mercoledì 21 Febbraio 2024

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Gli effetti del conflitto in Medioriente si riverberano anche a livello sociale. Le immagini di cittadini d’Israele impotenti per ore nei loro rifugi, mentre il 7 ottobre Hamas imperversava nelle loro strade e mieteva vittime hanno lasciato una traccia profonda. Lo confermano anche dati pubblicati dal ministero per la Sicurezza, secondo cui nelle sei settimane trascorse da allora le richieste di porto d’armi sono state 236mila: un numero che equivale al totale delle richieste degli ultimi vent’anni.
Nello Stato ebraico vengono rilasciati ogni giorno in media 1.700 permessi: l’anno scorso la media era di “soli” 94. In oltre 18mila hanno già ottenuto la licenza e superato l’esame di abilitazione dopo un corso di quattro ore e mezzo.

Il piano israeliano sulle armi ai cittadini
Per il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra “Potere ebraico” e residente in un insediamento della Cisgiordania, “queste armi salvano vite umane”. In realtà il suo progetto di distribuire armi ai cittadini era stato elaborato già all’inizio del 2023. “Occorre accrescere la sicurezza personale dei cittadini”, ha ripetuto spesso Gvir, riferendosi sia al diffondersi del crimine, in particolare in Galilea e nel Negev, sia al rischio che in periodi di grave polarizzazione politica nelle città israeliane a popolazione mista ebraica e araba si verifichino manifestazioni di violenza, come quelle del maggio 2021. “Queste armi – ha assicurato quindi Gvir – non vengono comunque a sostituire la polizia. Ma poiché non possiamo dislocare un agente in ogni angolo di strada, si tratta di una operazione necessaria. Noi ci armiamo, e così salviamo il prossimo”.

Quanti porti d’armi sono stati concessi in Israele Nei mesi scorsi
Ben Gvir – che progetta anche la costituzione di una “Guardia civile” composta da migliaia di volontari, che affianchi la polizia e la Guardia di frontiera – ha provveduto a rendere molto più elastici i criteri per la approvazione del porto d’armi. Nel 2021 ne erano stati concessi 10mila, 13mila nel 2022 e 38mila nel 2023 fino ai pogrom di ottobre. In Parlamento, dove il governo di Benjamin Netanyahu ha una maggioranza molto netta, a nulla sono valse le obiezioni di quanti hanno menzionato statistiche secondo cui società dove la distribuzione di armi è elevata si hanno molti più omicidi e suicidi.

I timori per la decisione israeliana: cosa si rischia
Negli Usa si parla di 10,6 porti d’armi su 100mila abitanti, mentre la media europea è sui 2,7 casi ogni 100mila abitanti. Esperti israeliani di lotta al terrorismo dubitano inoltre che aumentare la diffusione di armi tra i cittadini sia la risposta migliore a questo genere di minacce. Forte preoccupazione per l’iniziativa di Ben Gvir giunge anche dalle organizzazioni femminili, secondo cui la disponibilità di armi in casa si riflette anche sulla violenza contro le donne. Quasi un terzo delle israeliane uccise negli anni 2019-21 sono state colpite con armi ottenute con regolare licenza.

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