in deroga (Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia), per un totale di 7 parametri: arsenico, boro, cloriti, fluoro, selenio, trialometani e vanadio.
Tali Regioni devono provvedere affinché la popolazione sia adeguatamente informata, ma in alcuni casi non si specificano nemmeno i nomi dei singoli comuni coinvolti. In ogni caso, ad oggi, il Lazio è la Regione con il maggior numero di amministrazioni comunali interessate da deroghe, ben 84 (nel 2006 erano 37) per 5 parametri, segue la Toscana con 21 comuni (ma nel 2008 erano 69 e nel 2005 addirittura 92) e tre parametri. Cosa succedera’ dal 2010, si chiede Cittadinanzattiva, quando la richiesta di ulteriori deroghe per gli stessi parametri oggi ”fuorilegge” andra’ indirizzata direttamente alla Commissione europea?
”Il settore idrico – commenta Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva – può essere preso a paradigma delle tante facce dell’Italia: al Nord si investe di più, le tariffe sono mediamente più basse, così come la dispersione, ma tre regioni sono in deroga per parametri microbiologici e chimici eccessivamente alti come l’arsenico. Al Sud invece non si investe, la rete è un colabrodo e, anche se i parametri di potabilità sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell’acqua di rubinetto. Il Centro, dal canto suo, si contraddistingue per le tariffe medie piu’ elevate”.
In generale, prosegue Petrangolini, ”a fronte di una crescita costante delle tariffe, la qualità del servizio è carente: si continua a far pagare il canone di depurazione anche in assenza del servizio; la dispersione idrica è ormai pari ad un terzo del volume di acqua immessa nelle tubature; il regime delle deroghe da transitorio rischia di diventare perpetuo. Alla luce di tutto ciò, crediamo non più rinviabile allargare le competenze dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas anche al servizio idrico, rafforzandola con reali poteri d’intervento, mentre guardiamo con preoccupazione alla privatizzazione in un settore nel quale i livelli di tutela dei cittadini sono pressoché nulli”.

Ultime

Come fosse una bambola

I diversi livelli del reset che coinvolge i nostri popoli

Potrebbe interessarti anche