domenica 23 Giugno 2024

I due superbugiardi

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Anche Kerry come Bush non vuole avere a che fare con Yasser Arafat. Inoltre anche Kerry come Bush non perde occasione per osannare Sharon ed esprimergli tutta la solidarietà per le vittime israeliane, non facendo neanche un cenno alle centinaia di vittime palestinesi uccise quotidianamente dai soldati israeliani (fra queste, molti bambini!). Bush,Kerry: due facce della stessa medaglia

Yasser Arafat non s’illuda. Anche se fosse il democratico John F. Kerry a vincere le presidenziali negli Stati Uniti del 2 novembre, per lui non ci sarà comunque più spazio di quanto gliene abbia accordato George W. Bush, cioè niente.

E’ stato lo stesso Kerry a metterlo bene in chiaro durante un comizio nella contea di Broward in Florida, Stato-chiave per l’esito delle imminenti elezioni, nella quale viè tra l’altro un’alta percentuale di potenziali elettori ebrei. Con toni severi, in realtà nemmeno su questo punto troppo dissimili da quelli di Bush, il senatore del Massachusetts ha inoltre avvertito che sarà intransigente nei confronti di quei Paesi del Medio Oriente che appoggiano gruppi ultra-radicazli quali i palestinesi di Hamas o gli sciiti filo-iraniani dell’Hezbollah libanese.

Kerry ha inoltre elogiato il premier israeliano Ariel Sharon per il suo “coraggioso” piano di ritiro dalla Striscia di Gaza, e ha ammonito che Israele resta sotto la minaccia del terrorismo, come il recentissimo triplice attentato dinamitardo nella località turistica egiziana di Taba, molto frequentata dagli israeliani, ha dimostrato.

“C’è gente”, ha sottolineato il candidato democratico, “che continua a seminare distruzione. Israele rimane sotto attacco, con bambini che saltano in aria sugli autobus, al pari di persone comuni sedute magari al ristorante, che cercano solo di vivere la loro vita. Tutto questo va avanti da troppo tempo. Il signor Arafat”,è stato l’affondo contro il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, “ha dimostrato la sua riluttanza e la sua incapacità di agire come un legittimo interlocutore nel processo di pace in Medio Oriente”.

Anche Bush, nel corso del secondo dibattito televisivo con Kerry dell’altroieri sera a Saint Louis, aveva confermato la propria linea dura nei confronti del presidente dell’Anp, ribadendo di “non voler avere a che fare con lui”. Kerry non ha voluto mostrarsi da meno, e ha messo inoltre in guardia i fiancheggiatori ‘mascherati’ dell’estremismo, “tutti quei Paesi arabi che ancora appoggiano i terroristi, Hamas, Hezbollah, le Brigate di al-Aqsa, e altri”; nei loro confronti, ha puntualizzato, il suo compito come presidente consisterà nel “chiamarli a rispondere” di un simile atteggiamento. “A tale riguardo”, ha aggiunto, “non verrò meno neanche in minima parte ai nostri sforzi per tenerne ferme le responsabilità”.

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