giovedì 22 Febbraio 2024

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 Ciarlano di pace in Palestina

          

        Malgrado il fallimento della missione dell’inviato Usa in Medio Oriente George Mitchell Barack Obama non getta la spugna per far ripartire il processo di pace. L’annuncio a sorpresa è arrivato ieri sera dalla Casa Bianca: il presidente Usa incontrerà martedì il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Anp Abu Mazen a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York. Prima le bilaterali, poi il vertice vero e proprio a tre “per gettare le basi” per far ripartire il processo di pace. L’ufficio di Netanyahu ha stamane confermato l’incontro spiegando che Israele “ha rispoto positivamente al’invito di Obama di incontrare anche il presidente dell’Autorità palestinese”. Conferma è arrivata anche dall’autorità palestinese. Il nodo del contendere tra le parti resta quello degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Obama ne ha chiesto a Israele il congelamento immediato e totale. Lo Stato ebraico ha replicato offrendo solo una moratoria di nove mesi ma senza interrompere l’edificazione degli alloggi già in fase di costruzione (circa 3.000).
Moratoria che esclude Gerusalemme est che per Israele è parte integrante del loro territorio. Lo stop alle colonie israeliane è anche per Abu Mazen una precondizione essenziale per la ripresa dei negoziati interrotti a dicembre dopo l’avvio dell’operazione israeliana Piombo Fuso nella Striscia di Gaza.
E’ quindi ora Obama a impegnarsi personalmente nel processo di pace. Una missione, ha spiegato lo stesso inviato Usa Mitchell: “che accompagna i nostri sforzi per incoraggiare tutte le parti a rendersi le proprie responsabilità per la pace e a creare un contesto positivo nella ripresa dei negoziati”.

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