lunedì 4 Marzo 2024

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La campagna contro il Guevara non imbalsamato

Il 9 ottobre 2009 è una data importante per gli ammiratori di Ernesto Guevara. Sono quarantadue anni che il Comandante non c’è più, ucciso nelle montagne della Bolivia, vittima di un attentato. In Italia sono annunciate alcune commemorazioni in molte città. La sera del 7 ottobre, ad Anzio, i ragazzi di Libertà e Azione (una delle associazioni culturali più attive sul territorio) hanno organizzato un convegno durante il quale viene presentato “L’altro Che- Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante”. Alla manifestazione intervengono Gabriele Adinolfi, politico e scrittore, fondatore di Terza Posizione e l’ex brigatista ora scrittore Valerio Morucci. Il confronto tra i due personaggi si annuncia molto interessante per il loro diverso percorso politico e culturale. In comune, di sicuro, hanno l’ammirazione per il Che.
Giovedì 8 ottobre, alle 18, al Museo Crocetti di Roma, l’associazione Muovere Arte ha organizzato un dibattito sul libro di Mario La Ferla, animato da Piero Sansonetti, ex direttore di “Liberazione”, quotidiano di Rifondazione comunista e attuale responsabile del quotidiano romano “L’Altro”, e da Luciano Lanna, direttore del “Secolo d’Italia”. Parteciperà anche lo scrittore e regista Pierfranesco Pingitore, uno degli animatori storici del Bagaglino. Coordinatore dell’evento sarà Andrea Purgatorio, docente di comunicazione all’università La Sapienza.
L’agenzia di stampa AdnKronos informa che nel 42° anniversario della morte del Che, venerdì 9 alle 21, CasaPound di Roma “ricorda il guerrigliero da sempre icona della sinistra con una conferenza”. Informa inoltre l’agenzia che al centro dell’incontro, intitolato “Aprendimos a quererte”, cioè “Abbiamo imparato ad amarti” dalla famosa canzone di Carlos Puebla dedicata al Comandante, ci sarà il saggio di Mario La Ferla in libreria per Stampa Alternativa “L’altro Che. Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante”. Alla conferenza sarà presente Raffaele Morani, ex segretario del Prc di Faenza, al centro di molte polemiche nel passato per le sue posizioni considerate “eretiche”, uscito dal partito alla fine del 2008 e ora vicino a Sinistra e Libertà. “Sì, sono un eretico”- ha dichiarato Morani alla vigilia della conferenza sul Che- talmente eretico da ritenere il confronto una strada da seguire sempre. Ho ricevuto l’invito a parlare di un personaggio che amo e che ha molto da insegnare e dunque il 9 ottobre sarò a CasaPound. Ernesto Guevara per me non è un mito, o una maglietta da portare. Come dire, io ho letto le sue opere ma la maglietta con la sua faccia non la porto. E trovo interessante l’idea che persone che dovrebbero odiarlo secondo la vulgata comune ‘abbiano imparato ad amarlo’ e ne vogliano discutere”.
Con Morani a parlare del Comandante ci saranno l’economista Giorgio Vitangeli, che fu uno degli animatori della rivista “L’Orologio”, e Gabriele Adinolfi. Negli anni Sessanta -ha dichiarato Adinolfi- un intero mondo orfano della Rsi, o nato dagli orfani della stessa Repubblica, ritrovò nella lotta per l’indipendenza dei popoli contro il colonialismo qualcosa della sua anima e della sua guerra. Il massimo rappresentante politico di quel mondo del dopoguerra, il presidente argentino Peròn, rovesciato da un golpe reazionario ed esule in Spagna, era l’alfiere della Tercera Posicion in ottica antimperialista. Ottimi i suoi rapporti con Fidel Castro e addirittura di collaborazione con Ernesto Guevara. Queste sono le ragioni per le quali in Italia i primi a onorare la figura del guerrigliero caduto furono uomini di matrice ‘nera’, quali Romersa, Bolzoni e Pingitore, e per cui subito dopo la morte del Che il periodico della Federazione nazionale combattenti della Rsi scrisse un necrologio agiografico”.
A proposito del libro di Mario La Ferla, Adinolfi ha detto: “La Ferla ha provato a ricostruire interamente lo scenario e gli stati d’animo di allora che appariranno sorprendenti alla luce di stereotipi comuni e sbagliati. In seguito Guevara fu amato dalla destra rivoluzionaria degli anni Settanta anche per la concezione evoliana che premette il fatto esistenziale e guerriero a considerazioni più strettamente politiche”.
La notizia delle varie manifestazioni, conferenze e dibattiti organizzati da circoli della destra radicale per ricordare Ernesto Guevara, pubblicata da alcuni quotidiani e da varie agenzie di stampa, ha fatto infuriare alcuni gruppi e organizzazioni di estrema sinistra. E il fatto che i rappresentanti dei circoli di destra si confrontino con esponenti dell’altra parte politicamente avversa sul Che, ha letteralmente sconvolto le menti di qualche scrittore o giornalista. Certo, apprendere che Ernesto Guevara sia ricordato da destra e nello stesso tempo venga dimenticato a sinistra, è una circostanza dura da digerire per quelli che hanno sempre creduto di possedere il copyright sul Comandante. Salvo poi dimenticarsene e tirarlo in ballo soltanto quando faceva comodo.
Un esempio di questa delusione sembra di scoprirlo in un articolo apparso su “Il Manifesto” il 5 ottobre. Ha un titolo ormai abusato che suona come un comandamento: “Ernesto Che Guevara, un comunista”. Lo ha firmato Antonio Moscato. Il quale, dimenticandosi di essere uno studioso e uno storico, ricorre a espressioni di disprezzo nei confronti dell’autore di “L’altro Che”, correndo il rischio di dire cose poco credibili. Per esempio, Moscato ha scritto che “Mario La Ferla parla del Che per poche pagine (con sviste e sfondoni vari), e per il resto è una rifrittura di luoghi comuni su Catilina, D’Annunzio, Pavolini, Bombacci, Peròn, il nazional-bolscevico Limonv, eccetera”. Poi, come un professore di scuola media alle prime armi, dice che il libro è “raffazzonato”. Intanto il libro dedica al Che tutte le sue 213 pagine, fitte di documenti e testimonianze che non possono essere giudicati una “rifrittura”. Sfondoni e sviste: facile dirlo, più difficile provarlo. Moscato non ci prova nemmeno, tanto il suo scopo era quello di attaccare, demolire per fare emergere la sua tesi. Quella, sì, che è una rifrittura. E poi, “raffazzonato” che vuol dire? Via, da uno storico questo giudizio è inaccettabile: fa più male a chi lo scrive piuttosto a chi lo riceve.
Comunque, villanie a parte, ognuno ha le proprie idee che ha il diritto di difendere e rendere pubbliche. Quindi, tutto bene. Però sorge un dubbio, un atroce dubbio. Non è che il professor Antonio Moscato, esperto di Cuba a dintorni, non abbia accettato quello che è stato scritto su di lui, a pagina 176 e seguenti, proprio nel libro che ha giudicato “raffazzonato?”. Nel capitolo intitolato “A sinistra la tregua è finita”, laddove l’autore riferiva delle polemiche che si erano accese a sinistra, in Italia e in altri paesi, sul ruolo del Che e della sua posizione nei confronti di Fidel Castro, La Ferla scrive: “L’anno della svolta italiana su Cuba e su Ernesto Guevara risale al 2005, quando il giornale di Rifondazione comunista ‘Liberazione’ aveva ospitato gli articoli, otto in tutto, di Antonio Moscato. Scrittore, giornalista e storico, Antonio Moscato è autore di numerose pubblicazioni, molte delle quali dedicate a Cuba e al Che. Un libro, in particolare, ha acceso le maggiori polemiche fra i cultori di Guevara: ‘Il Che inedito. Il Guevara sconosciuto, anche a Cuba’. Il collega Sergio Cararo aveva incominciato a negare la validità delle affermazioni di Moscato: ‘Quei passaggi polemici infilati qui e lì insieme a tante illazioni gratuite, si rivelano funzionali solo a confermare uno schema desueto e smentito dai fatti secondo cui il Che era un bravo rivoluzionario e Castro lo ha tradito… C’è infine un non detto che conforma tutta la linea degli articoli di Moscato e cioè che in fondo in fondo il Che era anche lui un trotskista e che per questo fu abbandonato alla sua sorte”.
Prosegue la narrazione di La Ferla: “Era intervenuto il presidente dell’Associazione di solidarietà con Cuba ‘La Villetta’, Luciano Iacovino: ‘Puntuale come un orologio, è ripresa in Italia la campagna di diffamazione contro l’esperienza rivoluzionaria di Cuba. La differenza con campagne analoghe già viste in passato, è che i protagonisti e interlocutori di questa campagna sono esponenti e attivisti del popolo della sinistra. I lunghi articoli di Antonio Moscato su Liberazione sono così diventati l’occasione per riattivare a sinistra delle vere e proprie leggende metropolitane… E’ irritante vedere un giornale come Liberazione consegnare acriticamente delle pagine rilevanti a una ricostruzione -come quella di Antonio Moscato- segnata da imprecisioni, falsità e interpretazioni del tutto soggettive… Chi si presta a questa operazione di complicità con il nemico prima o poi ce lo siamo sempre trovato dall’altra parte, vedi la traiettoria di Giampaolo Pansa, dei Bordin, degli Adornato o dei neoconservatori ameriani… Queste campagne contro Cuba non solo indeboliscono la solidarietà con una esperienza rivoluzionaria attuale e importante, ma logorano l’identità e l’autonomia della sinistra anche in Italia”.
Poi continua la Ferla: “La disputa tutta a sinistra su ‘Liberazione’ e Guevara, il 9 ottobre 2005 era diventata oggetto di un articolo del ‘Corriere della Sera’ intitolato ‘I castristi contro Liberazione: è revisionista sul Che’, firmato da Pierluigi Panza. Iniziava l’articolo: ‘Al grido di ‘Siete contro Cuba’, i castristi hanno attaccato il quotidiano comunista Liberazione reo di aver pubblicato i testi dell’intellettuale di sinistra (ora ‘nemico’) Antonio Moscato, sulle riflessioni antisovietiche che si trovano in alcuni scritti di Ernesto Che Guevara…”. Al centro della disputa c’erano alcune riflessioni di contenuto eretico, cioè antisovietiche, del Che. Scrive ancora La Ferla: “In particolare, Antonio Moscato, storico dell’ateneo di Lecce, in un saggio pubblicato sui Quaderni della Fondazione Ernesto Guevara aveva mostrato come fossero state nascoste e rimosse in tutti questi anni le critiche rivolte dal rivoluzionario argentino al sistena sovietico nel periodo 1962-65… Le rivelazioni di Moscato erano state riprese dal ‘Manifesto’, generando uno scontro tra i castristi e guevaristi per la difesa dell’ortodossia. Raccogliendo il testimone della ‘verità storica’, come raccontava ‘Il Corriere della Sera’, ‘Liberazione’ aveva poi pubblicato una serie di interventi di Moscato, nei quali lo studioso rendeva note nel dettaglio le accuse mosse dal Che all’economia politica sovietica. Un’invettiva, quella dei filocubani, che aveva sorpreso perfino ‘Liberazione’, che così aveva replicato: ‘Dalla ricostruzione di Moscato emerge un Guevara ancora più grande che, prima ancora di noi, si rese conto della degenerazione del sistema sovietico…”
C’è ancora altro nel libro “L’altro Che”, che coinvolge ancora Moscato nelle polemiche su Cuba; non solo, ma si ricorda il famoso articolo di Rossana Rossanda, proprio sul “Manifesto”, che in maniera provocatoria metteva in dubbio quelle qualità riconosciute al Che dalla sinistra internazionale e che via via destavano dubbi e sospetti. Basta leggere il libro, alle pagina 179 e 180.
Conclusione: il libro “raffazzonato” racconta storie vere, documentate con precisione e con assoluto rigore. Qualità che hanno caratterizzato la carriera di La Ferla in cinquant’anni di giornalismo sempre in prima linea, dei quali trenta al settimanale “L’Espresso”. Se una parte del contenuto del libro non è piaciuto al professor Moscato, bastava dirlo, ma non adesso, ma quando il libro è apparso in libreria, più di cinque mesi fa. Sparlarne adesso, sa di vendetta postuma.

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