lunedì 15 Aprile 2024

Furbetta artificiale

Posti a rischio a valanga, almeno nella prima fase

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Prima il ridimensionamento post-pandemia, ora l’intelligenza artificiale. Continua l’emorragia di posti di lavoro nel settore hi-tech Usa, che da gennaio ha visto l’eliminazione di circa 34 mila posti. Questi dati si aggiungono a quelli, già pesanti del 2023, quando erano stati tagliati 263.000 posti di lavoro. La causa dell’ultima tornata di licenziamenti, è da ricercarsi appunto nell’intelligenza artificiale, che sta spingendo tutti i player del settore a riorganizzare la loro forza lavoro per investire in nuove aree in grado di alimentare la fase di crescita futura.
Facciamo un passo indietro. L’inizio dell’anno è normalmente il periodo durante il quale le aziende definiscono i loro piani per i successivi 12 mesi, e di solito coincide con la fase dell’anno in cui i tagli di posti di lavoro sono più consistenti. Le ristrutturazioni dei costi dell’anno scorso sono avvenute in seguito alla constatazione che il passaggio a stili di vita più orientati al digitale non era andato oltre la pandemia, un periodo in cui le aziende tecnologiche si erano lanciate in una massiccia ondata di assunzioni. Ora, le cose sono cambiate.
Secondo gli analisti, l’ultima ondata di licenziamenti dimostra che le aziende stanno rimodulando le proprie risorse per investire in nuove aree come l’IA generativa, ovvero quel ramo dell’intelligenza artificiale che si prefigge di creare sistemi informatici in grado di generare autonomamente immagini, suoni e altro ancora, mostrando al contempo agli azionisti una continua attenzione alla disciplina dei costi.
“Le perdite di quest’anno sono apparse più strategiche che stagionali: il 2022 e il 2023 hanno visto il “ridimensionamento” della forza lavoro dopo la pandemia, ma i tagli nel 2024 sono stati accompagnati da “assunzioni attive”, ha spiegato Daniel Keum, professore associato di management alla Columbia Business School, al Financial Times, specificando che le aziende stanno rivalutando le aree prioritarie di investimento e tagliando le posizioni nelle divisioni costose ma non essenziali, come la piattaforma di streaming video Twitch di Amazon, che quest’anno ha perso centinaia di posti di lavoro.
“Chiunque lavori nel settore tecnologico o dei videogiochi in questo momento è in qualche modo preoccupato per i licenziamenti, per se stesso o per qualcuno che conosce”, ha dichiarato Autumn Mitchell, tester del controllo qualità presso la filiale di Microsoft ZeniMax. “Vedi un’azienda che annuncia dei licenziamenti e pensi: “Ecco, a chi toccherà la prossima settimana?””.
Ma questo potrebbe essere solo l’inizio. Secondo Brent Thill, analista di Jefferies, le aziende tecnologiche stanno valutato la loro forza lavoro, alla ricerca di un’organizzazione più snella “I licenziamenti continueranno e potrebbero peggiorare. È diventato contgioso”.
“Abbiamo bisogno di diventare più efficienti. Ciò significherà modificare le priorità finora esistenti, investendo allo stesso tempo in alcuni rami nuovi”, ha dichiarato questo mese Daniel Ek, amministratore delegato di Spotify.
Meta – che ha tagliato più di 20.000 posti di lavoro dalla fine del 2022 in seguito alle lamentele degli investitori sui miliardi di dollari destinati alla costruzione di un “metaverso” – ha dichiarato questo mese che le aggiunte nette di personale per l’anno in corso saranno “minime”, anche se effettuerà “investimenti significativi” nell’IA generativa.
Diverso il caso della società di photo-messaging Snap che, mentre lotta per riprendersi dal crollo della pubblicità digitale, ha annunciato di voler tagliare un decimo della sua forza lavoro globale. In quest’ultimo caso, ha detto Keum, si tratta della risposta a una “crisi esistenziale”, ovvero che riguarda la possibilità che la società esista ancora nei prossimi anni. “Si tratta di un tipo di licenziamenti molto diverso” ha concluso rispetto agli annunci di di Amazon, Meta, Google.

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