domenica 14 Aprile 2024

Il giorno in cui morimmo tutti

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L’8 settembre del ’43 non segna soltanto la data del Tradimento, il passaggio agli ordini di chi bombardava le nostre città, i nostri ospedali, i nostri orfanatrofi seminando le strade di bombe nascoste in bambole, in giocattoli, in penne, per mutilare perfidamente i bambini, ma rappresenta un tornante storico: da quel giorno nel mondo, anche tra chi trasse vantagio del tradimento, italiano è sinonimo di fifone, di voltagabbana, di essere infimo.

Ezra pound lo ribattezzò Mezzo feto. Di monarchi così se ne conoscono davvero pochi. Già il 26 luglio aveva fatto arrestare alla chetichella Benito Mussolini affidando il governo al Maresciallo Badoglio, noto da tempo immemore per i suoi trascorsi di pessimo militare, di ambizioso, ambiguo e servile massone, di intrigante dirigente calcistico, infine minacciato da un’accusa infamante di criminale di guerra. Quell’8 settembre insieme, il re fellone e il ministro intrallazzone gettarono la Nazione allo sbando, firmando frettolosomante e alla chetichella un armistizio con il nemico che, di fatto, prevedeva e giustificava il tradimento; ovverosia il passaggio dalla parte di chi aveva invaso l’Italia, l’aveva bombardata e continuava a martoriarla.


Fuggirono a sud, tra le accoglienti braccia delle forze che ci trucidavano, senza lasciare ordini certi, gerarchie precise, continuità giuridiche, amministrative.


L’esercito allo sbando non aveva molte scelte. O seguire la via della parola data (e già dal 9 settembre molti si arruolarono in vari corpi di combattimeto, primo tra i quali la Hermann Goering che difese Cassino con un decimo degli effettivi composto di volontari italiani spesso giovanissimi) o quella del “tutti a casa”. Altri si trovarono a far fronte alla naturale rabbia dei tedeschi traditi. E si spacciò più tardi la fierezza di manipoli di prodi come episodi di resistenza. Falso: a Roma in quella che è stata poi chiamata piazza dei partigiani rimasero, l’arma al piede, ufficiali e soldati che avrebbero aderito pochi giorni più tardi alla RSI.


La Repubblica Sociale, per giudizio comune del nemico salvò l’onore, la dignità, le istituzioni ed il vivire civile. E ciò a prescindere dalla sua valenza eroica e della politica rivoluzionaria su cui troppo poco si è insistito.


Quell’8 settembre, che da poco è stato considerato da Ciampi come giorno fondante della repubblica di oggidì, ha trasformato profondamente la concezione che gli italiani hanno di se stessi ed ha fornito nel mondo di noi quell’idea ignobile che si ripete sempre e comunque.


“Gli italiani ? Hanno inventato la Marcia indietro nei carri armati !” “Ho detto alla baionetta, non alla camionetta !”.


Durante la guerra delle malvine un Lord inglese ebbe a dire: “Gli argentini sono per metà spagnoli per metà italiani: se prevale il sangue italiano scapperanno a gambe levate !” Questo non è vero, è ingeneroso, ma è strettamente legato a quei due episodi laceranti: il tradimento infame di quell giorno fondatore e lo scempio canagliesco e indegno di Piazzale Loreto. Da allora abbiamo cessato di essere considerati uomini nel resto del mondo. Come dire che quell’ 8 settembre non solo vide il passaggio dell’Italia dal campo della libertà, della fierezza, dell’autodeterminazione, della giustizia sociale, a quello dell’asservimento ai potentati sfruttatori, alle cupole del Crimine Organizzat

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