domenica 14 Aprile 2024

Dresda, risorge la chiesa ridotta in cenere

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Distrutta dai bombardieri della Raf nel ’45, ricostruita con il contributo dei reduci britannici

BERLINO – Il 13 febbraio 1945, il pilota della Royal Air Force , Frank Smith, guidò il suo Lancaster nel cielo sopra Dresda. Faceva parte della cinquantassettesima squadriglia di fortezze volanti, incaricata di portare la prima ondata dell’attacco. In meno di due ore, la «Firenze dell’Elba» venne trasformata in un gigantesco incendio, che l’avrebbe divorata per giorni. Il bombardamento provocò la morte di 40 mila persone e distrusse l’80 per cento degli edifici, inclusa la celebre Frauenkirche , gioiello barocco considerata la San Pietro del protestantesimo. Fu l’azione alleata più drammatica e controversa della Seconda Guerra Mondiale.
Ieri pomeriggio, a Dresda, l’orafo inglese Alan Smith, il figlio di Frank, ha simbolicamente consegnato la croce d’oro, alta quasi 8 metri, che lui stesso ha forgiato e cesellato, e che, da ieri, svetta nuovamente sulla cupola della ricostruita Frauenkirche. Iniziato con la prima volta di un cancelliere tedesco alle cerimonie per il D-Day in Normandia, il mese della riconciliazione della Germania con i suoi antichi nemici si è concluso ieri in Sassonia, con la posa della cupola e della croce, ultimo tocco alla parte esterna dell’edificio.
«Questa ricostruzione porta un messaggio di speranza, amicizia e perdono», ha detto il Duca di Kent, che rappresentava la corona britannica e presiede il «Dresden Trust», uno dei più attivi sostenitori del progetto, costato 130 milioni di euro, oltre due terzi dei quali raccolti attraverso donazioni da tutto il mondo.
Ricostruita dov’era e com’era, nella stessa pietra arenaria dell’originale barocco del 1743, la nuova Frauenkirche , con le parole del cugino di Elisabetta II, da simbolo di distruzione e sofferenza diventa adesso testimonianza di un legame, «memoria di un passato da ricordare perché non si ripeta e segno tangibile della volontà comune di costruire un’Europa unita, libera e in pace».
La ricostruzione era stata pensata come un sogno impossibile, da un gruppo di cittadini di Dresda nel 1989, pochi giorni dopo la caduta del Muro di Berlino. Ci sono voluti quindici anni, ma è diventata un’incredibile storia a lieto fine.
L’iniziativa popolare ha trovato infatti appoggi entusiasti in ogni angolo del pianeta: donazioni milionarie e legati testamentari, piccoli risparmi e collette, stanziamenti speciali nei bilanci di banche e aziende private, per un totale di 92 milioni di euro, hanno cominciato ad affluire nelle casse della Fondazione. In nessun momento della costruzione c’è stato un problema di fondi.
Il nuovo atto di riconciliazione cade in mezzo alle controversie, sorte intorno alle missioni aeree alleate contro il Terzo Reich e in particolare al bombardamento di Dresda. Per la prima volta, non solo da parte dei cosiddetti storici revisionisti, la guerra nazista è discussa anche nella prospettiva dei tedeschi come vittime e viene formulato apertamente l’argomento, che non tutti i devastanti raid alleati fossero necessari o giustificati sul piano militare, tranne quello di voler terrorizzare la popolazione. In cinque anni, un milione di tonnellate di bombe cadde su oltre mille città tedesche, causando la morte di 635 mila civili.
Aperto da W.G.Sebald con il saggio Luftkrieg und Literatur , guerra aerea e letteratura, dove lo strazio fisico dei corpi viene descritto con raccapricciante precisione, il nuovo filone interpretativo ha avuto un avvocato eccellente nel premio Nobel, Günther Grass, che nel suo romanzo Il passo del gambero ha ripercorso la tragedia di una nave passeggeri, piena di 5 mila civili tedeschi in fuga, affondata dai russi nel Mare del Nord nel 1945. A infrangere il tabù del «politicamente corretto» è stato poi, un anno fa, lo storico Jörg Friedrich, con il saggio Der Brand , l’incendio, dove ha accusato i comandi inglesi di crimini di guerra, sostenendo che le centinaia di migliaia di morti, provocati dalle bombe, costituivano «lo scopo principale delle missioni».
Friedrich è stato accusato dagli sto

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