venerdì 23 Febbraio 2024

Carraro, più longevo di Woityla

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Eternamente inchiodato alla poltrona, meno dimostra capacità di gestione più consolida il posto. Dal Campidoglio alla Figc: è Carraro, il fiduciario delle banche

Ventiquattro voti su 42. E la Lega del calcio professionistico designa Franco Carraro alla rielezione a Presidente della Federcalcio. Ma se la lotta tra lo stesso Carraro e Matarrese, quattro anni fa fu ancora più incerta qui in via Rosellini, ma poi disciplinatamente le società confermarono l’indicazione nell’urna di Roma, stavolta l’incertezza riguarda proprio l’appuntamento del 20 dicembre.
C’è infatti il dubbio che nell’urna per eleggere il presidente di via Allegri le 42 società di A e B arrivino all’assemblea elettiva in ordine sparso, dividendosi tra Carraro e Abete, così come si sono divise in Lega tra Galliani e coloro che gli chiedevano di fare un passo indietro, capeggiati dal patron della Fiorentina Diego Della Valle. Dopo la Lega di A e B, oggi si riunisce per esprimere la sua opinione quella di C, e tutto lascia pensare che il candidato sia lo sfidante di quattro anni fa, Giancarlo Abete.
Significativo, dunque, l’invito di Galliani alla minoranza perché si adegui. Il nuovo statuto federale permette infatti — anche se solo dopo quattro votazioni — di far cadere quel diritto di veto che nel 2000 impedì l’elezione di Abete nonostante la maggioranza assoluta: non c’era il consenso sufficiente di A e B. L’esito dell’urna di Lega invia ora invece segnali contrastanti: per essere eletti entro le prime quattro tornate serve almeno un terzo di ogni componente, ovvero per via Rosellini 14 voti, e sono almeno 15 i club che non si sono espressi per Carraro e che alle elezioni Figc potrebbero dirottarsi su altri nomi.
La sintesi più chiara della giornata è il commento a botta calda di Gino Corioni, presidente del Brescia.
«Abbiamo votato — dice — quello che ha rovinato il calcio negli ultimi 10 anni. Anche se non è detto che poi diventi il presidente della Federazione». Appunto. Forse non contano più le tradizioni, né la lunga storia che — come ricorda Galliani — hanno finora previsto che «la minoranza si adegui alla maggioranza e voti poi il candidato indicato dalla Lega dei professionisti che è sempre diventato il Presidente federale».
Ieri c’era chi questa conta avrebbe proprio voluto evitare di farla e l’aveva anche proposto fin da stamattina. Come Attilio Romero che «piuttosto che un altro muro contro muro» avrebbe rinviato. Così come Ivan Ruggeri, come Corioni, come Cellino secondo il quale Carraro «è il candidato auspicabile, ma non per oggi». «Oggi no — aveva chiarito — perché significherebbe rafforzare Galliani». Alla fine comunque si è votato e la «contrapposizione» si è riproposta anche nei risultati. Addirittura erano stati comunicati 21 voti per Carraro, tali e quali a quelli rimediati per quattro volte consecutive da Galliani. Un risultato poi subito rettificato: la differenza, è minima, ma c’è, e comunque fa maggioranza invece che pari assoluto.
Il presidente della Lega Galliani ritiene però di non aver vinto nessuna partita. «Il voto di oggi — dice — non rafforza nessuno, il voto per Carraro è un voto per Carraro. Oggi noi avevamo il

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