lunedì 4 Marzo 2024

Chi ha paura del confronto?

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Lettera aperta di denuncia a chi trama per far precipitare l’Italia nella spirale di violenza

Da giorni si parla di stemperare i toni del confronto e si invita a non “scavare fossati” tra le diverse parti politiche. Volevo però far presente una situazione che viene colpevolmente taciuta e avallata. In poco più di un anno di attività la nostra associazione di promozione sociale CasaPound Italia è stata oggetto di decine e decine di aggressioni fisiche da parte di esponenti dell’antifascismo militante. Di gravi ne abbiamo contate 40 in 12 mesi. L’ultima domenica pomeriggio, a Pistoia, dove venti persone incappucciate e armate di catene, caschi, bastoni e coltelli hanno fatto irruzione nella nostra sede cittadina, il circolo ‘Agoge”, e l’hanno fatta a pezzi con cieca violenza, ferendo una delle due persone presenti. In questo caso abbiamo fortunatamente potuto registrare una ferma risposta dello Stato, ma non sempre e’ stato cosi’. Molte azioni violente contro Cpi sono rimaste impunite, anche quando si è rischiata la strage, come nel caso di un ordigno esplosivo fatto detonare davanti al pub Cutty Sark di Verona o quando, pochi mesi fa, un attacco incendiario a Bologna per poco non è costato la vita a un nostro militante e alla sua ragazza incinta.
 
Ad ogni attacco CasaPound ha dato e continuerà a dare una risposta puramente politica, proseguendo nelle sue attività di promozione sociale per la soluzione dell’emergenza abitativa, per la promozione di leggi come Tempo di Essere Madri, con la distribuzione gratuita di pasta e pane contro il caro vita, con l’assistenza legale e sociale nelle nostre sedi. Non solo: abbiamo sempre lanciato messaggi di distensione e di dialogo, cercando di stemperare gli animi e sottolineando come il confronto politico si debba giocare sul campo delle idee e delle proposte. Gli incontri con l’ex Br Valerio Morucci, con la deputata del Pd Paola Concia o l’invito di esponenti della sinistra radicale per parlare di una figura come il Che ne sono una chiara testimonianza.
Lontana da noi l’idea di volerci appropriare di simboli o di idee che non ci appartengono e rispetto ai quali non subiamo alcuna fascinazione, queste iniziative sono esclusivamente legate alla nostra visione del mondo, che non conosce tabu’ o argomenti intoccabili e cerca invece sempre e comunque il libero confronto partendo dal presupposto della legittimità di ogni posizione. Alcune volte ci siamo trovati di fronte a situazioni paradossali, come quando il patron di Stampa Alternativa, Marcello Baraghini, dopo averci chiesto pubblicamente di organizzare una conferenza su Luciano Bianciardi a Casapound, a manifesti già stampati, si è trovato costretto a rinunciare per le minacce ricevute.
 
L’idea che viene in mente, dunque, è che sia proprio questa nostra apertura al dialogo a dare molto fastidio a certi veterani dell’antifascismo. O a chi vede nel clima di perenne tensione e violenza l’unico modo per poter mantenere la propria carica. A chi quindi si trova in serie difficoltà quando quelli che vuole far passare per il “male assoluto” propongono invece il confronto. Un fastidio così prepotente da indurre certa stampa che si dice paladina della libertà di informazione a tirare in ballo CasaPound per gesti vigliacchi come gli attentati omofobi avvenuti a Roma, trovandosi ad essere smentita dalle stesse indagini, che mai per questi atti hanno nemmeno sfiorato la nostra associazione.
D’altra parte, non è un caso che proprio all’indomani della nostra adesione alla fiaccolata del 24 settembre contro tutte le intolleranze sia iniziata una escalation di violenza nei nostri confronti tanto forte da sembrare coordinata. A Napoli, dopo un tentativo di assalto alla nostra sede da parte di un commando armato di caschi e bastoni, mercoledì 30 settembre è stata organizzata una manifestazione antifascista contro CasaPound, ‘rea’ solo di aver occupato con il consenso dei cittadini del quartiere un ex monastero da anni abbandonato per poterlo riqualificare e restituire alla cittadinanza. Il suddetto corteo anitifascista ha cercato di sfondare il cordone di polizia con cariche e bombe-carta per tentare di arrivare allo scontro con gli occupanti. Attacco giustificato perfino da un assessore alla regione Campania, presente alla manifestazione. Una chiara provocazione, con l’obiettivo evidente di causare un problema di ordine pubblico e arrivare allo sgombero dell’occupazione.
 
Ma il corteo di Napoli è un esempio tra tanti. Solo nella giornata di mercoledì 7 ottobre ci sono state aggressioni ad personam e premeditate contro militanti di CasaPound a Verona, a Torino e ancora a Napoli, dove un ragazzo è andato all’ospedale per commozione celebrale, mentre a Parma la settimana scorsa una cinquantina di antifascisti ci ha fisicamente impedito di entrare nella nostra sede dove si doveva tenere una conferenza. Insomma, a chi propone cultura, dialogo, impegno sociale si risponde con la prepotenza, l’intolleranza, se non addirittura con l’intimidazione e la violenza. E talvolta chiamando aggressori gli aggrediti, inventando falsità e cercando di spacciare il necessario mantenimento della posizione o un minimo tentativo di difesa di fronte alle ripetute provocazioni ricevute come un agguato o una violenza. E’ accaduto lo scorso anno a piazza Navona, accade oggi a Napoli, dove sei dei nostri ragazzi sarebbero indagati per un’aggressione avvenuta fuori da una scuola. Un circolo vizioso che alimenta odio, sospetto e che non serve ad altro che a giustificare la chiusura di ogni spazio di liberta’.
 
Non passa giorno che in qualche città italiana non siano previsti presidi e manifestazioni indette con un solo slogan: “contro CasaPound” . Il fatto che si sia innescata questa escalation anti CasaPound proprio nel momento in cui siamo noi a proporre il confronto sinceramente fa sorgere seri dubbi sulle reali intenzioni non tanto dei militanti dell’antifascismo quanto soprattutto di chi li spinge. E soprattutto ci chiediamo come mai politici e questori permettano e giustifichino questi cortei organizzati solo nel nome dell’odio politico e come mai aggressioni tanto gravi restino tutt’ora impunite. E’ una questione che non ci siamo posti solo noi: sul tema è stata presentata piu’ di un’interrogazione parlamentare, ma tutte, al momento, sono rimaste senza risposta.

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