martedì 16 Aprile 2024

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Ragazze vestite con un costume da tavolino, sul quale venivano appoggiati bicchieri di champagne da portare in giro, per offrirli agli ospiti: è accaduto al Palazzo della Gran Guardia, in pieno centro a Verona, durante una cena di gala. La vicenda ha innescato la dura presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale: il vicesindaco e assessore comunale alla Parità di genere, Barbara Bissoli, non ha nascosto il suo disappunto parlando di “oggettivazione della donna” e di “cultura misogina e patriarcale”. Ma una delle ragazze che ha lavorato all’evento ha risposto: “Non mi sono sentita mercificata e neppure sfruttata. Con quei soldi mi pago l’università”.
L’evento Gli organizzatori dell’evento hanno organizzato una messinscena che mescolava costumi, luce e musica. C’era una sorta di “uomo farfalla” con ali punteggiate di luci, uno vestito con piccole tessere metalliche, donne sui trampoli con vesti bianche, un’esibizione di un noto violinista, luci soffuse, videoproiezioni sulle pareti e appunto le “donne-tavolino”.
Il vicesindaco: “Oggettivazione della donna che alimenta cultura misogina e patriarcale” Al vicesindaco e assessore comunale alla Parità di genere, Barbara Bissoli, non sono sfuggite alcune ragazze agghindate con una sorta di gonna a cerchio rigido, come un tavolino, usate per appoggiare i calici di vino. Così ha scritto al presidente del Consorzio Zai, Matteo Gasparato, che ha organizzato l’evento in occasione del 75esimo anniversario dell’ente che gestisce la zona industriale del capoluogo scaligero: “Un’oggettivazione della donna – l’ha definita – che alimenta una cultura misogina e patriarcale che, con grande impegno, stiamo cercando di eliminare. Una scena irrispettosa, alla quale ci auguriamo di non dover più assistere. E’ nostra intenzione istituire un codice di condotta per gli enti collegati al Comune, nella direzione di tutelare la dignità di tutte e tutti, nonché di promuovere la cultura del rispetto e la parità di genere, soprattutto dove è messa a rischio da scelte inadeguate”.

La studentessa vestita da donna-tavolino: “Non c’è nulla per cui indignarsi” In seguito alle polemiche, sul caso è intervenuta anche Michelle, studentessa di 21 anni, una delle due “donne-tavolino” presenti alla cena: “Non mi sono sentita oggettificata, né mercificata e neppure sfruttata – ha detto a Repubblica -. Ho solo espresso la mia arte, in quel contesto. Insomma, ho lavorato normalmente, come faccio sempre. Altrimenti mi sarei rifiutata. Credo che non ci sia nulla per cui indignarsi, i problemi sulla mercificazione sono altri. Sono consapevole di quello che faccio e non mi sento sfruttata. Non serve che altri si indignino al posto mio. C’era anche un ragazzo in queste performance: era vestito come una sorta di pavone. Di lui non è stato detto niente, perché è uomo. E questa non è discriminazione?”
Il precedente della donna ricoperta di cioccolato L’episodio ne ricorda uno simile accaduto in Gallura, a Ferragosto, in un hotel di Golfo Aranci: una tavola imbandita a bordo piscina, un buffet di dolci, e accanto ai pasticcini, stesa sul tavolo, una sorta di “ragazza-vassoio” in costume da bagno, ricoperta completamente di cioccolato. L’episodio venne reso pubblico da un manager milanese in vacanza in Sardegna, che sui social lo aveva definito un “corpo femminile come oggetto”. In quell’occasione, la catena alberghiera si scusò pubblicamente, riconoscendolo come “un avvenimento grave che non rappresenta in alcun modo i suoi valori.

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