venerdì 19 Aprile 2024

Capriole, capriole, capriole

Dall'Ucraìna alla Palestina, come, di fronte alla realtà, gli sciocchi devono essere bugiardi e ipocriti

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Lo schema di comodo per la plebe beota e superficiale è quello di uno scontro tra Occidente e AntiOccidente. Una sorta di Nord-Ovest contro Sud-Est.
È così che viene rappresentato il Caos organizzato dei nostri giorni, in modo da imporci l’impossibilità di venirne fuori, perché chiunque accetti questa menzogna duale deve scegliere tra il difendere l’attuale sistema in tutte le sue componenti o lo sperare di venire disintegrato come Sansone insieme ai Filistei. Emblematico è lo spartiacque dialettico tra il macellaio Netanyahu e gli psicopatici assassini della Jihad. Così non se ne esce, ma l’alternativa non è di certo la neutralità, lo è una, mai equidistante, centralità attiva.

Le cose stanno diversamente da come ce le propinano: nella ristrutturazione mondiale, erroneamente definita multipolare ma, più propriamente espressione di un magma multiallineato che, come avviene nel mondo degli insetti, risponde a impulsi che lo trascendono, ormai le partite si sono moltiplicate.
C’è più contesa nei BRICS dove si confrontano India e Cina e si apprestano ad entrare avversari accaniti tra loro, come Arabia Saudita, Iran ed Emirati Arabi, che non tra questo presunto blocco e quello atlantico. Nella tragedia palestinese ci sono affermazioni anti-israeliane di superficie da parte di players che cooperano con Tel Aviv, come la Turchia in Azerbaijan o anche l’Iran che è stato afferrato per i capelli in una crisi internazionale sgradita e non ha finora reagito. C’è la grande “fratellanza araba” che però non apre le porte ai palestinesi. Ci sono poi i posizionamenti occidentali tutti a parole pro-Israele ma che nei toni usati (basti ascoltare attentamente il discorso di Macron e perfino Sunak) e soprattutto nelle scelte concrete, ovvero l’aumento di finanziamenti alla Palestina, si rivelano sostanzialmente più militanti della retorica musulmana.
La realtà non corrisponde a come ce la rappresentano. Ovviamente basterebbe poco per ottenere – se deciso colà dove si può – un effetto domino che potrebbe trasformare questa fandonia in realtà catastrofica e in guerra mondiale preordinata. Ma è molto più probabile che si limitino a suscitare terrorismo utilissimo per le guerre oblique nella spartizione del bottino tra gangsters che non hanno né Patria né Dio, anche se ne parlano spesso, e che sono sempre uniti tra loro anche nelle scissioni.

Capriole
Restando allo schema per creduloni, notiamo a quante contorsioni prive di dignità sono obbligati quelli che lo hanno accettato, a chiunque dedichino il loro personale tifo.
Gli hooligans atlantisti pretendono che si debba difendere Israele dal terrorismo palestinese e l’Ucraìna dall’invasione russa. I sedicenti antiatlantisti (dico sedicenti perché sono dialetticamente indispensabili alla coesione della NATO che non li ringrazierà mai abbastanza della loro esistenza) pretendono che si debba difendere il popolo palestinese ma opprimere quello ucraìno.
Agli uni e agli altri sfugge il paralello. La Palestina viene negata come identità e come sovranità da un invasore che non solo è nato con un atto di conquista ma si è preso da subito più territori di quanti concessi dalla Comunità Internazionale – e lo fece grazie ai russi ancor più degli americani – e poi dal 1967 ha occupato militarmente territori altrui che si rifiuta di liberare. L’Ucraìna viene negata dalla Russia sia come identità che come sovranità e questa dal 2014 occupa manu militari buona parte delle sue terre dove ha prodotto devastazione, barbarie, massacri, stupri e deportazioni. Bisogna essere immensamente ipocriti per affermare che se ne sostiene solo una per ragioni di giustizia, perché questo vuol dire non avere alcun senso di giustizia ma solo un servilismo verso il padrone a cui si leccano gli stivali. Tra l’altro, con l’aggravante di non (voler?) capire quanto ognuno dei padroni è più allineato con gli altri padroni che con i propri servitori.

Come è possibile che gente che festeggia il 25 aprile e nega o ridimensiona le Foibe possa accusare Hamas di essere terrorista perché colpisce a tradimento gente comune, non indossa uniformi, si nasconde nella massa e si protegge dietro ai civili? Sono le ignobili pratiche partigiane. Ma come possono essere buone o cattive a seconda di come conviene? E, dalla parte opposta, come si possono esaltare Hamas e Kadyrov mentre si condanna l’Isis? Come ci si può indignare perché Israele ha la faccia tosta di sostenere che il bombardamento dell’ospedale di Gaza è opera dei palestinesi, ma al tempo stesso avallare l’identica schifosa menzogna moscovita per l’ospedale di Mariupol? Come si può parlare di massacri di civili mentre si nega Bucha? Con quale onestà intellettuale si può sostenere che israeliani, russi o americani siano differenti tra di loro?
E, soprattutto, come si può tifare per il massacro di un popolo o di un altro perché, nell’intreccio Risiko-Monopoli, esso si trova pallidamente sostenuto da un bandito invece di un altro?
E come si può sbandierare il pericolo islamico in Europa e al tempo stesso fare l’occhiolino ai gruppi che in nome di “Allah uh akbar” hanno definitivamente stravolto la causa nazionale e sociale dei palestinesi? E come si fa a sostenere che Isis e Al Qaeda siano in intelligenza con Usa e Israele e poi dimenticarsi della genesi, del percorso, del ruolo di Hamas e fingere di ignorare le complicità con gli apparati israeliani per l’assalto del 7 ottobre, talmente sfacciate ed evidenti che ne è perfino convinta la maggioranza degli israeliani?
Nulla di questo si può, eppure è quanto accade regolarmente: ipnotizzati e formattati senza difficoltà e si ritengono irriducibili.
Eppure nessuno di questi ha quella motivazione profonda della sua ipocrisia che può comprendersi nei palestinesi, negli ebrei, negli ucraìni e nei russi che si trovano coinvolti nella lotta per la soravvivenza. Per chi deve indicare una via, la scelta di campo dev’essere innanzitutto reale e non un’invenzione, pertanto non va mai messa in discussione per fattori contingenti o per singole colpe, ma egli dev’essere sempre in grado di sublimare e nobilitare la causa, perché è un fattore sì di sangue e di genius loci ma anche e soprattutto di civiltà. Altrimenti diventeremo intercambiabili esaltati trinariciuti del mondo globalizzato degli insetti. Destro o no, comunque terminali.
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