mercoledì 21 Febbraio 2024

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Germania, l’eccessiva austerity è un boomerang

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La locomotiva tedesca sotto attacco da fuori e da dentro

Non sembrava possibile per la locomotiva europea ma, alla fine, anche la Germania sembra essere cascata nella manipolazione di bilancio per dimostrare di avere un’economia resiliente, minando immediatamente la propria credibilità. Tra l’altro, l’accusa che costringe il Governo tedesco a rifare i conti per il 2024 non arriva da un’istituzione qualunque, ma dalla Corte Costituzionale, che ha imposto la contabilizzazione delle spese straordinarie legate alle emergenze, prima pandemica e ora energetica. Scholz e il ministro Lindner le avevano escluse dal bilancio proprio a causa del loro carattere di straordinarietà, ma i giudici non sono d’accordo.
La crescita dell’economia tedesca, già traballante (nel terzo trimestre il PIL è ulteriormente peggiorato registrando un calo dello 0,1% e l’IFO, l’indice che misura la fiducia delle imprese teutoniche, pur essendo lievemente risalito si è fermato sotto le attese degli analisti per il mese di novembre), potrebbe rallentare ulteriormente l’anno prossimo considerato che progetti e sussidi per la competitività dell’industria tedesca sono a rischio.
Una grande umiliazione per un esecutivo che, come i precedenti, si erge facilmente a primo della classe. Soprattutto se si guarda ai numeri. Nei conti della Germania, infatti, c’è un buco di 60 miliardi che potrebbe compromettere la stabilità della prima economia europea fino al 2027. Senza contare i riflessi politici, visto che molti interventi straordinari potrebbero essere tagliati.

Primo fra tutti il sussidio al caro-bollette che di fatto ha alterato la concorrenza perché ha consentito alle industrie tedesche lo sconto sul prezzo dell’energia.
A rischio potrebbero essere anche i sussidi ad Intel e Tsmc per i nuovi impianti destinati alla fabbricazione di chip. Thyssenkrupp dal canto suo ha annunciato che restrizioni di bilancio potrebbero avere ripercussioni sul settore dell’idrogeno, un’industria nascente su cui Scholz ha riposto molta fiducia.
La tensione politica è alle stelle e la possibilità di una crisi di Governo si aggiunge alle difficoltà economiche tedesche. Paradossalmente, è la questione del debito che sta mettendo in crisi il sistema Paese. Ora Governo e Parlamento dovranno fare la maratona per sanare la situazione entro il 31 dicembre ed evitare l’esercizio provvisorio, che sarebbe la goccia definitiva per far traboccare l’umiliazione sul fatto che la tradizionale austerity tedesca per tenere in ordine i conti pubblici, contrapposta al disordine mediterraneo dell’Italia, sia in realtà un falso mito costruito su un falso in bilancio.
In particolare, i tre partiti della coalizione al comando stanno cercando una soluzione per mantenere il maggior numero possibile di impegni di spesa e renderli conformi alla legge. Le loro opzioni includono la stesura di un bilancio supplementare per il 2023 e la sospensione della norma costituzionale che limita il deficit pubblico allo 0,35% del PIL. Una deroga al freno al debito, decisa in via eccezionale in tempi di pandemia e riproposta nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina, che verrebbe applicata dalla Germania per il quarto anno consecutivo.
Il bilancio 2024 potrebbe però non essere concluso prima della fine dell’anno. Il Governo intanto, tramite una lettera scritta da Werner Gatzer, segretario di Stato del ministero delle Finanze tedesco, e indirizzata a 17 ministeri visionata dal Financial Times, ha già imposto il congelamento “immediato” della maggior parte dei nuovi impegni di spesa e bloccato il Fondo di stabilizzazione economica da 200 miliardi di euro per quest’anno. Istituito originariamente durante la pandemia, è stato riproposto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia per proteggere i consumatori dai costi energetici più elevati e utilizzato per finanziare un tetto ai prezzi dell’elettricità e del gas.

“Dal punto di vista economico è ormai urgente rivedere le regole europee sul debito che non sono più credibili. Sospesi tra il 2020 e il 2023 a causa delle crisi del Covid e dell’energia, i limiti stabiliti negli anni ’90 dovrebbero in teoria tornare in vigore nel 2024. Eppure, in un momento in cui l’Eurozona è complessivamente indebitata per oltre il 90%, è impensabile continuare a invocarli. Gli europei hanno concordato la loro revisione entro la fine del 2024 anche se i negoziati sono entrati in una fase di stallo, in particolare tra la Germania e la Francia, a scapito di tutti. Dobbiamo quindi riponderare i ruoli di ciascuno nei negoziati. Da questo punto di vista, la Germania – così come la Francia – è relativamente indebolita dai suoi recenti errori, dando maggiore credibilità ai Paesi dell’Europa meridionale. Le regole di domani saranno quindi probabilmente meno connotate dall’ortodossia tedesca.
Da un punto di vista borsistico, il benchmark costituito dalle obbligazioni del Nord Europa potrebbe essere in parte riequilibrato a favore dei Paesi periferici. Per alcuni di questi, il premio per il rischio rispetto alla Germania è già in forte calo, segno di una convergenza generale nell’Eurozona.
Infine, e più in generale, il percorso incoraggiante dei piccoli Paesi dell’Europa meridionale potrebbe essere fonte di ispirazione per altri Paesi confrontati con difficoltà di bilancio nel mondo. Il loro esempio dimostra che la ripresa è una possibilità reale, a costo certamente di pesanti sacrifici, che pagheranno in futuro in quanto alleggeriranno l’onere del debito”, ha commentato Alexis Bienvenu, gestore di La Financiere de L’Echiquier.

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