martedì 16 Aprile 2024

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L’esercito USA espelle diecimila omosessuali al soldo del Pentagono come specialisti in vari settori. “La presenza di militari gay o lesbiche mette a rischio l’efficienza delle forze armate”, dicono. Ma Abu Graib ha insegnato che tra i soldati americani le perversioni a sfondo sessuale sono altre e più pericolose.

SAN FRANCISCO – Centinaia di specialisti con anni di formazione alle spalle sono stati espulsi dall’esercito statunitense in quanto omosessuali. E’ quanto raccontano i dati emessi dal Pentagono e analizzati dall’Università di Santa Barbara.

Nell’ultimo anno, 770 persone dichiaratamente gay sono state estromesse dalle truppe statunitensi. Le espulsioni avvengono in forza di una regola detta “don’t ask, don’t tell” (non chiedere, non dire): gli omosessuali possono servire nell’esercito finché non dichiarano le loro preferenze sessuali, o non agiscono in modo da rivelarle. Da quando questa regola è stata adottata, nel 1994, quasi 10 mila persone hanno dovuto lasciare le forze armate.

“Il regolamento ‘don’t ask, don’t tell’, viene giustificato dicendo che la presenza di militari gay o lesbiche mette a rischio l’efficienza delle forze armate”, dichiara Aaron Belkin, autore dello studio al Centro per lo studio delle minoranze militari dell’Università di Santa Barbara. “Ora, per la prima volta, possiamo vedere come questa regola abbia minato ogni angolo della vita militare, il che colpisce al cuore l’argomento dell’efficienza”.

Tra i militari gay interessati dal provvedimento, il 41 per cento serviva nell’esercito, il 27 per cento nella marina, il 22 per cento nell’aeronautica. Centinaia erano specialisti di alto livello in campi strategici: ingegneri nucleari, esperti missilistici, specialisti in guerra chimica e biologica.

Lo studio arriva in un momento in cui da più parti, negli Usa, si invoca un rafforzamento delle forze armate, anche dal punto di vista numerico. L’esercito ha chiesto che ai soldati di stanza in Iraq e Afghanistan venga temporaneamente proibito di andare in pensione o comunque di ritirarsi.


Per molti il problema è anche di ordine morale o ideologico. Brian Muller, specialista dell’esercito con anni di formazione nel campo delle armi di distruzione di massa, è stato cacciato dopo aver rivelato la sua omosessualità al suo comandante. “Non l’ho fatto per evitare la guerra”, racconta. “Solo, mi sembrava insopportabile combattere per una libertà della quale neanche io godo”.

I sostenitori del “don’t ask, don’t tell”, dal canto loro, difendono la bontà della norma, spiegando che quelle di gay e lesbiche non sono perdite reali, dal momento che gli omosessuali non avrebbero dovuto figurare tra i militari fin dal principio. “Non abbiamo bisogno di persone che si dichiarano omosessuali”, dichiara Elaine Donnelly, leader del gruppo conservatore Center for Military Readiness.







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