domenica 16 Giugno 2024

Ce lo chiede l’Europa

Ora vediamo se sapremo risponderle

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Acune riflessioni sui lati positivi delle elezioni europee.

1. Cominciamo da Ilaria Salis. Sì, proprio da lei: le oltre 160.000 preferenze raccolte sono altrettante affermazioni della leicità, se non della missione religiosa del nostro annientamento.

Bene, perché sono maschere che cadono ed è molto meglio così delle finte tolleranze di quelli che amano i carnefici e che, pur sempre fedeli alla loro storia di prevaricazioni, agguati, omicidi, si atteggiano a vittime e a tolleranti.

Mi piacciono queste chiare dichiarazioni di odio. Essere odiati da certuni è gratificante.

2. Un altro dato positivo e incontrovertibile (ma lo ha notato finora solo un giornalista di Repubblica) è che la campagna per il pacifismo e contro il sostegno all’Ucraìna non ha pagato per niente. Né qui né altrove. I pacifondai hanno subito brucianti sconfitte, tanto la Lega, quanto i 5 Stelle, per continuare con Santoro e Rizzo. Il quale ultimo fa addirittura la metà di quel poco che gli attribuivo ed è un vero peccato che la cosa buffa alemanniana non si sia presentata con lui per scomparire in uno stentato 0,15%. Anche Orban, che ha giocato la carta pacifista, ha perso diversi punti. Non in quanto la gente sia schierata con Kiev ma perché queste campagne ideologizzate e astratte non corrispondono alle domande reali e quindi non fanno presa.

Chi poi creda che in Francia la guerra sia stata la ragione della vittoria ultra-preannunciata di Bardela e della sconfitta già nota di Macron, non sa proprio di cosa parla. Non soltanto l’RN aveva apportato notevoli rettifiche rispetto al suo prorussismo, ma in gioco sono entrati argomenti ben diversi: pensioni, immigrazione, sicurezza, inflazione. E, in realtà, quello che si è sostanziato domenica 9 è quanto i sondaggi annunciavano da oltre un anno.

3. Un altro dato significativo è il grande pareggio a Bruxelles con una possibile Maggioranza Ursula a dir poco zoppa. Anche questo è un bene in quanto le necessarie riforme politiche europee non saranno ostaggio di un Parlamento più o meno inutile, ma le decideranno le lobbies, e qui le divergenze con quelle americane in più di un campo potranno risultare decisive e far muovere meglio i burattini se la baracca è debole di quanto lo si potrebbe con una maggioranza stabile.

Non dico che andrà per forza così, ma ci sono più possibilità di cambiamenti decisivi in questo quadro che in quello di una chiara maggioranza europarlamentare.

4. Come avevo affermato prima delle elezioni che nel 2022 hanno portato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il ruolo dell’Italia, in questo bailamme e in questo altalenare europeo, da allora non ha fatto che crescere e assumere autorevolezza e proiezioni strategiche.

Ora il fatto che questo sia l’unico governo, e ancor più, che il suo partito sia l’unico in assoluto tra quelli in carica da almeno un anno non soltanto a non retrocedere ma a guadagnare voti, rafforza la posizione italiana, tramite la sua leader.
Inoltre gli intrecci “diplomatici” più svariati che oggi passano per Roma, aumentano il suo peso specifico.

5. Sempre Giorgia Meloni, se si terrà al di fuori dalla Maggioranza Ursula, rappresenterà a lungo la cerniera tra tutte le destre e potrà, in prospettiva, modificare gli equilibri in corso. Ha anche la prerogativa unica di poter fare da filtro tra i “nessun nemico a destra” alla Weber, gli aperturisti alla Michel e i giovani aspiranti governativi come Bardela.

Una chance forse irripetibile di cui potrà godere l’intera Europa e perfino l’avvenire della Francia.

6. Da festeggiare c’è poi il voto decomplessato. Molti stanno letteralmente morendo di paura per il berizziano “ritrono della bestia”. Ovviamente non sanno di che parlano, né quali sono le posizioni o i modelli dei tanti “nazifascisti” che agitano i loro incubi. Sicché non possono capire come l’AfD in Germania abbia potuto progredire così tanto mentre crescevano le destre. Perché è l’equivalente dei 5 Stelle e ha – fortunatamente – prosciugato i verdi locali.

È accaduto perché la campagna di demonizzazione sul ritorno della bestia sta fallendo ovunque, specie tra i giovani che hanno riempito di voti proprio l’AfD.

Non perché sia un voto nero, ma perché gli ipnotizzatori, gli allarmisti, i commissari politici, i cattivi maestri, i castratori di uomini e popoli, non sono più credibili. Costoro hanno davvero ragione di spaventarsi, perché hanno finito i giochi: non se li fila più nessuno, tranne una minoranza disperata e datata che è così inacidita da votare per una qualisiasi Salis di turno.

Per rabbiosa impotenza.

Una risata ha già iniziato a seppellirli.

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