domenica 14 Aprile 2024

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Al blitz per liberare le due Simone si è preferito, su consiglio della Cia, pagare ben 4 milioni di euro. Cifra assurda che farà crescere il business dei rapimenti. Ricordiamo che una delle prime cose fatte dagli americani in Iraq, è stata quella di liberare le tante persone che erano in carcere proprio per aver compiuto rapimenti. Che dire…..manodopera a basso costo.

LONDRA – Il governo italiano avrebbe pagato un riscatto di quattro milioni di euro per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta. “Molto meno” di quanto sarebbe stato disposto a versare il gruppo terroristico di Al Zarqawi per prenderle in consegna.

E’ quanto rivela il Sunday Times citando fonti dell’intelligence italiana, in una ricostruzione dei negoziati fra Roma e i rapitori. Negoziati rilanciati dopo che in una riunione fra esponenti di Sismi, Cia, MI6, e intelligence del Kuwait, era stata scartata l’ipotesi del blitz armato nel luogo in cui erano tenute ostaggio le due volontarie italiane. Un luogo situato vicino a una moschea, a poco più di 60 chilometri da Bagdad, nei cui dintorni, avevano fatto presente gli italiani, si trovavano fra gli 80 e i cento uomini armati e, come suggerito dagli inglesi, anche la cella di Kenneth Bigley.

“Il servizio segreto italiano stava avvicinandosi alla casa in cui (le due donne, ndr) erano tenute sequestrate. Erano state localizzate grazie alla soffiata di un agente segreto kuwaitiano che era in contatto con i rapitori. Una volta stabilita la loro identità, anche con domande poste loro grazie all’intermediario, era stato avviato un negoziato” – scrive il Sunday Times aggiungendo che il 21 settembre, due settimane dopo il rapimento delle due volontarie di “Un Ponte per…”, i rapitori avevano chiesto il ritiro dei militari italiani dall’Iraq e il pagamento di un riscatto di quasi 30 milioni di euro.

Una proposta che “l’Italia aveva rifiutato”, provocando così “l’interruzione del contatto per tre giorni” – si legge inoltre. In questi tre giorni “Al Zarqawi fece la sua offerta. Un’offerta che i rapitori declinarono. Il terrorista giordano legato ad Al Qaeda sarebbe stato quindi disposto a versare “alcuni milioni di dollari” in più di quanto infine pagato dagli italiani per poter prendere in consegna Simona Pari e Simona Torretta, secondo quanto ha spiegato un’altra fonte dell’intelligence a John Follain, il giornalista del Sunday Times che firma l’articolo.
I sistemi di ricognizione elettronici americani avevano confermato il punto in cui Simona Pari e Simona Torretta erano tenute ostaggio, vicino a una moschea a 64 chilometri da Bagdad. Il governo italiano aveva a questo punto due opzioni: riavviare il negoziato o predisporre un raid delle forze speciali.

“La scelta era stata discussa nella riunione” a cui avevano partetipato rappresentanti dei servizi dei diversi Paesi coinvolti, Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Kuwait. Oltre alla presenza di numerosi uomini armati nella zona, l’informazione secondo cui anche la cella di Bigley si trovava nei dintorni “ha contribuito” a far decidere per il negoziato.

Nel giro di tre giorni veniva quindi raggiunto un accordo con cui Roma si impegnava a versare 2,8 milioni di sterline (4,05 milioni di euro) come “denaro di protezione” e i rapitori a liberare le due donne e a evitare di catturare altri civili italiani in Iraq. Martedì la consegna delle due Simone.

Gli iracheni, aggiunge il settimanale britannico, avevano espresso all’Italia la loro preoccupazione per le gravi conseguenze che avrebbe potuto avere il pagamento di un riscatto. “Il fatto che siano state versate somme così alte per le italiane fa realizzare ai criminali che catturare stranieri è un business veramente vantaggioso” – ha spiegato un funzionario della sezione anti crimine della polizia di Bagdad.

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